MEMORIE
DELLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME XXIV - 1945
FASCICOLO UNICO
Sede della Societä Genova — Via Brigata Liguria, 9
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GENOVA FRATELLI PAGANO TIPOGRAFI EDITORI - S.P.A. 1945
MEMORIE
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA | ITALIANA: |
MEMORIE
DELLA
SOCIETA ENTOMOLOGICA
ITALIANA-
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME XXIV - 1945
FASCICOLO UNICO
Sede della Società
Genova — Via Brigata Liguria, 9
GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S. P. A. 1945
Ta:
FERDINANDO SOLARI
CURCULIONIDI NUOVI 0 POCO CONOSCIUTI | DELLA FAUNA PALEARTICA x
SUL GENERE ALOPHUS SCHÖNHERR Col. Cure.)
Il genere Alophus necessita di una radicale revisione. Poichè non è pos- sibile a me di farla, come ne avrei avuto l’ intenzione, nelle attuali circo- stanze, consacro in queste note il frutto di numerose mie osservazioni, che potranno facilitare il compito al futuro monografo del genere. Intanto que- sta mia pubblicazione potrà costituire un orientamento e la spinta a più pre- cise osservazioni sugli Alophus, sia sotto l'aspetto biologico, sia in rapporto alla loro distribuzione geografica, necessarie perchè l’auspicata monografia. possa giungere a conclusioni soddisfacenti, tanto nel Fed della sistema- tica, come in quello della biologia. 5
BIBLIOGRAFIA.
x
La bibliografia essenziale è costituita da pochi lavori d’ insieme, a cura di tre Autori soltanto; molto scarse sono le osservazioni biologiche; fra i ‘lavori faunistici ~ merita speciale menzione quello del compianto Prof. Andrea Fiori. Ecco l’elenco delle opere che, per brevità, indicherò nel testo e nel catalogo soltanto col nome dell’Autore e, ove necessario, anche con l’anno di apparizione della pubblicazione.
1885 REITTER ~ Deutsche entomologische Zeitschrift, vol. XXIX, p. air.
1888 STIERLIN - Mittheilungen der schweizerischen entomologischen Gesellschaft, «vol. VIII, p. 048.
1894 REITTER - Wiener entomologische Zeitung, vol. XIII, p. 307-10.
1901 REITTER - Wiener entomologische Zeitung, vol. XX, p. 209-14 (Best. - Tab. XLV).
1905 FıIorı - Rivista Coleotterologica Italiana, vol. III, p. 55-67.
1916 REITTER - Fauna Germanica, vol. V, p. 108.
1927 APFELBECK - Glasnik (Wissenschaftliche AAA aus Bosnien und der Her-
zegowina), vol. XXXIX, p. 60-81.
1928 PENECKE - Buletinul Facultatii de Stiinte din Cernauti, vol. II, p. 359.
. 1929 HUSTACHE - Annales de la Société Entomologique de France, vol. XCVIII, p. -4-7.
1932 PORTA - Fauna Coleopterorum Italica, vol. V, p: 157-8.
A, singularis jacquelin du Val
Questa specie, che Reitter, nel 1894, aveva posto in sinonimia del fora- minosus Stierlin, è stata successivament e dimenticata dal lodato Autore nelle Best. - Tab. XLV e, dopo di lui, dal Prof. Fiori, da Apfelbeck e nel Catalogo Winkler (n. 6315); Hustache nuovamente la ricorda nel 1929, ma sempre fra i sinonimi del nictitans. Ma lA. singularis è distinto dal nictitans sopra- tutto per la diversa forma del rostro; nel primo, lateralmente davanti agli occhi, questo è abbastanza fortemente inciso ed, in corrispondenza dell’ in- cisione, il margine superiore dello scrobo è angolosamente esteso verso l’e-
6. = F. SOLARI
sterno, cosicche in esemplari freschi, nei quali le squamule mascherano com- pletamente o quasi la detta incisione, il rostro risulta, visto dall’alto, leg- germente conico dalla base fino all’ inserzione delle antenne; nel nictitans in- vece |’ incisione latero-basale del rostro è pressochè nulla, il margine supe- riore dello scrobo non è esteso angolosamente verso l'eterno, cosieche dl rostro sembra avere lati paralleli. Nel singularis inoltre il rostro è profonda- mente solcato, la fronte è visibilmente, anche se poco; più larga del rostro fra l inserzione delle antenne, le tibie anteriori del & sono poco curvate; nel nictitans il solco mediano, del rostro è superficiale, la fronte al massimo è larga quanto il rostro fra l’ inserzione delle antenne e le tibie del 4 sono molto fortemente curvate; quelle di ambedue i sessi nel nictitans sono un po- chino più SPE e visibilmente più gracili che nel singularis di statura nor- male.
L’edeago delle ue sottospecie La assai: il tubo in quello del nictitans verso l’apice è poco più stretto: che nel punto in cui finisce la ca- vità. éjaculatoria, onde la lamina distale è poco più stretta della parte me- diana del tubo (fig. 1); nel singularis invece questo, dal punto in cui finisce la cavità ejaculatoria, si restringe rapidamente e conicamente fin verso l'api- ce, onde la lamina all'apice è larga appena quanto la meta del tubo (fig. 2). Nel nictitans la lamina è relativamente lunga, subtroncata all'apice ed arro- tondato-sublobata lateralmente; nel singularis la stessa è molto corta, ben poco arrotondato-allargata lateralmente, leggermente ma nettamente smar- ginata all’apice. | | Il nictitans abita la parte orientale del bacino mediterraneo: il en È
dell'Egitto; io l'ho della Siria (Beyruth), dell’Asia minore (Mersina), dell’ At- tica, delle isole Levcas e -Corfù e della: Dalmazia; il singularis è descritto della Francia mer. (Montpellier): io lo possiedo della località classica (2), di Cannes, del Lazio (Roma e dintorni) e della Calabria (Aspromonte). Sono con tutta probabilità singularis. gli A. nictitans della Sicilia, nominati dal Prof. Fiori, nonchè quello della Corsica a ricordato dal SO
collega Sainte-Claire Deville. x
Mi associo ai vari Autori nel ritenere sinonimi del mictitans gli Alophus foraminosus Stierlin (Grecia: Janina), hebraeus Stierlin (Caifa) e syriacus Stierlin (Siria).
A. agrestis Boheman, armeniacus Hochhut e squamiventris Reitter
E’ noto che, secondo gli Autori, queste tre specie si distinguono dalle congeneri, perchè in esse tutti gli sterniti sono coperti da piccole squamule rotonde (1). Apfelbeck, poichè 1’ edeago dello squamiventris è ugua- le (2) a quello, del Kaufmanni Stierlin e la stessa cosa si riscontra in quello dell’agrestis secondo Reitter (3), asserisce che Kaufmanni è una razza oc-
bd
(1) Anche il pseudelegans ha squamule tondeggianti, ancor più rotonde che nello squami- ventris; esse sono soltanto un po’ più race e con spiccati riflessi metallici. Il pindicus ha squamule rotonde, piccole e fittissime.
(2) L'affermazione è inesatta; l’edeago dello squamiventris certamente è simile a quello del Kaufmanni, in quanto è subtroncato all’apice, come nello stesso, ma non è punto uguale, come dirò in séguito. À
(3) Reitter (1901, pag. 210, nota) scrive soltanto «sehr ähnlich» a quello del Kaufmanni ed aggiunge che ha la lamina apicale più lunga; non capisco quindi perchè Apfelbeck gli faccia dire invece « gleicht ..... jenem des A. Kaufmanni, wie dies Reitter auch vom Penis des agrestis erwähnt » !
SUL GENERE ALOPHUS ei | | 7
cidentale dell’agresiis. Quest’affermazione è errata in fatto e Conse tdeta implicitamente dallo stesso Apfelbeck, quando afferma che l’agrestis (4) si trova anche nella Bosnia e nell’Erzegovina, dove il Kaufmanm tipico e lar- gamente diffuso, ed è pure smentita dal fatto che nella regione caucasica si trova tanto l’agrestis quanto il Kaufmanni, rappresentato però da una sotto- specie ben caratteristica, che descriverò in séguito: ho un 4 del primo, pro- veniente dai monti dell'Armenia (var. armeniacus, ex Ed. Reitter) ed una coppia della seconda, della Circassia (agrestis, ex Ed. Reitter). |
‘Prescindendo dalla differente squamulazione degli sterniti (carattere sen- za dubbio di limitato valore), l’agrestis differisce dal Kaufmanni perchè nel primo il rostro alla base è un po’ più largo che fra 1’ inserzione delle an- tenne, il margine anteriore del protorace non è bisinuato, onde il lobo ocu- lare non è pronunziato, il pronoto è uniformemente e densamente punteg- giato, senza traccia di rugositä, neppure verso i-lati, ed ai lati, anteriormente, è semplicemente e poco ristretto. Nel Kaufmanni, di forma tipica, il rostro dalla base fino ail’ inserzione delle antenne ha lati paralleli, il margine an- teriore del protorace è fortemente smarginato, ad angolo ottuso, verso i lati, onde. si determinano lobi oculari ben pronunziati, il pronoto inoltre è strozzato anteriormente. ed è più o meno fortemente rugoso, salvo rare ec- . cezioni, ed anche più largo, spesso alquanto trasverso, mentre nell’agrestis è un tantino più lungo che largo. + L’edeago poi e tutt’altro che uguale; è bensi subtroncato all’ apice in ambedue le specie ma, mentre nel Kaufmanni il tubo nella parte distale si restringe con curva regolare fino all’apice, nell’agrestis lo stesso, a partire dall’estremitä della cavità ejaculatoria, à molto leggermente sinuoso ai lati, tanto però da rendere visibile un successivo allargamento, od almeno da sem- brare aver lati subparalleli (fig. 3). La descritta diversa struttura fa sì che la lamina distale, all’apice, è molto più stretta nel Kaufmanni che nell’agre- stis. Infine, la parte laminare del tubo nell’agrestis è molto più lunga che nel Kaufmanni, come già aveva osservato Reitter (3). | Quanto ail’ A. armeniacus, 10! sono d’opinione che lo stesso debba essere posto in sinonimia dell’agrestis; l’attenta lettura delle due descrizioni non mi lascia alcun dubbio in proposito, compresa la constatazione che ambedue gli Autori delle specie, or ora nominate, hanno rilevato il carattere della man- canza di sinuosità evidenti ai lati del margine anteriore del protorace. La presenza o la mancanza di macchie di squamule bianche non ha valore qui, come non ne ha nelle altre specie, neppure per il mantenimento in vigore del nome armeniacus, quale aberrazione dell’agrestis. L'unico esemplare ( 4) che possiedo dell’ agrestis, ha le tre leggiere foveole del pronoto, descritte dal- l'Autore di questa specie.
E’ invece, a mio giudizio, una specie buona lo squamiventris, piuttosto che una forma vicariante dell agrestis, al quale è senza dubbio molto affine.
Nello squamiventris il rostro è un po’ più lungo, meno largo alla base
e poi a lati subparalleli; il protorace ha lobi oculari distinti, il pronoto è più stretto, più lungo, nettamente più lungo che largo, anteriormente ha una foveola sulciforme nel mezzo (che manca nell’agrestis), è privo invece delle tre foveole subapicali, che si riscontrano in quest’ultima specie; gli elitri sono
x ei Non importa se l'affermazione si riferisca allo squamiventris, piuttosto che al- agrestis.
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un po’ più lunghi, sopratutto più stretti, subparalleli ai lati per buon tratto, le interstrie sono più leggermente convesse. Il tubo dell’edeago, prima leg- germente ristretto, laddove finisce la cavità ejaculatoria si allarga visibil- mente, per poi restringersi di nuovo in prossimità dell’apice (fig. 4); la la- mina all'apice è un pochino più stretta nello: squamiventris che nell’ agrestis, ma è considerevolmente più corta.
Riepilogando : Kaufmanni, agrestis e squamiventris sono tre i spe- cifiche nettamente distinte; la prima specie dall’Austria inferiore si diffonde fino al Caucaso, la seconda è propria della regione caucasica, la terza abita ii mezzogiorno della penisola balcanica (io la conosco soltanto del Parnaso); armeniacus è sinonimo di agrestis. Fino a prova contraria, dubito assai della presenza dello squamiventris nella Bosnia (Ilidza) e nell’Erzegovina (Ne- vesinje), affermata da Apfelbeck; non so fare apprezzamenti sull'essere dello ah (od ose dell Asia minore, citato dallo stesso Autore.
CS
A. Kaufmanni Stierlin
Secondo Apfelbeck, I’ A. Kaufmanni 2 (insieme al Csikü) si distingue dalle specie del gruppo del triguttatus, perchè in esso il processo. proster- nale è costituito da due lamine, che convergono ad angolo, aperto verso la base delle coscie anteriori e che non abbracciano alcuna protuberanza, la- mine che si elevano quasi verticalmente sul piano del prosterno e, che, in vi- sione di profilo, sembrano essere un piccolo pilastro, il quale si eleva verti- calmente in prossimità delle coscie anteriori, dalle quali è nettamente distac- cato per un buon tratto; il processo. prosternale del vau (5) invece € costi- tuito da tre escrescenze appiattite, delle quali l’ interna s’ incastra fra le coscie anteriori e che tutte insieme, viste di profilo, sembrano' costituire un piano inclinato, diretto verso le coscie anteriori, che va a raggiungere e dalle quali non è visibilmente separato.
L’attraente scoperta di caratteri specifici, così nettamente definibili, ha condotto 11 lodato Autore a basarvi la sua divisione degli Alophus in tre gruppi, due dei quali corrispondenti ai due diversi tipi di processo proster- nale, descritti come è detto sopra. Prescindendo dal considerare che la di- visione non è naturale, perchè allontana il Csikii dai suoi congeneri (aventi l’edeago nettamente smarginato all’apice), sta di fatto che essa lascia inso- luto il problema, che Apfelbeck riteneva di aver risolto, a motivo dell’errato suo presupposto, essere cioè vau e triguttatus una sola specie, mentre in realtà si tratta di due entità specifiche nettamente distinte, una delle quali, cioè il triguttatus, ha, nel suo complesso, il processo prosternale poco dis- simile da delle del Kaufmanni.
In che cosa differiscono allora le 9 2 del Kaufmanni da quelle del tri- guttatus e del vau? Nel Kaufmanni il rostro lateralmente è angoloso, sembra leggermente inciso alla base e poi ha lati paralleli fino all’ inserzione delle antenne, il processo prosternale è foggiato come è detto sopra; nel vau 11 rostro è arrotondato lateralmente, non appare inciso in prossimità degli occhi ed è leggermente conico dalla base fin verso il mezzo, da qui si 1 allarga |
%
(5) Le espressioni usate da Apfelbeck non lasciano dubbio alcuno; egli ha descritto il processo prosternale del vau, ritenendo con ciò di caratterizzare il triguttatus,
SUL GENERE ALOPHUS 9
nuovamente fino all’ inserzione delle antenne; il processo prosternale è co- struito come Apfelbeck ha descritto quello del triguttatus.
Nel Kaufmanni (6) inoltre gli occhi sono più grandi, più dorsali che nel va, il pronoto è più trasverso, visibilmente strozzato anteriormente e pol subito allargato, ha lobi oculari bene pronunziati, nel mezzo è profonda- mente solcato (il solco spesso è completo), alla base porta quasi sempre una ‚escrescenza callosa più o meno pronunziata, spesso tubercoliforme, eccezio- nalmente careniforme (Stierlini) in corrispondenza dello scudetto, quest’ ul- timo è sempre squamoso, le tibie anteriori sono più robuste, più corte, il 2° articolo dei tarsi anteriori è fortemente trasverso, la clava ovale.
Nel vau gli occhi sono più piccoli, più laterali, il pronoto è poco tra- sverso, senza strozzatura preapicale, bensì ristretto-arrotondato in avanti, con solco mediano rudimentale e tracciato soltanto nella parte anteriore, € sprovvisto di tubercolo alla base, i lobi oculari sono pressochè nulli; lo scu- detto è di solito molto emergente (7) e glabro, le tibie anteriori sono più lunghe e‘più gracili, il 2° articolo dei tarsi anteriori è obconico, lungo quanto largo, la clava è più strietta ed un tantino più lunga.
La scoltura del pronoto del Kaufmanni, pur nella sua grande variabi- lità, è sempre diversa da quella del vau, che è invece costante. In quest’ul- timo la punteggiatura è uniforme, molto densa, i punti sono molto profondi, in nessun punto confluenti, gli interstizi fra gli stessi sono molto. stretti e le squamule sul disco, per una strana e poco definibile loro posizione obliqua nei punti, sembrano’ fortemente impresse o stroncate ed, essendo tutte net- tamente staccate le une dalle altre, assumono spesso l’aspetto di granuli, aventi splendore metallico. Nel Kaufmanni invece i punti sono in buona parte confluenti longitudinalmente (salvo rare eccezioni), disuguali, ma in com- plesso più superficiali che nel vau, gli interstizi fra i punti confluenti costi- tuiscono delle piccole pieghe longitudinali, che assai spesso (8), e special. mente verso i lati, si trasformano in rozze rughe, le quali rendono: più o meno fortemente ineguale la superficie del pronoto; le squamule sono più piccole, circa di meta più strette che nel vau, inserite in modo normale nei punti e si toccano l’una coll’altra.
Nel Kaufmanni la base del pronoto, da una parte e dall’altra del tuber- colo antiscutellare, è scavata, in modo che la base degli elitri resta distante dal pronoto; in questa escavazione è possibile scorgere numerose squamule piliformi, rivolte in alto, che rivestono il margine del pronoto, spiovente verso il mesotorace. Nel vau, nel quale manca l’escrescenza tubercoliforme del pronoto, questo alla base è ben poco smarginato! nel mezzo, nella smar- ginatura non si vedono che poche squamule allungate e gli elitri aderiscono quasi totalmente alla base dello stesso.
Se è abbastanza agevole la distinzione del Kaufmann dal vau, così non è per la separazione dello stesso dal triguttatus e specialmente dal. pseude- legans, che gli è estremamente simile, nel sesso femminile. Peraltro le ® 9
(6) La maggior parte dei caratteri, che sto per indicare, atti a separare le 29, val- gono anche per la distinzione dei relativi dd:
(7) Benche io ne faccia menzione, questo carattere non ha valere; rel vau ora lo scu- detto è emergente, ora è piatto ed anche invisibile; Li stesso avviene, ad esempio, nel- l’austriacus.
(8) Apfelbeck, nella tavola dicotomica, stampa, con caratteri spaziati, che il Kaufmanni ha rughe longitudinali, quasi che il pronoto di questa specie sia sempre così scolpito.
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del triguttatus e del pseudelegans differiscono nettamente da quelle del Kauf- manni e del vau, perchè nelle prime due specie gli omeri sono bene pronun- ziati, fortemente arrotondati, mentre nel Kaufmanni e nel vau gli omeri sono nulli
Nel Kaufmanni 9 l 2° articolo. dei tarsi postericri è triangolare-obco- nico, lungo quanto largo od appena più lungo, il 2° articolo dei tarsi an- teriori è trasverso, le antenne sono più corte, gli articoli 3° e 4° del funicolo non sono sensibilmente più lunghi che larghi, il 5° ed il 6° sono globosi, il 7° è trasverso-arrotondato | (9), tutti sono molto vicini l’uno ‘all’altro, la clava é ovale, circa il doppio più lunga dei 7° articolo; gli elitri sono più stretti alla base, gli omeri nulli, gli angoli omerali sono prominenti in avanti e sembra tendano ad abbracciare il pronoto, verso il quale sono diretti; la base del pronoto è fortemente spiovente verso il mesotorace e, prima di as- sumere tale direzione, sembra essere stroncata.
Nel pseudelegans 2 il 2° articolo dei tarsi posteriori è almeno 1 % volte più lungo della massima sua larghezza, il 2° articolo di quielli anteriori è triangolare-obconico, lungo quanto largo; le antenne sono più lunghe ed anche un pochino: più gracili; il funicolo negli articoli 4°-6° è moniliforme, essendo gli articoli stessi quasi peduncolati, gli articoli 3° e 4° sono distin- tamente più lunghi che larghi, äl 5° ed il 6° sono globosi, il 7° è arrotondato, poco! trasverso, la clava è circa di metà soltanto più larga del 7° articolo, quasi fusiforme: le tibie sono: evidentemente più lunghe che nel Koufmanni ed anche un po’ piü gracili, il pronoto & visibilmente bisinuato alla base, in corrispondenza della base della 2* interstria, che è callosa, cosicchè la base degli elitri può aderire strettamente alla base del pronoto; gli elitri alla base sono più larghi che nel Kaufmanni, visibilmente più larghi della base del pronoto, quindi gli omeri sono ben pronunziati, fortemente arrotondati, gli angoli omerali sono nulli; il processo prosternale è foggiato in modo simile | nelle due specie (10), perchè manca in ambedue il tubercolo compreso fra le lamine, però nel pseudelegans le lamine sono meno sviluppate, cosicchè di profilo appaiono meno distaccate dalle coscie anteriori, più appuntite e meno alte. Inoltre nel pseudelegans il pronoto non è mai rugoso, esso non ha mai il tubercolo od il forte callo antiscutellare, che è invece presente molto spesso nel Kaufmanni, ed il suo solco mediano è è sempre rudimentale.
Il triguttatus 2 differisce dal Kaufmanni per tutti i caratteri sopra in- dicati del pseudelegans, colla variante che il 2° articolo dei tarsi posteriori è più corto di quello del pseudelegans, ma è però sempre più stretto e più lungo di quello del Kaufmanni; inoltre nel triguttatus il rostro appare net- tamente inciso alla base, davanti agli occhi ed i margini superiori degli scrobi sono distintamente visibili dall’alto, mentre nel Kaufmanni l’ incisione la- tero-basale del rostro è appena accennata ed 1 mar gini superiori degli scrobi servono soltanto a far apparire nettamente paralleli i lati del rostro.
L’A. Kaufmanni è variabilissimo; le variazioni nella sua vestitura e nella scoltura del pronoto sono innumerevoli e quindi condivido in pieno
(9) Noto qui, una volta’ per sempre, che le dimensioni degli articoli del funicolo sono soggette a variazioni, come ha già osservato il Prof. Fiori, onde non costituiscono un carat- tere, sul quale si possa fare assegnamento per il riconoscimento delle varie specie di Alophus.
(10) Ciò dà la spiegazione del perchè il Prof. Penecke ha ravvisato nel pseudelegans il Csikii, come mi risulta da numerosi esemplari della Bucovina, da lui mandatimi con tale nome. Ma il Csikii ha anche il rostro fortemente conico alla base, secondo la descrizione, quindi non può essere la stessa cosa di pseudelegans.
SUL GENERE ALOPHUS 11
l'opinione di Apfelbeck, che considera sinonimi il Sequensi Reitter, lo Stier- lini Reitter ed il puncticollis Reitter. Ma, pur nella variabilita della sua ve- stitura, il Kaufmanni 2 si distingue quasi sempre facilmente dal triguttatus, pseudele gans e vau, perchè in esso le due macchie discali, ove esistano, sono sempre molto piccole, puntiformi, più bianche che nelle altre specie, spesso contornate da altre nerastre, onde spiccano assai bene sullo sfondo, di “color castano-chiaro, costituito dalle squamule, che le comprendono; negli altri Alophus nominati le macchie discali, quando esistono, sono grandi, tra- sversali, più o mene subtriangolari, viste ad occhio nudo, disposte con un lato parallelo alla sutura ‘e I’ ipotenusa discendente | dall'esterno verso la sutura.
A. Weberi Penecke, che secondo Reitter Gen) sarebbe una razza del vau, appartiene invece al filo del Kaufmanni: non v’e dubbio, dato che col- l'estrazione dell’edeago, fatta da me ad un cotipo, mandatomi anni fa dal- l’Autore, la cosa è stata stabilita in modo inequivocabile. Purtroppo non ho più a disposizione quel tipo, per poter valutare fino a qual punto la forma, più slanciata che ‘nel triguttatus, secondo la descrizione originale, abbia ad essere tenuta in considerazione; comunque dovrebbe trattarsi tutt'al più di una razza alpina. Già Apfelbeck | (p. 78) aveva messo in dubbio che Weber, data la descritta forma-degli elitri, potesse essere una varietà del triguttatus.
Dell’ Italia centrale (Gran Sasso) il Prof. Fiori ha battezzato ab. albidus una razza del Kaufmanni, i cui 43 sono: di forma più allungata ed hanno l’edeago ben poco attenuato nella parte distale, quasi come si verifica nel- l’ integer, che descrivo in appresso; il pronoto però è strozzato anterior- mente, come nella forma tipica, in generale è poco rugoso, il solco mediano è rudimentale, manca il tubercolo ‘antiscutellare, che è sostituito da una cal- losità appena rilevabile, gli angoli omerali sono meno sporgenti in avanti.
Chiamo ssp. integer m. una coppia di esemplari grandi (Mostar: Erze- govina), nei quali il pronoto non ha rughe, non è strozzato anteriormente, «non ha alcuna protuberanza antiscutellare, onde somiglia moltissimo a quello del vau (11); ha soltanto una diversa squamulazione. L’edeago è sensibil- mente diverso: da quello del Kaufmanni, avendo lati paralleli quasi fino al- l'estremità ed essendo attenuato-arrotondato soltanto nell’estrema parte di- stale (fig. 5), mentre nella forma tipica l’attenuazione del tubo ha inizio vi- sibilmente dove termina la cavità ejaculatoria ed è più forte, cosicchè al- l’apice il tubo appare molto visibilmente più stretto (fig. 6), che nell’ integer. In ambedue gli esemplari le macchie discali bianche siono abbastanza grandi, di forma ovale, gli elitri sono un po” più lunghi e quindi più ovali, la pun- teggiatura del pronoto è molto grossolana, molto profonda, i punti verso 1 lati sono confluenti, però la superficie dello stesso è piana, non rugosa.
Circa alla presenza del Kaufmanni nel Caucaso, mi riferisco a quanto dettone, parlando dell’agrestis; aggiungo che la forma caucasica nell’aspetto ‘somiglia moltissimo al pseudelegans, specialmente a causa del forte svi- luppo e del colore delle macchie discali, e poichè alla differente ‘apparenza corrispondono anche buoni caratteri, che lo differenziano fortemente dalla forma occidentale, ravviso in esso. una forma vicariante, che chiamo ssp.
(11) Ho avuto ambedue gli esemplari dal sig. Emm. Reitter, col nome di vau; il @ porta l’etichetta « triguttatus v. vau det. v. Zoufal ». Non solo questi non ha preso in esame l’edeago, ma non ha potuto neppure esaminare, per difetto di preparazione, il processo pro- sternale; ciò spiega abbondantemente l’errore nella classificazione suddetta.
12 F. SOLARI
circassicus m. (12). In essa, 49, il rostro è leggermente conico nella metà basale, similmente a quanto avviene nel vau, ed ha margini laterali arroton- dati, gli occhi sono più laterali e disposti obliquamente; la fronte è visibil- mente più larga che nel Kaufmanni, ha lati leggermente convergenti in avanti;
la punteggiatura del pronoto è ben poco rugosa, gli elitri sono più ovali,
il processo prosternale, visto di profilo, non si erge isolato dalle coscie an- teriori, ma è obliquamente diretto verso le stesse nei 4, nella 9 appena si vede, tanto è poco sviluppato. La squamulazione degli sterniti è come quella del Kaufmanni; anche l’edeago è pressochè, identico, soltanto è un pochino meno attenuato nel circassicus ed all’apice è appena più sensibilmente smar- ginato. In questa uguaglianza quasi perfetta dell’organo copulatore, vedo il solo valido motivo di riunione in una sola entità specifica: del Kaufmanni e del circassicus, avv alorata peraltro dai caratteri della squamulazione degli sterniti, della profonda smarginatura degli elitri alla base e dall’arrotonda- mento della base del pronoto {13), comuni ad ambedue le forme..
Quanto all’elegans Stierlin, noto che la descrizione, che l’Autore ne da nella tabella del 1888, non collima con quella che Reitter da del Kaufmannı v. elegans, a pag. 13 della Tabeila 45. Scrive Stierlin « Flügeidecken doppelt so lang als hreit ..... mit abgerundeten Schultern, fein punktirt-gestreift, die
Zwischenräume schwach gewölbt sa Halsschild ..... fein und dicht punk-
tert... » per l’elegans ed invece « Fld. höchstens i % mal so lang als breit Sat kräftig punktirt-gestreift mit fast ebenen Zwischenräumen ..... an der Wurzel kaum breiter als die Basis des Halsschildes, dann gleichmässig ge- rundet ..... Halsschild fein punktirt und mit grossen, flachen Pünkten ie mässig bestreut ..... » quando parla del Kaufmanni.
Dice Reitter del Kaufmanni « ..... Körper kurz und breit, beim 4 wenig schmäler ..... » e della var. elegans soltanto « ..... schlanker ...... », onde è a presumersi che all’ infuori della forma un po’ più snella (e della statura mag- giore) la varietà non sia diversa dalla forma tipica e cioè che Kaufmanni ed elegans abbiano elitri foggiati nello stesso modo alla base: ciò in contrasto con quanto ne ha detto Stierlin, secondo quel che risulta dalle espressioni sopra riprodotte.
Io ho avuto, col nome di elegans (Anatolia, ex Padewieth), un grosso Alophus ( 2), evidentemente molto affine al Kaufmanni, al quale ben si ad- | dice la descrizione di Reitter. Battezzo questa forma ssp. Reitteri m., nella supposizione che possa essere la stessa cosa di elegans Reitter, nec Stierlin. ©
Nell” unico esemplare del Reitteri, che è nella mia collezione, il tergite anale è profondamente smarginato a ‘semicerchio (14), nel Kaufmanni della Romania {15) invece detto segmento è appena smarginato all’ apice. La so- miglianza del Reitteri col Kaufmanni è grande, soltanto il rostro é più largo
(12) Reitter scrive, nella Wiener e. Ztg. 1888, p. 264, che 1’ A. armeniacus è stato anche raccolto da Stark ad Abago (Circassia); orbene poichè è noto che egli mandava spesso ai suoi corrispondenti materiale caucasico, avuto da Stark, e siccome i miei circassicus Vho avuti da Reitter fra il 1892 ed il 1900) con cartellino stampato « Circassia, Reitter», è quasi certo che la precisa località classica di cattura del circassicus debba essere appunto Abago.
(13) Poichè Stierlin (p. 64, nota) afferma di aver esaminato un esemplare tipico del- Varmeniacus e nella tabella lo caratterizza come varietà dell’agrestis, sotto il numero 1” (elitri debolmente smarginati alla base, pronoto quasi troncato alla base), mi pare che non possa sussistere dubbio alcuno, che circassicus sia alcunchè di nettamente diverso da arme- niacus e quindi anche da agrestis.
(14) Ancor più profondamente che nel pseudelegans,
(15) Ne ho esaminato invero un: esemplare soltanto, per mancanza di moe e di voglia, ma non ho motivo di dubitare della costanza del carattere.
SUL GENERE ALOPHUS ea à
(pur tenuta nel debito conto la differenza di statura), il pronoto è abba stanza fortemente rugoso verso i iati, le tibie ed i tarsi sono robustissimi, il 2° articolo dei tarsi posteriori è obconico, almeno lungo quanto largo, il funicolo pure è più robusto, le macchie bianche discali degli elitri sono grandi, triangolari, con un cateto! parallelo alla sutura elitrale e |’ ipotenusa diretta dall’esterno verso la sutura, inoltre gli elitri verso i lati e le epipleure sono rivestiti di una larga fascia di squamule, più chiare di quelle che si trovano sul disco. Anche il processo prosternale è alquanto diverso; qui non si può parlare di lamine convergenti, si tratta piuttosto» di due colon- nine molto alte, poste l’una accanto ali’altra, che di profilo si ergono come un unico pilastro, più alto e più distante dalle coscie anteriori, che nel Kaufmanni. E’ probabile che si tratti di specie buona, ma, non conoscen- done il 4, non voglio farne l’affermazione.
Ho il Kaufmanni di diverse località della ul Croazia, Bosnia, Slovacchia, Ungheria, Valachia, Moldavia; ne ho anche un & dei dintorni di Vienna (? Gaaden), onde non capisco perchè Reitter, il quale nel 1884 segnalò la sua presenza nei dintorni di Vienna e nel 1901 ribadi tale affer- mazione, nella Fauna Germanica si sia limitato a citarlo dell’ Illiria. Merita conferma l’ indicazione « Tirolo », data dallo stesso Autore nel 1901; inte- resserebbe il controllare se fra il materiale dell’Erzegovina e dell’Albania, della collezione Apfelbeck, non si trovasse l’ integer: io ho nota di aver visto soltanto una 9 di Scutari (Bojana), avuta in comunicazione, quando questo mio lavoro non era ancora abbozzato. Non so esprimere un'opinione sul triguttatns della Val Lagarina, citato da Halbherr e su quello del Vi- centino (Disconzi), che il Prof. Fiori suppone possano essere degli A. Kauf- manni.
A. triguttatus Fabricius, pseudelegans Reitter e vau Schrank
A. triguttatus e vau sono due specie nettamente distinte, per un com- plesso di buoni caratteri, sfuggiti peraltro all’attenzione degli Autori, che si sono occupati di queste due forme, i quali tutti si sono limitati a rico- noscere nel secondo una semplice varietà (razza orientale) del primo. A que- sto preconcetto zoo-geografico, assunto quasi ad assioma, sono certamente da imputarsi molte delle inesattezze, che sono state scritte finora, a propo- sito di queste due specie e sopratutto di quelle forme che, coll’ appellativo di varietà o razza o aberrazione, sono state attribuite dagli Autori all'una piuttosto che all’altra di esse, e la grande quantità di errori di classifica- zione, fatti anche dai migliori conoscitori di Curculionidi.
Premetto che non conosco i tipi nè dell’uno ne dell’altro e neppure mi sono note le relative descrizioni, ignoro pure la precisa patria d’origine di ambedue le specie; quanto scrive Boheman (in Schh. II, pag. 287) può va- lere tanto per il triguttatus che per il vau; non mi resta perciò che attenermi all'opinione degli Autori e più precisamente all'ultima di Reitter (1916), se- guita da Apfelbeck'e da Hustache, i quali considerano triguttatus tipico la forma che ha il pronoto provvisto di squamule allungate e ritengono essere invece vau quella, nella quale il pronoto è coperto di squamule larghe. E’ però possibile che l’esame dei tipi, se esistono, conduca a conclusioni di- verse da quelle pacificamente ammesse fino ad oggi, ad esempio che vau sia
14 . F. SOLARI
la stessa cosa di pseudelegans, specie quest’ultima : che, nei dintorni di Vienna (16), si cattura promiscuamente col vau.
I caratteri, ai quali ho fatto cenno sopra, consistono ‘pecaliarti nella diversa struttura del rostro nelle due specie e nella differente positura degli occhi nelle orbite, differenze che possono essere descritte come segue, per ambedue i sessi :
— Visto di sopra a perpendicolo, il rostro sembra inciso lateralmente da- vanti agli occhi: a partire dalla incisione e fino all’ inserzione delle an- tenne ha lati paralleli; il margine superiore dello scrobo è visibile per tutta la sua lunghezza (17); di profilo il rostro appare pianeggiante sul dorso ‘od anche quasi insellato verso la base; occhi più grandi che nel vau, non infossati e contornati da una fittissima frangia di peli squami- formi bianchi, che raggiungono od anche superano i margini dell’orbita,. della quale completano il riempimento, cosicchè il contorno della stessa non è apprezzabile facilmente; lobi oculari bene pronunziati: triguttatus
— Rostro leggermente conico dalla base fin verso la metà della sua lun- ghezza, senza incisione alcuna nell’ immediata vicinanza degli occhi; mar- gine superiore dello scrobo totalmente invisibile dall’alto; di. profilo il rostro è fortemente convesso e descrive col capo un’unica curva; occhi più piccoli, più laterali che nel triguttatus, profondamente infossati e circondati da peli squamiformi radi e più corti; onde il contorno del- l'orbita oculare è visibile molto comodamente; lobi oculari quasi nulli: vau
Inoltre nel triguttatus (18) il pronoto è fortemente ristretto' anterior- mente e subito dopo il restringimento è allargato-arrotondato, poi ha lati convergenti verso la sua base; nel vau invece il pronoto è poco ristretto- arrotondato anteriormente e non presenta traccia di allargamento laterale; le. tibie anteriori nel & del triguitiatus sono fortemente curvate, nel & del van sono quasi rette.
Nel triguttatus gli elitri sono considerevolmente più larghi della hace del pronoto (il prolungamento ideale della 5* stria sarebbe relativamente distante dalla base di detto segmento € tangente alla dilatazione anteriore dello stesso), e l’angolo omerale, che è to io non è proteso in avanti; nel vau gli elitri alla base sono insensibilmente più larghi della base del - pronoto e l’angolo omerale, che è acuto, è proteso verso la base del pro- noto, che tende ad ‘abbracciare, onde gli omeri sono! nulli : il prolungamento ideale della 5? stria si confonderebbe col margine laterale del pronoto. La vestitura del pronoto delle due specie, a grandi linee, è quella descritta dagli Autori, suscettibile di variazioni considerevoli nel triguttatus, costante in- vece nel vau, ma di essa parlerò diffusamente in séguito; aggiungero sol tanto che la stessa differenza di lunghezza dei peli, che si constata in quelli del pronoto, esiste anche per quelli, che si trovano sugli elitri, cioè che nel triguttatus i peli o setole piliformi degli elitri sono molto più lunghi che
(16) Il sig. Albert Winkler, tre volte in epoche diverse, ha catturato insieme le due specie, nei detriti aliuvionali del Danubio.
(17) Questi caratteri sono facilmente visibili soltanto se si allontana convenientemente lo scapo dallo scrobo.
(18) Il paragone è fatto fra un & del cine, proveniente da Windisch-Garsten (Austria sup.) ed uno del vau, raccolto nei dintorni di Vienna; anche gli edeagi, descritti e figurati, appartengono ai detti due individui. |
| SUL GENERE ALOPHUS a
nel vau e lunghi circa quanto quelli del pronoto. Mi pare poco ‘opportuno segnalare differenze nella punteggiatura del pronoto: nello sviluppo e nella .maggiore o minore profondità dell’ impressione sulciforme dello stesso e. del solco: del rostro, perchè mi sembrano suscettibili di variare assai; il rapporto fra lunghezza e larghezza del pronoto è uguale nelle due specie.
Il processo prosternale del triguttatus non differisce sensibilmente da quello del Kaufmanni; quello del vau e costruito come Apfelbeck ha de- scritto quello del triguttatus.
L’edeago del triguttatus nella nine distale è un tantino allargato! al lati e la smarginatura apicale è meno profonda che nel vau; l’arco ha inizio più verso l’asse del tubo, cosicché questo da una parte e dall’altra finisce in punta arrotondata e relativamente larga (fig. 7); il tubo del vau invece ha lati paralleli fino all’apice, Parco prende quasi tutta la larghezza del tubo, che cosi finisce in due punte quasi acute; l’arco descritto: dalla smar- ginatura apicale è regolarissimo e più stretto che nel triguttatus (fig. 8).
In base a caratteri tratti dalla forma del rostro, gli Alophus finora de- scritti, nei quali i ¢¢ hanno il tubo nettamente smarginato all’apice, si possono dividere in due aggruppamenti: uno che comprende le specie, le quali hanno il rostro nettamente diviso dal capo, anche se leggermente co- nico nella parte basale e che ha per prototipo il triguttatus: l’altro che ab- braccia le specie, nelle quali lati del capo, occhi e base del rostro’ formano un unico cono ed ha per tipo l’austriacus; il primo gruppo comprende: obsoletus, carpathicus, pseudelegans, haliciensis, uniformis, subcarinatus, van, italicus, nigrans; Valtro abbraccia i seguenti: styriacus, Csikii, rhodo- pensis, Gjorgjevici ed elegans.
Le specie del primo aggruppamento sono tre: triguttatus, pseudelegans e vau, le prime due estremamente affini l’una all’altra, la terza invece netta- mente distinta, come appare anche da quanto ho già detto dianzi. I 88 di forma tipica delle due specie simili, ora dette, differiscono come segue:
— Rostro pianeggiante sul dorso od anche leggermente insellato verso la base, con netta incisione latero-basale, molto arrotondato ai lati onde il margine superiore dello scrobo è interamente visibile dail’alto; pronoto più largo che lungo, fortemente ristretto anteriormente! e poi arrotondato- dilatato, successivamente a lati leggermente convergenti verso la base; 2° articolo dei tarsi anteriori leggermente trasverso, di quelli posteriori non più di una volta e mezza più lungo che Targo; profilo del processo prosternale come nel Kaufmanni. Tubo dell’edeago come già descritto e fioutato (file) nate
-- Di profilo capo e rostro descrivono un’unica curva leggiera; rostro leg- germente angoloso ai lati, inapprezzabilmente inciso alla base, margine superiore dello scrobo ben poco visibile; occhi ancor più grandi che nel triguttatus; pronoto lungo quanto largo. a lati subparalleli, leggermente ristretto arrotondato anteriormente; 2° articolo dei tarsi anteriori lungo quanto largo, quello dei tarsi posteriori del doppio più lungo che largo; processo prosternale non apprezzabile di profilo (come nel vau). Tubo dell’edeago leggermente ristretto, a partire dall’altezza del foro ejacu- latorio fino all’apice, l’arco apicale occupa quasi tutta la larghezza del tubo, onde questo termina in due punte ben pronunziate, quasi acute (io 0 OI ted FÜRS
i Fi SOLARI:
Nel triguttatus il pronoto è provvisto sul disco di abbondanti peli fulvi, lunghi, completamente abbattuti e di squamule piliformi, chiare (di colore verde-azzurrino), condensate in fascia verso i lati; le squamule degli elitri sono molto fitte, non perfettamente rotonde, le interstrie sono provviste di setole piliformi, lunghe circa quanto i peli del pronoto, completamente ab- battute sul disco; nel pseudelegans i peli del pronoto sono più scarsi, le squamule laterali azzurrine sono piu larghe, subovali; le squamule degli elitri sono perfettamente rotonde, un po’ meno fitte, le setole piliformi delle interstrie Sono: un po’ più corte ed anche più rade, che nel triguttatus.
Il pseudelegans, come sopra descritto, proviene da Szokolya in Unghe- ria: ne conosco due 4 4 ed alcune 2 9, che sono in parte nella: mia, in parte nella collezione Winkler. Nelle 9 9 gli elitri sono poco più lar hi di quelli dei & 4, alla base sono più larghi che nel 4, gli omeri sono ben pronunziati, arrotondati, il pronoto è trasverso, la punteggiatura dei solchi elitrali e molto superficiale. Non conosco 22 del triguttatus, raccolte a Windisch-Garsten; sole 2 @ di altre località (Boemia: Budweis; inoltre Ba- viera: Passau; Svizzera: Bregenz, Buchenberg), che io ritengo essere dei triguttatus tipici, differiscono dalle 9 9 del pseudelegans: per la statura minore, il pronoto più largo ‘anteriormente, il rostro fortemente arroton- dato ai lati, con margine superiore dello scrobo ed incisione latero-basale bene vs dall’alto, come nel 4, la squamulazione degli elitri più densa, confusa, non rotonda ed il 2° articolo dei tarsi anteriori e posteriori più corto, gli elitri più corti, brevemente ovali, mentre nel pseudelegans sono ovali.
Del pseudelegans ho due 43 (ed alcune 99) della Slovacchia (Korbei : Trencin), che appena differiscono dagli ungheresi, per l’edeago alquanto più ristretto nella parte distale e la smarginatura meno ampia (fig. 10); in essi. il dimorfismo sessuale è molto accentuato, net ¢ 4 il pronoto è un po’ più corto e quindi un poco trasverso, gli elitri sono stretti, di forma ovale, molto allungata, quasi ellittica, le macchie discali sono ridotte ad un punto; nelle 22 gli elitri sono invece di forma ovale larga, fortemente arrotondati la- teralmente, le macchie di squamule chiare sul disco sono grandi, come nella forma ungherese, ma gli omeri sono più marcati e più fortemente arroton- dati; il processo prosternale, di profilo, nel 4 ‘si confonde colle coscie an- teriori, nelle 2 9 ne resta alquanto staccato; in ambedue i sessi il 2° arti- colo dei tarsi anteriori e posteriori è più corto. ;
Dei Beschidi (senza indicazione più precisa) ho due 44 con edeago perfettamente uguale a quello degli individui di Korbei; ne ho un altro, nel quale il tubo si restringe più fortemente vérso l’apice e l’arco marginale è notevolmente più profondo e più stretto che negli altri due (fig. 11); in questo esemplare il pronoto è ‘almeno lungo quanto largo « porta nel mezzo una carena rudimentale ed è coperto di squamule, larghe circa; ante quelle del vau, però non stroncate lateralmente.
Nei dintorni di Vienna il pseudelegans e rappresentato da una a estremamente simile alla tipica, in ambedue i sessi; tanto nel & che nella 9 il pronoto è rispettivamente più largo: che nella forma ungherese, cioè largo quanto in quella slovacca; il tubo dell’edeago è un tantino meno attenuato verso l'estremità e l’arco marginale è più stretto, onde finisce in due punte arrotondate, come.nella razza slovacca, anzichè quasi acute, come nel pseu- delegans tipico. Reitter, nel 1902, l’ha assimilata al suo haliciensis.
SUL GENERE ALOPHUS Sa | 17
Della Galizia (Jaroslau) ho due esemplari ( 49), nei quali io ravviso i rappresentanti dell’autentico haliciensis, che differiscono da quelli. della Slo- vacchia: il ¢ per il pronoto distintamente più largo anteriormente che alla base, gli omeri meno pronunziati, arrotondati (mentre nei 44 slovacchi gli omeri sono ben-delineati ed angolosi), la smarginatura apicale del tubo ‘ dell’edeago nettamente angolosa nel centro (fig. 14) e visibilmente più pro- ‘ fonda: la 9 per gli elitri un po’ più lunghi, più ovali; processo proster- nale, 4 9, come nella razza; slovacca.
Della Bucovina (Czernowitz) possiedo alcuni esemplari, avuti col nome di Csiku, ma che sono certamente gli Alophus che, col nome di haliciensis, il Prof. Penecke ha segnalato come viventi su Eupatorium cannabinum, 1 quali hanno colori vivaci come nel haliciensis; qui ‘il pronoto è nuovamente’ lungo quanto largo, nel 4, come nella forma ungherese, ma le 9 9 hanno elitri brevi, larghi e processo prosternale alquanto distaccato dalle coscie, come nella forma: slovacca. Un & ha il tubo dell’edeago profondamente smarginato all’apice, come nel haliciensis, ma la smarginatura descrive un arco, come di consueto, che peraltro tende ad essere angoloso al vertice (fig. 12), un altro & ha invece smarginatura poco profonda, arco ampio e completamente regolare e tubo appena attenuato nella parte distale (fig. 13) e perciò molto simile a quello figurato del carpathicus (V. fig. 16).
Della Transilvania conosco due & &: uno di Cluj, che ha edeago uguale a quello figurato dei Beschidi, cioè tubo fortemente ristretto verso l’apice ed arco marginale profondo e stretto : l’altro dei monti Bihor (Bucsum) che ha invece l’edeago foggiato come nella forma di Korbei, cioè tubo meno attenuato, smarginatura apicale più ampia e meno profonda.
Della pianura romena (Comana-Vlasca, leg. Montandon) posseggo un
, che ha il tubo così leggermente smarginato all’apice e così arrotondato da una parte e dall’altra della smarginatura (fig. 15), da sembrare quasi quello del Kaufmanni od anche del Csiku. Non assegno alcun nome a questo Alophus, perchè lo ritengo un ibrido di Kaufmanni x carpathicus, dato che della nominata località ho 4:4 tanto dell’una quanto dell’altra specie. Esso. ha l’aspetto del Kaufmanni, cioè pronoto fortemente rugoso-punteggiato, nettamente strozzato anteriormente, elitri brevemente ovali, larghi alla base quanto la base del pronoto, omeri nulli, angoli omerali che tendono ad ab- bracciare la base del pronoto, macchie di squamule bianche sul disco ridotte ad un punto, fortemente contrastanti colla vestitura che le circonda: ha in- vece comune con il carpathicus (e con il pseudelegans) il carattere della forte curvatura delle tibie anteriori; quanto al 2° articolo dei tarsi, l'esemplare in | oggetto ha quello degli anteriori trasverso, però meno che nel Kaufmannı,
quello dei posteriori lungo quanto nel carpathicus: ha comune con tutte tre le forme nominate la forma del processo prosternale, che è ben visibile di profilo. | Concludendo: mi pare che pseudelegans sia una specie suscettibile di molte variazioni individuali ma non scindibile in razze; peraltro mantengo in vigore il nome di haliciensis Reitter, perchè non ho potuto rendermi conto diel valore delle descritte differenze, sopratutto quella nella forma dell’edea- go; uniforms e subcarinatus (19) sia che appartengano al filo del pseude-
(19) Nome in contrasto con quanto serive l'Autore nella Tabella XLV «..... hat einen
scharfen Mittelkiel..... »! %
18 °F. SOLARE.
legans, come è probabile, data la località di cattura indicata dall’ Autore, come se sono da attribuirsi a quello del triguttatus, possono essere posti tran- quillamente in sinonimia, perchè ambedue creati in base a due esemplari 9 9 e caratterizzati: il primo con differenze di nessun valore; il secondo con de- finizione molto esagerata e con valutazione sicuramente eccessiva di una ca- rena nel mezzo del pronoto.
Isolato: così il pseudelegans, anche se molto imperfettamente caratteriz- zato, resta a detinirsi il triguttatus, ch’ io ritengo specificamente distinto dal primo, sostenuto in questo mio convincimento dal valido parere del Prof. Penecke, che ha constatato il differente comportamento bio En delle due specie. :
. «Come non mi è riustito di afferrare almeno un carattere, che possa: va- lere a distinguere sicuramente il pseudelegans nel complesso delle sue forme, ancor meno sono riuscito (anche a causa di deficienza di materiale) a dare una definizione che tutte abbracci le forme dell’entità specifica, che chiamo triguttatus. Questo Alophus ha un’area di diffusione molto più estesa di quella del pseudelegans; è probabile pertanto che abbia dato origine ad un considerevole numero di razze: peraltro le variazioni individuali non si ve- rificano qui in numero minore, che nel pseudeleigans.
Probabilmente erano triguttatus gli Alophus così nominati da Boheman - e da Hochhut, perchè questi Autori devono aver osservato, che i loro tri- guttatus avevano lobi oculari distinti (ciò che non è nel vau) se, per con- trapposto, ne hanno constatato la mancanza nell’agrestis e nell’armeniacus ; era sicuramente triguttatus la specie, così nominata da Stierlin, avente il pronoto più lungo che largo, subitamente allargato verso l’apice; dovevano invece appartenere al vau i triguttatus di Redtenbacher, aventi rostro pro- fondamente. solcato per tutta la sua lunghezza e punti leggieri nelle strie elitrali.
Ho già detto ch’ io considero forma tipica quella che ho descr itto su due esemplari dell’Austria superiore e di alcune 9 2 della Boemia. Stando alla descrizione datane, mi sembra che carpathicus debba appartenere a que- sta specie, non già al vau; l'Autore descrive infatti il carpathicus come razza, avente gli elitri alla base alquanto più larghi del pronoto, ciò che costituisce appunto una caratteristica del triguttatus rispetto al vau. Secondo Reitter il carpathicus si distingue dal vau anche per le serie di punti sugli elitri molto rozze, i punti rotondi, portanti una squamuletta rotenda, il pronoto non inciso anteriormente, con una leggiera fossetta nel mezzo ed il 1° e 2° articoli del funicolo soltanto di metà più lunghi che larghi (20); e poichè l'Autore ha ritenuto essere il carpathicus una varietà del vau, se ne deduce che nello: stesso le squamule degli episterni del metatorace sono rotonde o) brevemente ovali, all’ incirca come nel vau
Io non ho 4 4 del triguttatus, ini dai Carpazii centrali ed orien- tali, ne ho però della pianura romena (Comana-Vlasca), ai quali la descri- zione sopra riportata si addice bene, per tutti i caratteri indicati, tranne ben inteso quello dei primi due articoli delle antenne; si tratta di una razza no- tevolmente diversa dalla forma tipica, distinta dalla stessa appunto per la
(20) Io penso che |’ indicazione di quest’ultimo carattere sia dovuta ad un errore di penna, chè non ho visto mai alcun Alophus, avente i primi due articoli del funicolo di dette proporzioni.
»
SUL GENERE ALOPHUS 19.
descritta forma delle squamule ai lati del metatorace e per il rostro netta- .mente angoloso lateralmente. Della zona montana (versante meridionale dei Carpazii: D. Arges-Negoju, Azuga, alta Jalomitza) ho soltanto deile 2 9, che non differiscono affatto dalle 2 2 della pianura. La smarginatura del- l’edeago è poco profonda, come nel triguttatus, ma più ampia e quindi il tubo risulta più appuntito da! ambo 1 lati (fig. 16). In un esemplare, da Bu- carest, il tubo è visibilmente più allargato lateralmente verso l’apice, che nei & 4 da Comana (fig. 17). Gli elitri delle 9 $ sono un po’ più lunghi e quindi più ovali che nel triguttatus; 1’ incisione latero-basale del rostro è meno: profonda che nel triguttatus, i margini superiori dello scrobo sone meno visibili dall’alto, ciò che rende estremamente simile il carpathicus al pseudelegans dei Beschidi, tanto da far dubitare della sua appartenenza al. iriguitatus se non esistesse, a dirimere il dubbio, la differenza nella forma dell’edeago : ristretto nella parte distale nel pseudele gans, invece più o meno leggermente allargato nel carpathicus. - »
Gli A. Weber dei Carpazii e della Transilvania, citati da Reitter sono, con tutta probabilità, nient'altro che dei carpathicus, come pure lo sono pro- babilmente 1 Weberi, della Bucovina, che il Prof. Penecke dice di aver cat- _ turato ripetutamente su: Petasites albus: A. Weberi tipico, deila Stiria (dint. Graz), è invece una forma del Kaufmanni, come ho sn detto, parlando di quest’ultima specie.
A. obsoletus è una razza occidentale, che conosco di alcune località fran. >
cesi, abbastanza caratteristica per la vestitura degli elitri, costituita da squa-- mule molto fitte, di solito di color giallo-bruno e di setole squamiformi dello stesso colore; il 4 inoltre differisce da quello del triguttatus per il pronote non visibilmente allargato anteriormente (quasi come nel vau) un po’ meno trasverso, per il margine superiore dello scrobo poco visibile dall'alto, il rostro non visibilmente inciso alla base (quindi un pochino conico nella parte basale), gli elitri un po’ meno larghi alla base, il tubo dell’edeago a lati subparalleli fin verso l’apice, più profondamente smarginato in arco rego- larissimo e più ampio, quindi più appuntito da una parte e dall’altra (21). Forma del pronoto, larghezza basale degli elitri, mancanza di incisione ba- sale del rostro, edeago profondamente smarginato farebbero pensare che il descritto 4 possa appartenere al filo del vau; però il rostro pianeggiante sul dorso, gli occhi non infossati nell’orbita, i lobi oculari bene sviluppati, oltre che la differente squamulazione sul disco del pronoto (che nell’obsoletus è costituita da squamule allungate integre, piccole, anzichè grandi, tondeg- gianti e stroncate), inducono a ritenerlo una forma del triguttatus. | La ab. uniformis francese, nominata: da Hustache, è da ascriversi, come sinonimo, all’obsoletus; anche Reitter (1894) ne parla quando descrive que- sta nuova specie. | Della Catalogna (Ribas del Freser, presso Barcellona, leg. Zariquiey)
ho un ¢ che differisce dall’obsoletus soltanto per le squamule sul disco del pronoto un tantino più larghe e per la smarginatura dell’edeago* nettamente
angolosa, come nel haliciensis; non gli assegno alcun nome, tanto più perchè. ho un altro 4, da Lyon, nel quale il tubo dell’edeago è foggiato nello stesso modo.
(21) Descritto eu di un 4 da Broüt-Vernet (dép. Ariège, leg. du Buysson).
20 ae UF. SOLARI
Un &, nella mia collezione, raccolto a Bleichrode (Prussia mer.), segna l'anello di congiunzione fra il triguttatus da W. Garsten e l’obsoletus: la squamulazione degli elitri e del pronoto, la forma degli elitri alla base sono come nell’obsoletus, ma l’ incisione latero-basale del rostro è bene pronun- ziata, il margine superiore dello scrobo è ben visibile dall’alto ed il pronoto è nettamente allargato anteriormente, come nel triguttatus; la smarginatura apicale dell’edeago è profonda quanto nell’obsoletus ma tende ad essere an- golosa nel mezzo.
Circoscritte le forme del triguttatus, restano a considerarsi quelle del vau. Questa specie sembra essere molto più fissa delle precedenti: ne ho esa- minato 92 esemplari della sola forma tipica, la maggior parte presi nell’ Au- stria inferiore, ma anche nel Banato, nella Transilvania, nei Carpazii e nella Slesia: ho studiato l’edeago di 24 4 &, dei quali 8 provenienti dalle ultime tre regioni nominate e mon ho trovato la benchè minima differenza fra di essi. Fissa è pure la forma del rostro, del pronoto, degli elitri alla base, degli angoli omerali; fisso è il colorito scuro della squamulazione, compreso quello delle usuali tre macchie chiare degli elitri; costante è la forma del pronoto e delle sue squamule. Queste sono molto larghe ed, in visione per- pendicolare, sul disco sembrano o fortemente impresse da una parte od an- che stroncate e più che dimezzate. Già questo carattere basterebbe da solo per distinguere nettamente il vau non soltanto dal triguttatus e dal pseude- legans, ma anche dal Kaufmanni, come già detto, nei quali le squamule, disposte orizzontalmente nei punti, risultano integre, all'esame colla lente.
A. italicus è una razza alpina del vau, caratterizzata dalla piccola sta- tura, dalla forma un pochino più slanciata, gli articoli del funicolo più corti, globosi o trasverso-arrotondati già a cominciare dal 3°, l’arco apicale del- ledeago un po’ meno profondo! ed il tubo non allargato lateralmente: la sua ab. nigrans va posta in sinonimia.
Apfelbeck ha descritto una forma del vau, chiamata var. balcanicus, ca- ratterizzandola come avente antenne più corte, articoli esterni del funicolo globosi, macchie discali più sviluppate e statura minore. Io ne ho due & 4 (Bjelasnica-pl.: paratipi) e numerosi altri (Sarajevo, Travnik, Sator-pl. neile Alpi Dinariche) mandatimi dall’ Autore; lo sviluppo delle macchié bianche e la statura variano, in complesso però gli esemplari balcanici sono in media’ più grandi, non già più piccoli dei vau tipici, specialmente di quelli catturati in grande numero nei dintorni di Vienna; quanto alla forma degli articoli delle antenne, io non so vedere alcunia differenza fra il vau e l’asserita sua razza; è probabile pertanto che Apfelbeck abbia ritenuto essere vav tipici esemplari del triguttatus, la quale specie è in media un po’ più grande ed ha funicolo un po’ più gracile, con articoli alquanto più lunghi, come ap- punto il prefato Autore descrive quelli del vau.
Quanto all’edeago, esaminato quello di 8 esemplari balcanici, ho con- statato che, a differenza di quanto avviene in quelli viennesi, esso € un tan- tino più allargato verso l’estremità (22) e varia alquanto nella profondità della smarginatura apicale: in quello di un paratipo (preparato dall’Autore) la stessa è leggermente angolosa nel mezzo. Della Carniolia (Morobitz) e
oe (22) Vedasi anche la figura 7, data da Apfelbeck per il triguttatus, ma che ha tutta l’aria di essere ritratta dal cotipo del balcanicus, in mio possesso: questo peraltro non ha ‘tubo leggérmente assimmetrico; come invece risulterebbe dalla figura stessa.
SUL GENERE ALOPHUS _ 2f
della Croazia (monti presso Skrad) conosco: soltanto 9 9, una per ognuna delle due località nominate, grandi come quelle bosniache. Poichè ‘piccole differenze nell’edeago non sono atte a separare la forma balcanica, la quale quindi non potrebbe essere caratterizzata in alcun modo, ritengo: di dover porre senz’altro A. balcamicus in sinonimia di vau.
In tre esemplari della Prokletija (Alpi dell’Albania settentrionale) il rostro è molto fortemente allargato ed ingrossato alla base, fortemente conico come quello del Csikü e dell’austriacus, mentre l'edeago non differisce sensibil- mente da quello del nominato paratipo del balcanicus; il tubo di uno di essi ha la smarginatura apicale subangolosa le profonda quanto nel balca- nicus da Bjelasnica, l’altro l’ha invece considerevolmente più profonda e tracciante un arco regolarissimo. Ad onta della forte differenza dal balca- nicus, dovuta alla forma del rostro, differenza alla quale attribuisco valore sistematico d’ordine primario, io ascrivo questa forma al filo del vau, perchè ha struttura delle squamule del pronoto identica ed edeago costruito allo. stesso modo: lo ritengo però una forma vicariante dello stesso e lo chiamo ssp. albanicus m. Se Apfelbeck non avesse stampato che la località classica del balcanicus è la Bosnia sett. (Bjelasnica-pl.), mentre della località albanese non parla affatto nella sua pubblicazione, benchè i nominati due 3 4, da lui avuti, sieno stati da lui stesso etichettati « balcanicus », avrei fatto vo- lentieri a meno d’ inserire un nuovo nome nella nomenclatura degli Alophus ed avrei assunto a tipo del balcanicus la sottospecie come sopra individuata, tanto più che l’Autore me l’ha inviata con tanto d’indicazione « cotyp. »!
E’ probabile che A. balcanicus dei monti. Rhodope, Demirkapu,. nomi- nati da Apfelbeck, sieno degli albanicus: lo sono quasi certamente quelli da Jezerce-pl.; sarebbe interessante accertare l’essere di quelli della Serbia (Suva-pl. presso Bela-Palanka), che suppongo però appartenere anche al- l’albanicus. ~ | È
Reitter ha descritto, nel 1894, come aberrazioni del vau (allora trigut- tatus) gli A. subcarinatus ed uniformis ; ho già affermato ch’ io ritengo che essi sieno nient’altro che sinonimi di pseudelegans; aggiungo ora che la lo- calità classica di cattura tanto del pseudelegans che del subcarinatus è « Mar- marosch (Ungheria: Carpazii orientali) » e che l’uniformis è descritto dei Beschidi (23). Del resto, siccome le squamule sul disco del pronoto sono sempre più larghe di quelle dell’obsoletus e talvolta sono anche quasi ro- tonde, è più che spiegabile l'attribuzione delle due aberrazioni al vau an- zichè al triguttatus, fatta allora dall’Autore.
Richiamo ancora l’attenzione sul parallelismo che si verifica nelle tre specie, che compongono il gruppo del triguttatus, circa la variabilità del- l’edeago: la linea della smarginatura apicale va dall’arco assolutamente re- golare, più o meno profondo, più o meno ampio, alia forma angolosa, più o meno nettamente definita in tutte tre le specie e non offre validi ca- ratteri per la loro distinzione. Le linee tracciate dai margini laterali del tubo ‘benchè anch’esse alquanto variabili), messe in correlazione con la forma del rostro, servono invece ottimamente per identificare le specie: ‘ triguttatus e vau, che hanno edeago pressochè uguale, a lati paralleli od appena allargato verso l’estremità, sono nettamente separabili per la diversa
(23) Per quanto si tratti di un’argomentazione di valore molto relativo, osservo che da. | Reitter, provenienti dai detti monti, ho ricevuto parecchi pseudelegans e nessun vau,
22 | in F. SOLARI
forma del rostro: triguttatus e pseudelegans, che sono fra loro estrema- mente affini, sono invece facilmente separabili per la differente forma del- l’edeago, in quanto nel secondo il tubo è costantemente e visibilmente ri- stretto verso l'estremità, mentre nel Mii esso è allargato o tutt'al più ha lati paralleli.
A. rhodopensis Reitter, elegans Stierlin e Giorgievici SPO ‘SH Alophus rhodopensis è molto simile all’ albantcus, cosicchè si sareb- be quasi tentati di considerarlo come un’altra sottospecie del vau, ma contro questa tesi sta la considerazione aprioristica che, secondo Apfelbeck, sui monti Rhodope si trova anche il balcanicus (= van) e la constatazione che le differenze fra il vau ed il rhodopensis sono numerose. Quest'ultimo ha
il rostro più corto di quello del vau e della sua sottospecie: gli occhi non —
infossati nell'orbita: il pronoto nettamente più stretto degli elitri, coperto sul disco di punti squamigeri più piccoli, più fitti, mai confluenti e confu-
samente irrorato di punti grandi; gli elitri nel ¢ sono alquanto arrotondati.
agli omeri, più allungati, meno larghi verso il mezzo (mentre nel vau sono regolarmente ovali), gli angoli omerali non sporgono in avanti; nella 2 del rhodopensis gli ‘elitri hanno omeri bene pronunziati e fortemente. arro- tondati, come nel triguttatus; sono un po’ più lunghi e meno larghi che nel vaw, cioè sono ovali, mentre in quest’ultimo: sono brevemente ovali; dal vau di forma tipica differisce anche per il rostro dilatato davanti agli occhi, non separato dal capo: dall’albanicus invece per il rostro meno al- largato- gibboso alla base. 3
La squamulazione del pronoto è molto variabile nel rhodopensis, però sempre le squamule riempiono totalmente i punti e sono notevolmente più
piccole di quelle del vau; esse talvolta sono integre, altre volte sono der presse od anche impresse nel centro, raramente sono stroncate lateralmente; il colore delle tibie è rossiccio, costantemente più chiaro di quello che si constata in molti individui del vau, le tibie anteriori sono leggermente cur- vate come ‘nello stesso; ‚il funicolo è più corto e più robusto con articoli i rispettivamente più corti a partire dal 3°, gli esterni fortemente arrotondato- trasversi; il tubo dell’edeago ha lati più esattamente paralleli, pel resto è uguale a quello del vau di forma tipica.
Dell’ A. Gjorgjevici ho un cotipo & (Rilo- dagh, leg. Merkl), avuto dall’Autore ‘e perfettamente rispondente alla descrizione datane, che è un pochino più piccolo di tre cotipi del rhodopensis (Rhodope-Geb., leg. Hilf), mandatimi da Leonhard, ma nel quale: forma degli articoli esterni del fu- nicolo, del rostro, del pronoto, degli elitri, dell’edeago, impressione me- diana del pronoto, sua squamulazione, colore delle tibie sono identici a quelli della specie nominata; non v’ha adunque dubbio sulla identità spe- cifica dei suddetti esemplari, provenienti dai nominati due gruppi di monti,
fra loro assai vicini. Del resto già Reitter segnala il rhodopensis dei monti .
Rhilo, mentre descrive la nuova specie.
Dalla lettura della descrizione del Gjorgjevici, 10 ho tratto 1’ impres- sione che Apfelbeck abbia essenzialmente descritto soltanto il 4 della sua nuova specie e che della 9 abbia parlato soltanto di sfuggita, per dire ch’essa è considerevolmente più grande, ha gli elitri più convessi e legger-
\
SUL GENERE ALOPHUS 23
mente arrotondati ai lati, le macchie discali estese dalla 4% alla 7* interstria e le squamule a vivaci riflessi metallici. Ma questa descrizione non si ad- dice ad una ® (cotipo) del rhodopensis, avuta anch’ essa dal compianto Leonhard; ne deduco che Apfelbeck deve aver ritenuto essere 2 del suo Gjorgqevici quella grossa, da lui descritta come sopra e che appartiene cer- tamente a specie diversa dal rhodopensis.
Secondo quanto l’Autore ha espressamente stampato, il tipo del Gjor- _gjevici è della catena montana Stara-planina (leg. Merkl), che è sita molto più a nord della Rilo-planina, patria del Gjorgjevici & di mia proprietà; non è detto se olotipo sia il 4 oppure la 2 e se la 2 provenga dal primo o dal secondo gruppo di montagne; nel silenzio dell Autore in proposito, si deve ritenere che olotipo del Gjorgjevici sia un (3, catturato nella Stara-pl. e paratipo 4 quello in mio possesso del Rilo-dagh, cioè che questa specie viva su ambedue le catene di montagne nominate. Come per il Gjorgjevici, così per l’altra specie, della quale sarebbe stata descritta sommariamente la sola 2, e probabile la cattura nelle stesse due località.
Orbene io ho pure due grosse 9 9, dei Balcani, senza indicazione più precisa, avute da Merkl col nome di elegans (uguali ad un paratipo del Gjor- gjevici 2, visto da me in passato), alle quali la descrizione sopra riprodotta si attaglıa perfettamente; esse differiscono dalla 9 del rhodopensis per la statura maggiore (sono grandi come l’austriacus), gli elitri di ovale molto allungata e le zampe tutte nere. Proviene la grossa 2 (allotipo), descritta da Apfelbeck, dalia stessa località, dove sono state raccolte le 2 9, man- datemi da Merkl? Lo credo.
Poichè le tre differenze, da me or ora indicate, fanno parte dei carat- teri, con i quali Stierlin definisce il suo A. elegans: dato che Merkl non è certamente l’autore della determinazione della specie, da lui distribuita con tale nome, è più che probabile che Stierlin abbia descritto l’elegans su mate- riale, mandatogli per lo studio da Merkl (24), e che i miei elegans sieno dei cotipi od almeno dei topotipi; ne verrebbe allora logica la deduzione: che tipo dell’elegans, allotipo (9) del Gjorgjevici e miei elegans devono essere originari della stessa fonte e devono essere stati catturati sulla Stara-pl. e sulla Rilo-pl.: che Gjorgjevici 9 è da ritenersi sinonimo di elegans. A que- sta conclusione mi attengo. |
Non ripeto qui quanto ho già scritto dell’ A. elegans Reitter, allorchè ho parlato del Kaufmanni; torna però acconcio il richiamare ora l’atten- ‘zione sul fatto, che anche Reitter (1894) dalla lettura della descrizione do- veva aver tratto Ja convinzione, che elegans dovesse essere alcunchè di ben diverso dal Kaufmanni (se non altro per la diversa forma degli elitri e la scoltura non rugosa del pronoto) quando ho creduto di poter ravvisare nel ‚pseudelegans la specie descritta da Stierlin.
Così individuato, |’ A. elegans differisce dal rhodopensis perchè il ro- stro è più lungo (lungo quanto nell’austriacus), con solco mediano che sfocia
(24) Non ho più, purtroppo, la possibilità di consultare la pubblicazione originale, onde ‘accertare se in qualche punto Stierlin avesse allora fatto il nome del raccoglitore della nuova specie. In mancanza di tale precisazione, osservo che l’ indicazione usata « Turchia » può | trovare facile spiegazione nel fatto che il viaggio di Merkl nei Balcani ha avuto luogo al- cuni anni prima del 1880, quando cioè il rimaneggiamento politico degli stati balcanici, do- vuto ai trattati di S. Stefano e di Berlino (1878), non era ancora avvenuto. Che il viaggio di esplorazione, compiuto da Merkl, sia di qualche anno anteriore al 1880, lo desumo dal fatto che sono in mio possesso due esemplari dello Stomodes rotundicollis (Rhilo-Dagh, ex Merkl), specie descritta da Frivaldsky nel 1880, su materiale avuto dal nominato raccoglitore.
da S | F. SOLARI
in una fossetta frontale, la quale manca nel rhodopensis: le antenne sono più lunghe, con articoli esterni circa lunghi quanto larghi, più o meno ar- rotondati, anzichè fortemente arrotondato-trasversi, la clava è ovale-allun- gata (in un esemplare ancor più allungata, subfusiforme) mentre nel rho- dopensis è ovale: il pronoto è meno trasverso, più distintamente irrorato di punti grandi e coperto: di squamule allungate, integre, che si toccano le. une colle altre e quasi si accavallano, anzichè larghe e tondeggianti: gli elitri sono quasi del doppio più lunghi che larghi, alquanto obovati, invece. di essere ovali, un pochino più convessi e con omeri un po’ meno pronun- ziati: le tibie sono più lunghe e nere, mentre nel rhodopensis sono costan- temente bruno-rossiccie: la squamulazione in complesso è più chiara, con riflessi metallici abbastanza vivaci. pilo meri n
a austriacus Otto e styriacus Apfelbeck
Richiamo qui la mia nota, che ha potuto facilmente sfuggire, pubbli- cata nel Bollettino di questa Società, LXV (1933) p. 161, nella quale ho di- | mostrato che styriacus è nient ‘altro che un gi dell’austriacus con edeago mutilato.
E’ specie fissa e facilmente identificabile; la conosco della Stiria, della Carniolia e dell'Austria inferiore (Wechsel). Secondo Penecke (Wiener ent. Ztg., vol. XX, 1901, p. 37) vive a spese di Senecio nemorensis.
A. Csikii Apfelbeck
E’ d’aspetto molto simile al pseudelegans, però in esso il rostro è net- tamente dilatato alla base e quivi evidentemente più largo che verso il mezzo, non diviso dal capo, mentre nel pseudelegans il rostro non è dila- tato alla base, ha lati paralleli fino all’ inserzione delle antenne ed è perciò nettamente separato dal capo. Inoltre nel Csikii gli elitri, specialmente quelli. della 9, sono obovati, mentre nel pseudelegans sono ovali; nel Csikü, 4 9, gli elitri sono nettamente più larghi della base del pronoto, gli angoli ome- rali sono molto pronunziati, subcallosi ed alquanto sporgenti in avanti; nel pseudelegans & gli elitri alla base sono poco più larghi della base del pronoto e gli angoli omerali non sono sporgenti nè callosi, nella 9 gli omeri sono fortemente arrotondati ed anche qui per nulla callosi. L’edeago del Csikii è somigliantissimo a quello del pseudelegans, però il restringi- mento laterale del tubo verso l'apice è più forte nel Csikü e la smarginatura apicale è subangolosa anzichè in arco regolare. |
Dall’austriacus si distingue perchè questo ha forma più allungata e punteggiatura del pronoto subvariolosa verso i lati; inoltre negli austriacus freschi le macchie bianche discali partono dall’omero e si dirigono in arco verso la sutura elitrale, nel Csikii invece dette macchie hanno inizio più in basso e più internamente e si dirigono obliquamente verso la sutura; la statura dell’austriacus è, in media, notevolmente maggiore.
Dal rhodopensis il Csikii differisce perchè in quest’ultimo il pronoto è ‘un pochino più lungo che largo (4) od al massimo largo quanto lungo (9), solcato nel mezzo quasi fino alla base, 1 lati del tubo dell’edeago: all’estre- mità convergono visibilmente, la smarginatura apicale è poco profonda
SUL GENERE ALOPHUS | 25
e quasi angolosa al centro; nel rhodopensis l’edeago è parallelo ai lati, ha angoli apicali acuti e la smarginatura apicale descrive un arco regolaris- simo e molto pronunziato. Nel rhodopensis il rostro è un po’ più corto, il pronoto più corto che largo, coperto di squamule più piccole ed ha an- teriormente una profonda foveola alquanto allungata.
La 2 del Csikü differisce da quella dell’elegans perchè ha pronoto lungo quanto. largo, anzichè trasverso, leggermente solcato nel mezzo, elitri obovati invece che ovali-allungati, molto profondamente smarginati alla base, angoli omerali ben pronunziati, alquanto sporgenti in avanti, mentre nell’elegans essi sono fortemente arrotondati. Lei squamule del pronoto sono della stessa grandezza e forma nelle due specie; nell’elegans le due. “ macchie di squamule più chiare sono disposte trasversalmente i arroton- date, nel Csikii hanno una posizione obliqua e sono triangolari.
‘ Ho tre esemplari del Csiku (1 4, 2 4-8), presi net Carpazii or. (Bro- steni-Moldau) ed una ®, catturata a Predeal (Valachia), avuti dal compianto sig. A. L. Montandon: ne ho pure una coppia della Transilvania, senza indicazione più precisa, avuti dal Prof. A. Schuster: ne ho visto una 2 nella collezione Winkler (Kerzer-Geb., leg. Ganglbauer): ho avuto in co- municazione dall’Autore i tre esemplari tipici (2 4 & , 1 2), che hanno co- lori più vivaci che i miei dei Carpazii, cioè come nei pseudelegans della Bu- covina, ricevuti appunto col nome di Csikü. Al Prof. Penecke, che me li ha mandati, deve essere sfuggito il fatto che lo stesso Apfelbeck ha gia svalorizzato non poco il nuovo carattere, tratto dalla forma del processo prosternale, sia coll’aver praticamente ‘fuso il 1° ed il 2° gruppo: nella com- pilazione delle sue tavole dicotomiche, sia coll’aver poi scritto, descriven- do lo Csiku, che il processo prosternale nello: stesso è di forma intermedia tra quello attribuito al prototipo del 1° gruppo e quello dell’austriacus. Quasi certamente egli, fuorviato dall’ inserzione del Csikii nel gruppo del Kaufmanni e dalla grande somiglianza: dell’edeago del Csikii, figurato dal- l’Autore, con quello del pseudelegans, che aveva sott'occhio, non! ha dato peso al carattere della conicità del rostro alla base, che pur è stata descritta da Apfelbeck ed ha classificato Csikü (haliciensis nel 1928) il pseudelegans.
In tutti i miei esemplari di A. Csikü il tubercolo compreso fra le lamine prosternali è bene pronunziato e le lamine sono basse, suborizzontali, co- sicchè di profilo assumono lo stesso aspetto di quelle del vaw; se ben ri- cordo (25) i tipi avevano il processo: prosternale come i miei pseudelegans di Korbei, ciò che del resto è conforme alla descrizione originale; si ha . adunque ancora qui una riprova della variabilità di questo ornamento pro- toracico e quindi dell’ impossibilità di trarne profitto per la classificazione delle specie e tanto meno per la divisione degli Alophus in tre gruppi, pro- posta da Apfelbeck.
A. pindicus n. sp.
Item ut in A. nictitanti Boh. longe hirsutus eique similis; differt quia & multo latior, praeterea rostro robustiore, medio anguste et profunde
(25) Ho esaminato i tipi nel 1931 e poichè allora non avevo ancora identificato lo Csikii fra il materiale della mia collezione, li avevo confrontati coi pseudelegans di Korbei, Ri- cordo che in quella circostanza la sola differenza fra i due, che mi aveva colpito, consisteva nella diversa forma del rostro.
26 | F. SOLARI
è
sulcato, sulco in fronte usque ad occipitem continuato, subtus haud tuber- culato-dentato, lateribus valde angulatim producto, juxta oculos profunde inciso; funiculi articulis 3°, 4° et 5° aequilatis, 6° et 7° distincte latioribus, 3° subgloboso, 4° et 5° globosis, 6° rotundato-transverso; prothorace lon- gitudine latiore, antice parum constricto, deinde modice rotundato, disco creberrime punctato, lateribus confuse ruguloso, medio antice obsolete fo- veolato, lobis ocularibus nullis ; elytris in 6 breviter ovatis, converioribus, tibiis robustioribus, corpore omnino nigno ; aedeagi tublo versus apicem pa- rum restricto, apice subtruncato. |
Patria: Epiro, catena del Pindo (M. Kataphidi, m. on Sy. 1932, leg. M. Beier).
Un solo esemplare &, elle mia collezione, in cattivo stato, onde non ne posso descrivere la squamulazione: la specie € pero facilmente identifi- cabile per gli elitri brevemente ovali del 4, più larghi che quelli della 2 del nictitans, la mancanza del tubercolo dentiforme del rostro e l’edeago gradatamente e leggermente ristretto nella parte distale (fig. 18). —
Di sotto il pindicus ha una punteggiatura piccola ed oltremodo densa, i punti sono riempiti da una squamuletta perfettamente rotonda, più pic- cola, più rotonda che nelio squamiventris; 11 processo prosternale è molto sito, le lamine sono, divise fino alla base, completamente verticali, netta- mente lontane dalle coscie anteriori, davanti ad esse v’ e un piccolo tuber- colo ben visibile. |
Anche nello squamiventris la squamulazione è è molto densa, ma i punti e le squamule sono più grandi, meno numerosi.
La punteggiatura degli sterniti è fitta e piccola come nel nictitans, ma in questo gli sterniti sono soltanto densamente pelosi, mentre nel pindicus sono molto densamente squamosi, con scarsi peli frammisti.
A. epiroticus n. sp.
Magnitudine A. squamiventris Reitter eigue maxime affinis ; differt ro- stro late et profundius sulcato, in dimidia parte basali conico, juxta oculos haud inciso, fronte latiore; antennis longioribus, articulis e.rternis globosis, 7° parum transverso : prothorace longitudine aequilato, lateribus valde ror tundato. minus crebre punctato, punctis disco squemula repletis, squamu- lis disco rotundatis, lateribus ovalibus; squamulis elytrorum distincte mi- noribus; aedeagi tubo lateribus regulariter et modice a, lamina ‘api- cali longiore et apice reflexa.
_ Patria: Epiro, catena del Pindo (M. Kataphidi, m. 1800-2000, 19, VI, 1933, leg. M. Beier); una coppia nella mia collezione (4 olotipo)._
D’aspetto molto simile allo squamuventris ed anche molto affine allo” stesso; ne differisce principalmente : per i lobi oculari pressoché nulli, la fronte distintamente più larga del rostro fra I’ inserzione delle antenne: per il rostro distintamente conico dalla base fin verso 11 mezzo, non inciso davanti agli occhi: per il solco mediano dello stesso più ampio e più pro- fondo. per gli articoli 4°, 5° e 6° del funicolo globosi ed il 7° meno: tra- sverso: per il pronoto lungo quanto largo, fortemente arrotondato ai lati, colla massima larghezza sita quasi nel mezzo: per i punti del pronoto sul disco totalmente riempiti da squamule rotonde, integre, nettamente isolate
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le une dalle altre: per le squamule poste ai lati dello stesso ovali e che si accavallano: per le squamule, tutte rotonde, che coprono gli elitri, distin- tamente più piccole di quelle che si trovano sul disco del pronoto e più piccole di quelle dello squamiventris : .per il tubo dell’edeago che si restringe gradatamente dal mezzo fino all’apice (fig. 19), la lamina apicale più lunga e ripiegata in su, ciò che non avviene nell’altra specie.
Nello squamiventris invece i lobi oculari sono chiaramente visibili, i lati del rostro sono subparalleli dalla base fino all’ inserzione delle antenne, il rostro è inciso davanti agli’occhi, la fronte è ben poco più larga del rostro fra l’ inserzione delle antenne, il solco del rostro è più stretto e più superficiale; gli articoli 5° e 6° del funicolo sono trasverso-arrotondati, il ° è fortemente trasverso; il pronoto è più lungo che largo, colla massima larghezza sita anteriormente, indi alquanto ristretto rettilineamente fino alla base, i punti sul disco. sono riempiti da squamule fortemente impresse, che sembrano stroncate come quelle del vau, anche le squamule verso 1 lati sono tondeggianti; le squamule che ricoprono gli elitri sono grandi come quelle del pronoto e così vicine le une alle altre, che soltanto con difficoltà se ne vede il contorno; il tubo dell’edeago si restringe verso il mezzo, indi si allarga all’altezza del foro ejaculatorio, per restringersi poi nuovamente nell’estrema parte distale, la lamina non è menomamente voltata in alto.
La nuova specie ha qualche affinità collo shardaghensis, altro Alophus con rostro conico, ma nettamente diviso: dal capo; dallo stesso si distingue però con tutta facilità, perchè in quest’ultimo il pronoto è dilatato-arro- tondato nella parte distale e la sua punteggiatura è oltremodo fitta. e co- stituita da punti molto più piccoli; la differenza fra gli edeagi delle due specie è molto forte. i
A. macedonicus n. sp.
A. Hilfi Reitter habitu simillimus, differt rostro a capite diviso, quam- quam a basi comico, ante oculos haud ampliato; prothorace in antica parte sulcato, disco su builins densiusque punctato et squamulato, lateribus squa- mulis angustioribus praedito ; forma elytrorum ut in 3 et in 2 subaequali; aedeagi tubo lateribus distinctius sinuato, deinde magis ampliato, apice ro- tundato-acuminato, haud calloso. —
Patria: Macedonia (Ljubeten: Shar-Dagh, leg. Apfelbeck).
Nei tre esemplari, che conosco, il solco del rostro è più profondo che nel Hilfi, il pronoto è abbastanza profondamente solcato nella parte ante-. riore ed ai lati porta squamule meno larghe che nel Hilf. e più. aderenti al ‘corpo; gli omeri sono meno angolosi, il colorito delle macchie mediane e della fascia subapicale degli elitri è relativamente poco più chiaro di quello della restante vestitura, a differenza di quanto si verifica normalmente nel Hilf; la 2 differisce ben poco dal & nella forma degli elitri, mentre nel Hilfi il dimorfismo sessuale è molto accentuato.
Il tubo dell’edeago è notevolmente diverso da quelo del Hilfi; in que- st’ultimo la parte laminare è poco più lunga che larga, larga appena meta della larghezza del tubo, misurato nel punto in cui la sua curva è più alta, all'apice è largamente arrotondata e distintamente. callosa, quasi troncata; nel macedonicus la parte laminare è quasi del doppio più lunga che larga,
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nella parte distale è visibilmente larga più di metà della larghezza del tubo, misurato come nel Een, termina in ogiva arrotondata (fig. 2 20) e non e cal-_ losa all’apice. | |
Contrariamente a quanto ne avevo ‘pensato iN passato, ritengo essere il macedonicus una specie a sè stante, non una sottospecie del Hilfi, essen- do esso sufficientemente caratterizzato dal rostro nettamente diviso dal capo, per quanto conico dalla base, dalla punteggiatura del pronoto sul disco, più fina e più densa, dalla differente squamulazione sopra descritta € dalla notevole differenza nella parte su dell’edeago, oltre che per il piccolo dimorfismo sessuale. de
Dal malissorum, che ha punteggiatura del pronoto molto simile, si di- stingue perchè nello stesso gli elitri sono ovali-allungati, con omeri com- pletamente svaniti e le squantule ai lati del pronoto sono piliformi; l’edeago delle due specie è completamente diverso. Olotipo 4 , nella mia collezione, allotipo 2 ed un paratipo 4 nella collezione Apfelbeck. |
Per la classificazione degli Alophus possono valere le seguenti tavole dicotomiche.
So
1 (4) Rostro, verso la base, munito di sotto di un forte tubercolo denti- forme; punteggiatura del pronoto variolosa.
+ Rostro senza incisione latero-basale, non esteso angolosamente verso l’esterno, a lati paralleli, superficialmente solcato. nel mezzo; fronte larga al massimo quanto il rostro fra 1’ inserzione delle an- tenne; tibie ‘anteriori fortemente curvate:
nichtans
3 (2) Rostro con una netta incisione! uu basale, esteso angolosamente
verso l'esterno, profondamente solcato nel mezzo, leggermente co-
nico dalla base fino all’ inserzione delle antenne, nel qual punto è
meno largo. della fronte; tibie anteriori meno curvate: ssp. singularis
) Rostro sprovvisto di tubercolo dentiforme.
) Tutte le squamule degli elitri sono arrotondate.
) Pronoto arrotondato o no ai lati, mai dilatato anteriormente.
) Rostro ben diviso dal capo, anche se nella parte basale è legger-
mente conico. Le
Occhi non infossati nell’ orbita, la quale è. totalmente mascherata
da un anello di squamule che circondano l’occhio; occhi grandi,
posti per almeno la metà del loro margine dorsale parallelamente all’asse del capo, cosicchè la fronte ha lati paralleli per lungo
tratto (26).
9 (14) Protorace non sinuato lateralmente. all ee del margine supe- riore degli occhi, onde non si determinano lobi oculari.
10 (11) Rostro a esteso lateralmente, la dilatazione spiccatamente angoloso-dentiforme, molto profondamente inciso fra l’occhio e fa
NS Ou pb PS Sa Oo
CON À =
es ER
D NI Sr
(26) Eccezion fatta, per il Kaufmanni ssp. circassicus, nel quale gli occhi sono disposti ‘obliquamente, cosicchè i margini laterali della fronte sono, per tutta la loro estensione, convergenti in avanti, come nel vau.
II (10)
12 (13)
13 (12)
18 (23)
SUL GENERE ALOPHUS | ae, 29
x LÌ #
dilatazione suddetta, a lati paralleli ed angolosi; elitri provvisti di setole quasi erette. Tubo dell’edeago leggermente e gradatamente ristretto nella parte distale, subtroncato all’apice: i pindicus Setole sul dorso deigli elitri molto abbattute; rostro non allargato lateralmente, incisione laterale davanti all'occhio leggiera o nulla. Rostro ieggermente ma regolarmente conico dalla base fino all’ in- serzione delle antenne, con solco leggiero e stretto, che sfocia in una fossetta frontale molto allungata; pronoto molto densamente punteggiato sul disco, ogni punto è riempito da una squamula così fortemente impressa da sembrare un suo rivestimento interno ;. tibie anteriori leggermente sinuate alla base, curvate nella parte distale. Tubo dell’ edeago subtroncato all'apice, nella parte distale legger- mente sinuoso ai lati e successivamente allargato: | | agrestis Rostro abbastanza fortemente conico dalla base fin verso il mezzo, con solco ampio ed abbastanza profondo, che si prolunga sulla. fronte; punti del disco del pronoto riempiti da squamule integre, bene isolate le une dalle altre; tibie anteriori non: sinuate alla base, fortemente curvate nella parte distale. Tubo. dell’edeago troncato all'apice, regolarmente, ma leggermente ristretto ai lati a comin- ciare dalla cavità ejaculatoria; parte laminare leggermente ripie- gata all’apice: opikctinis Protorace sinuato lateralmente ad angolo molto ottuso, in modo però che si delineano lobi oculari più o meno sviluppati, ma sem- pre ben apprezzabili come tali.
Le squamule sul disco del pronoto sono larghe, rotonde e riempiono totalmente i punti, onde non se ne vedono i margini; pronoto con- fusamente irrorato di rari punti neri, a superficie piana, totalmente coperto dalle squamule; squamule sul disco apparentemente stron- cate lateralmente, come quelle del vau; rostro: a lati paralleli, con leggiera incisione latero-basale. Edeago subtroncato all’apice, nella parte distale arrotondato-ristretto fino all’apice, dove è più stretto che nell’agrestis :
squamiventris Le squamule sul disco del pronoto sono integre, di forma variabile e non riempiono i punti, dei quali si vedono chiaramente: i margini; pronoto mai irrorato di punti neri.
Elitri larghi alla base quanto la base del pronoto o ben poco più larghi, con angoli omerali subacuti, diretti verso il pronoto, quasi ad abbracciarlo; il 2° articolo dei tarsi anteriori è trasverso, quello dei tarsi posteriori al massimo.è ı 14 volte più lungo che largo; tibie. anteriori quasi rette. Tubo dell’edeago subtroncato all’apice. Rostro visibilmente inciso lateralmente davanti agli occhi, indi a lati paralleli; macchie di squamule bianche sul disco degli elitri, guando esistono, fortemente contrastanti con quelle che le circon- dano. |
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‘26
(20)
22)
F. SOLARI.
Pronoto strozzato anteriormente.
21) Statura minore, tibie anteriori robuste quanto quelle dl triguttatus,
(19)
(26
(8
)
)
macchie bianche sul disco degli elitri puntiformi od assenti:
2 | Kaufmanni
Statura maggiore (10 % mm.); rostro malo largo, tibie e tarsi stra-
ordinariamente robusti; elitri verso i lati ed epipleure rivestiti di
una larga fascia di squamule più chiare di quelle che si trovano sul disco; cas ipotetici):
ssp. Reitteri
Pronoto non strozzato anteriormente; macchie branche sul disco
degli elitri abbastanza grandi, ovali; punteggiatura del pronoto in
parte confluente, ma non rugiosa. Tubo dell’edeago meno ristretto verso l’apice, leggermente smarginato nel mezzo: | ssp. integer
Rostro indistintamente inciso davanti agli occhi, leggermente
conico fin verso il mezzo, macchie discali meno bianche e poco con- trastanti con quelle scure, grandi e disposte trasversalmente, come
quelle del pseudelegans; strozzatura del pronoto forte. Tubo del-
l’edeago leggermente smarginato all’apice:
ssp. circassicus Elitri alla base visibilmente più larghi della base: del pronoto, an- goli omerali ottusi; 2° articolo dei tarsi anteriori obconico o sub- triangolare, lungo quanto largo o poco più corto, quello dei tarsi posteriori più di 1 % volte più lungo della massima sua larghezza; tibie anteriori fortemente curvate; pronoto mai strozzato anterior- mente, mai rugoso, al massimo con punti confluenti longitudinal- mente. Edeago profondamente smarginato all’apice.
Rostro arrotondato ai lati (però angoloso nel carpathicus); pronoto fortemente ristretto anteriormente, indi abbastanza fortemente ar- rotondato-allargato (non allargato nell’obsoletus); 2° articolo dei
. tarsi anteriori alquanto più corto che largo, subtriangolare, quello
dei tarsi posteriori poco più di una volta e mezza più lungo che largo. Tubo dell’edeago leggermente allargato esternamente od an- che a lati subparalleli:
triguttatus
Rostro provvisto nella Hat latero-dorsale di un solco punteggiato, irregolare e più o meno profondo, che dà origine ad una costa leg- giera, la quale lo rende angoloso lateralmente; pronoto semplice- mente ristretto-arrotondato anteriormente; 2° articolo dei tarsi an-
teriori lungo quanto largo, mai triangolare, quello dei tarsi poste-
riori circa del doppio più lungo che largo. Tubo dell’edeago leg- germente ma visibilmente ristretto nella parte distale : pseudelegans
Occhi profondamente sil allseits, che in parte resta libera da squamule, più piccoli che nel triguttatus e disposti obliquamente, cosicchè i margini laterali della fronte sono, per tutta la loro esten- sione, convergenti in avanti; rostro leggermente conico dalla base
DS:
=)
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a2 33.
34
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37.
(30)
(33)
5 (36)
SUL GENERE ALOPHUS | | A
fin verso il miezzo, ma nettamente separato dal capo; tibie ante- riori quasi rette. Tubo dell’edeago a lati paralleli fino all’apice o leggermente allargato :
= sE | 2 vau Rostro fortemente conico dalla base fin verso il mezzo, quasi sem- pre anche dilatato davanti agli occhi, cosicché occu: e parte basale del rostro formano: quasi un unico cono.
Occhi infossati profondamente nell’orbita.
Elitri larghi alla base quanto la base del pronoto 0 poco più larghi;
squamule sul disco del pronoto larghe, apparentemente stroncate lateralmente; tibie anteriori quasi rette. Tubo dell’edeago profonda- mente smarginato all’apice, leggermente allargato ai lati nella estre- ma: parte distale: i ssp. albanicus Elitri evidentemente più larghi alla base della base del pronoto, omeri fortemente angolosi; squamule del pronoto larghe, ma in- tegre; tibie anteriori fortemente curvate. Tubo dell’edeago distin- tamente ristretto verso l’estremità, leggermente smarginato : | Csikit Occhi appiattiti, non infossati, quindi orbita inapprezzabile.
) Superficie del pronoto resa alquanto ineguale dalla punteggiatura
irregolare, la quale, specialmente verso i lati, € subvariolosa od anche subrugosa; in esemplari freschi però il pronoto appare sem- plicemente irrorato di numerosi punti foveiformi. Tubo dell’edea- go alquanto attenuato verso l’apice, molto profondamente smar- ginato all'estremità, le sue punte sono acute e relativamente lunghe :
austrıacus Pronoto a superficie piana.
Rostro piü corto, il suo solco mediano continuato fin sulla fr onte; funicolo robusto e corto, articoli 5° - 7° fortemente arrotondato- tra- sversi; punteggiatura sul disco del pronoto fina, fittissima, i punti riempiti da squamule piccole e tondeggianti; elitri abbastanza stretti, di ovaie piuttosto allungata, statura del vau. Tubo dell’edeago a lati paralleli, smarginatura distale come nella specie nominata : rhodopensts Rostro lungo quanto nell’austriacus, statura come riello stesso; ie squamule sul disco del pronoto sono allungate, la punteggiatura è molto fitta, ma i punti sono più grandi che nel precedente; funi- colo di lunghezza normale; il solco mediano del rostro sfocia in una fossetta frontale ben definita; gli elitri sono circa del doppio più lunghi che larghi; edeago profondamente smarginato all’apice, (caratteri ipotetici); elegans Pronoto straordinariamente .dilatato-arrotondato nel terzo distale, la punteggiatura sul suo disco è molto minuta, i punti sono in parte confluenti, specialmente quelli verso 1 lati; rostro leggermente conico nella metà basale, ben diviso dal capo, senza incisione la- tero-basale, profondamente solcato nel mezzo; fronte considerevol- mente più larga del rostro fra l’ inserzione delle antenne, occhi non
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4:
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a
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F. SOLARI
infossati nell’ orbita; lobi oculari i visibili; elitri in ovale alquanto: allungata, loro smarginatura basale poco profonda. Il tubo del- l’edeago si restringe gradatamente e fortemente e finisce in punta arrotondata, leggermente callosa all’apice:
SO
Squamule degli elitri, almeno quelle poste sulla loro declività late- rale, allungate; statura maggiore.
Soltanto! la declività posteriore degli elitri e talvolta anche quella laterale provviste di setole sollevate.
Rostro allargato davanti agli occhi e perciò ‘capo e base del rostro formano un unico cono; elitri notevolmente più stretti di quelli della 9, più larghi alla base che nelle specie seguenti, poco meno larghi alla base che verso il mezzo, non ovali, tagliati obliqua- mente agli omeri, questi bene pronunziati, leggermente callosi; pun- teggiatura del pronoto più rude, più forte che nei seguenti; edeago
largamente arrotondata e notevolmente calloso all’apice :
Hulfi
Rosse nettamente. diviso dal capo, anche se distintamente conico gia dalla base.
Pronoto con punteggiatura più fina e più densa che nel Hifi, le
_squamule ai lati dello stesso sono ellittico-allungate, più strette che
(39)
nel Hilfi, più larghe che nel malissorum; omeri tagliati meno obli- quamente che nel Hilf, non callosi, elitri meno larghi alla base che nello stesso, quindi subovali, poco dissimili da quelli della +: edeago simile a quello del Hilf, lamina più lunga, terminata in punta ogivale-arrotondata, non callosa all’apice: macedonicus Elitri di forma ovale alquanto allungata, arrotondati agli omeri; squamule ai lati del pronoto piliformi; edeago troncato all’apice, gradatamente attenuato, le sue linee marginali sono Curve e con- vergenti fino all’apice: | malissorum Elitri più stretti che nel malissorum, tutta la loro superficie prov- vista di setole lunghe e sollevate, più lunghe e più sollevate che nelle specie affini; tubo dell’ edeago a lati subparalleli fino all’estre- mità della cavità ejaculatoria, poi rettilineamente e rapidamente ri- stretto fino all’apice, dov’é più stretto che nel malissorum : Apfelbecki PR Rostro, verso la base, munito di sotto di un forte tubercolo denti- forme; punteggiatura del pronoto variolosa. Rostro senza incisioné latero-basale, non esteso angolosamente ver- so l'esterno, a lati paralleli, superficialmente solcato. nel. mezzo; | fronte larga al massimo quanto il rostro fra I’ inserzione delle an- tenne : | | nictitans
ae fa)
9 (14)
= (11)
13 (12)
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SUL GENERE ALOPHUS © 33
Rostro con una netta incisione latero-basale, esteso angolosamente
verso l’esterno, profondamente solcato nel mezzo, leggermente co-
nico dalla base fino all’ inserzione delle antenne, ‘nel quale punto €
meno et della fronte: | ssp. singularis
Rostro sprovvisto di tubercolo dentiforme.
Tutte le squamule degli elitri sono arrotondate.
Pronoto arrotondato o no ai lati, mai dilatato anteriormente.
Rostro ben diviso dal capo, anche se nella parte basale è Br mente conico.
Occhi non infossati nell’orbita, la quale è totalmente mascherata da un anello di squamule che circondano l’occhio; occhi grandi, posti per almeno la metà del loro margine dorsale parallelamente all’asse del capo, cosicchè la fronte ha lati paralleli per lungo tratto: (*).< |
Protorace non sinuato eut all’altezza del margine supe- riore degli occhi, onde non si determinano lobi oculari.
Rostro fortemente esteso lateralmente, la dilatazione spiccatamente
angoloso-dentiforme, molto profondamente inciso fra i’occhio e la dilatazione suddetta, a lati paralleli ed angolosi; elitri provvisti di setole quasi erette; (caratteri ipotetici): eee | |
: pindicus Setole sul dorso degli elitri molto abbattute; rostro non allargato | lateralmente, incisione laterale, davanti all’occhio, leggiera o nulla.
Rostro leggermente ma regolarmente conico dalla base fino all’ in- serzione delle antenne, con solco leggiero e stretto, che sfocia in una fossetta frontale molto allungata; pronoto molto densamente punteggiato sul disco, ogni punto è riempito da una squamula così fortemente impressa, da sembrare un suo rivestimento interno; (ca- ratteri ipotetici): agrestis
Rostro abbastanza dico conico dalla base fin verso il mezzo, con solco ampio ed abbastanza profondo, che si prolunga sulla fronte; punti del disco del pronoto riempiti da squamule integre, ben isolate le une dalle altre :; pas
epiroticus Protorace sinuato lateralmente ad angolo molto ottuso, in modo però che si delineano lobi oculari più o meno sviluppati, ma sempre apprezzabili come tali. Le squamule sul disco del pronoto sono larghe, rotonde e riem- piono totalmente i punti, onde non se ne vedono i margini; pronoto confusamente irrorato di rari punti neri, a superficie piana, total- mente coperto dalle squamule; squamule sul disco apparentemente stroncate lateralmente, come quelle del vau; rostro a lati paralleli, leggermente inciso lateralmente, davanti agli occhi: squamiventris
(*) Vedi nota 26.
34
16 (15)
| F. SOLARI
Le squamule sul disco del pronoto sono integre, di forma variabile e non riempiono i punti, dei quali si vedono chiaramente i imargini;
| pronoto mai irrorato di punti neri.
17. (24)
21 (20)
23 (18)
24 (17)
N UT En.
bo
CN DC A
26 (25)
Elitri larghi alla base circa quanto la base del pronoto, ‘omeri nulli, angoli omerali subacuti, diretti verso il pronoto, che tendono! ad abbracciare; il 2° articolo dei tarsi anteriori è fortemente trasverso, quello dei tarsi posteriori è appena più lungio che largo; pronoto spesso grossolanamente rugoso, specialmente verso i lati.
Tergite anale appena smarginato all’apice.
Rostro con incisione latero-basale leggiera, indi a lati paralleli. Pronoto strozzato anteriormente; squamule bianche degli elitri con-
trastanti fortemente con quelle del fondo; macchie discali, quando. ‘ esistono, puntiformi:
Kaufmanni
Pronoto non strozzato anteriormente; le macchie discali di squa- mule bianche sono ovali, abbastanza grandi; punteggiatura del pro- noto non rugosa: is | ssp. integer
Rostro senza incisione latero-basale, leggermente conico fin verso il mezzo; macchie discali meno biche. e disposie trasversalmente, come „quelle del pseudelegans ; pronoto strozzato anteriormente: | | „Ssp. circassicus
Tergite anale fortemente smarginato a semicerchio, all’apice; sta- tura maggiore (10 % mm.); rostro, tibie e tarsi molto robusti; elitri verso 1 ni ed epipleure rivestiti di una larga fascia di squamule più chiare di quelle che si trovano sul disco; pronoto strozzato an- teriormente; macchie discali bianche grandi, subtriangolari: à | ssp. Reitteri Elitri alla base visibilmente più larghi della base del pronoto, omeri nettamente delineati, fortemente arrotondati, angoli omerali nulli: 2° articolo dei tarsi anteriori lungo quanto largo od appena tra- sverso, quello dei tarsi posteriori un poco più lungo: che nel Kauf- manni; pronoto mai strozzato anteriormente, mai rugoso, tutt’al più con punti confluenti longitudinalmente. | | Rostro arrotondato ai lati, con incisione latero-basale profonda, margine superiore dello-scrobo totalmente visibile dall’alto; pronoto fortemente ristretto anteriormente, quasi strangolato, poi legger- mente arrotondato-allargato, successivamente a lati convergenti verso la base; elitri brevemente ovali; 2° articolo dei tarsi anteriori alquanto più corto che largo, quello dei posteriori poco più lungo eus triguttatus f. typ. Rostro angoloso ai lati, indistintamente inciso alla base, mar- gine superiore dello scrobo ben poco visibile dalPalto; pronoto a lati subparalleli, leggermente ristretto-arrotondato anteriormente: elitri ovali; 2° articolo dei tarsi anteriori circa lungo quanto largo, quello dei posteriori circa una volta e mezza più lungo che largo: pseudelegans f. typ.
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SUL GENERE ALOPHUS © De 0e
Occhi profondamente infossati nell’orbita, che in parte resta por da squamule, più piccoli che nel triguttatus e disposti obliquamente, cosicchè i margini laterali della fronte sono, per tutta la loro esten- sione, convergenti in avanti; rostro leggermente conico dalla base fin verso il mezzo, ma nettamente separato dal capo: i | ne vau Rostro fortemente conico dalla base fin verso il mezzo, quasi sem- pre anche dilatato davanti ‘agli occhi, cosicchè occhi e parte basale del rostro formano quasi un unico cono. Occhi infossati profondamente nell’orbita. Elitri larghi alla base quanto la base del pronoto o poco più lacchi, quindi omeri pressochè nulli; squamule sul disco del pronoto lar- ghe, apparentemente stroncate lateralmente: ssp. albanicus Elitri Air più larghi alla base della base del pronoto,
« omeri fortemente angolosi, squamule del pronoto larghe, ma in-
(6
o
tegre : | | Csikit - Occhi appiattiti, non infossati, quindi orbita inapprezzabile. Superficie del pronoto ineguale, come nel &; elitri obovati: | austriacus Pronoto a superficie piana., Rostro più corto, il solco mediano continuato fin sulla sone fu- nicolo robusto e corto, articoli 5°- 7° fortemente arrotondato- -tra- sversi; pronoto molto confusamente irrorato di punti neri, la sua punteggiatura tina, fittissima, i punti riempiti da squamule piccole e tondeggianti; elitri ovali; statura del van: rhodopensis Rostro lungo quanto nell’ austriacus, statura come nello stesso; pro- noto distintamente irrorato, specialmente verso 1 lati, le squamule sul disco sono allungate, la punteggiatura è molto fitta, ma i punti sono più grardi che nel precedente; funicolo di lunghezza nor- male, articoli 4° - 6° globosi, il 7° lungo quanto largo; il solco me- diano del nostro termina in una fossetta frontale; elitri molto al- lungati, obovati : elegans Pronoto straordinariamente dilatato-arrotondato nel terzo distale, la punteggiatura sul disco è molto minuta, i punti sono in parte confluenti, specialmente quelli verso i lati; rostro leggermente co- nico nella imetà basale, ben diviso dal capo, senza incisione latero- basale, profondamente solcato nel mezzo; fronte considerevolmente più larga del rostro fra l’ inserzione delle antenne, occhi non infos- sati nell’orbita; lobi oculari ben visibili; (caratteri ipotetici) : | shardaghensis Squamule degli elitri, almeno quelle poste sulla loro declività late- rale, più o meno allungate; statura. grande. Soltanto la declività posteriore degli elitri e talvolta ‘anche quella laterale provviste di setole sollevate.
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F. SOLARI
Rostro allargato davanti agli occhi e perciò capo, occhi e base del
40 (41) rostro formano un unico cono; elitri più larghi che nel malissorum,
_ brevenrente ovali, notevolmente più larghi alla base della base del pronoto, omeri bene pronunziati, arrotondati; punteggiatura del Sua più rude, più forte che nei due seguenti : ;
Hilf
41 (40) Rostro nettamente diviso dal capo, anche. se distintamente conico gia dalla base.
42 (43) Squamule ai lati del pronoto ellittico- allungate, più strette che nel Hilf, più larghe che nel malissorum,; elitri alla base più larghi che nel malissorum, omeri bene pronunziati : | |
© | macedonicus 43 (42) Elitri ovali-allungati, ben poco più larghi della base del pronoto, omeri nulli; squamule sui lati del pronoto Quasi piliformi: malissorum 4 (39) Tutta la superficie degli elitri provvista di setole lunghe e solle- vate, più lunghe e più sollevate ae nelle specie affini: Apfelbecki CATALOGO DEGLI Alophus Schönherr Curc. Disp. Meth. p. 166 (1826) nictitans Boheman, in Schönh. Gen. Egitto (I. cl.) Curc. VI, 2, p. 207'(1840) 'nichtans Redtenbacher, Fauna Stiria (Murau) austr., vot Hy ed 1874: di 249 = ".. michtans. Desbrochers, Mitth. — Schweiz: e. Ges., vol. sV,. p. 374 (*) nictitans Reitter, 1; .c. (1885) = mictitans Stierlin, 1. c. Grecia, Egitto
nictitans. Reitter, 1. c. (1901). Egitto, ‘Siria, Grecia-
nictitans Apfelbeck, 1. c. Erzegovina, Montenegro, Albanıa, Grecia nictitans Solari, h. op. Sirio; Asia, mi. Aatica. is, Leveas; e
Corfù, Dalmazia
foraminosus Stierlin, Wiener Epiro {Janina, 1. cl.)
Monatsschr. (1861), p. 223
foraminosus Reitter, 1. c. (1885) — — — — foraminosus Stierlin, 1. c. . Epiro
foraminosus Reitter, 1. c. (1894) Eur. mer., Asia min., Siria foraminosus Reitter, Wiener e. .— — — — ©
Zig. 1805, p. 163, Ref. 440
hebraeus Stierlin, 1. c. Cata dc.) syriacus Stierlin (Chevrol. i. Siria (1. cl.)
litt.), ibid.
(*) Non ho potuto consultare le pubblicazioni contrassegnate con asterisco,
SUL GENERE ALOPHUS SHARE
ssp. singularis Jacquelin du Val, Gen. Col. 854) p, 21, tav: 0, fe. a | singularis Solari, h. op. nictitans Fiori, l. c.
nictitans Sainte-Claire Deville,
Cat. Col. Corse (1914) p. 426.
nictitans Hustache, 1. c.
foraminosus Reitter, |. c. (1894)
Pp. 316 pindicus Solari, n. sp., h. op. agrestis Boheman, in Schh. Gen. Curc. Vie: 0.200. (840) agrestis Reitter, 1. c. (1885). agrestis Stierlin, 1. c. agrestis Reitter, 1. c. (1894) agrestis Reitter, |. c. (1901) agrestis Apfelbeck, 1. c. agrestis Solari, h. op. armemacus Hochhut, Bull. Mosc. 1847, 2, pag. 486
armeniacus Stierlin, 1. c., p. 64,
nota epiroticus Solari, n. sp., h. op. squamiventris Reitter, 1. c. (1901)
squamiventris Apfelbeck, 1. c.
? squamiventris Apfelbeck, 1. c. squamiventris Solari, h. op. nictitans Reitter, 1. c. (1894) p.
308 et l. c. (1901) p. 209 Kaufmanni Stierlin, Mitth. Schweiz.
e. Ges., vol. VII (1884) p. 43
Kaufmanni Stierlin, 1. c. Kaufmanni Reitter, 1. c. (1894) Kaufmanni Reitter, 1. c. (1901)
Kaufmanni Reitter, 1. c. (1916) Kaufmanni Apfelbeck, 1. c.
Kaufmanni Soları, h. op.
Stierlini Reitter, 1. c. (1885) ? Stierlini Seidlitz, Fauna Trans- syivanica (1891) p. 669 Stierlini Reitter, |. c.- (1894 e 1901)
Francia mer. (Montpellier, ich)
Francia mer., Lazio, Calabria
Toscana, Abruzzo, Lazio, Basilicata, Calabria, Sicilia
Corsica {Bastia)
Francia mer., Corsica
Epiro (monte Kataphidi) Caucaso (l. cl.)
LAO, Mii PR nm A Jie,
Caucaso
Caucaso
Caucaso, Armenia Armenia
Armenia: (12 cl.)
Armenia
Epiro (monte Kataphidi)
Grecia (Parnaso, |. cl., Attica, Velu- chi) :
Parnaso, Veluchi |
Asia min., Bosnia, Erzegovina
Parnaso |
Grecia
Ungheria (1. cl.)
. Ungheria
Ungheria, Austria
Austria infer., Ungheria, Stiria, Ca- rinzia, Carniolia, Venezia Giulia, Croazia, Tirolo, Turchia
Illiria
Croazia, Bosnia, Erzegovina, Alba- nia, Serbia, Bulgaria |
Austria inferiore, Carniolia, Croazia, Bosnia, Slovacchia, Ungheria, Va- lachia, Moldavia
Bosnia (Nemila, 1. cl.)
? Transilvania
. Bosnia
38 | Fe SOLARI >
Sequensi Reitter, l: c. (1901) : Croazia
(V Velebit, È a Sequensi Apfelbeck, 1. c. LT puncticollis Reitter, |. c, (1901) Car niolia (1. cl), Croazia
puncticollis Apfelbeck, 1. c. — — Weberi Penecke, Wiener e. Zig. . Stiria (Graz, 1. cl., Koralpe) XX (igor) p: 19
Weberi Reitter, 1. c. (1901) Stiria — Weber Solari, h. op. Stiria var. albidus Fiori, 1. c. Abruzzo (Gran Sasso, 1. cl.) albidus Solari, h. op. | = Abruzzo (Gran Sasso, Majella, Parco | Nazionale) ? Kaufmanni Bertolini, Cat., p. Veneto 176 | a a ? Kaufmanni Fiori, E Pianura modenese, Sicilia “ssp. integer Solari, nova, h. op. Erzegovina (Mostar) ssp. Reitteri Solari, nova, hoop. à. Andtolia- ? elegans Reitter. Lc. (190807. *Farohia
ssp. circassicus Solari, nova, fi. Op. © Circassia armeniacus Reitter, Wiener e. Circassia (Abago) — Zig. (1888) p. 264 st armeniacus Reitter, 1. c. (1894 € Caucaso 1901) triguttatus Fabricius, Syst. Ent., p. a 148 (1775) (*) en ‚? triguttatus Boheman, in Schh. Eur. temp. e merid. II, p. 283 ee | triguttatus Hochhut, Bull. Mo- — — — — scou 1847, p. 486 2 triguttatus Reitter, 1. c. (1885) — — — —
triguttatus Stierlin, 1. c.. Europa ? triguttatus Bertolini, Cat. 1872,. Tirolo mer. p. TP i | ? triguttatus Halbherr, sec. Fiori, Val Lagarina Hee 3 ? triguttatus Disconzi, sec. Fiori, Vicentino Le | triguttatus Ghiliani, Cat. 1887, Alpi, Certosa di Pesio 0 Vi 34 . . : O È | ? triguttatus Fiori, 1. c. Piemonte (Valtournanche) ? triguttatus Dudich, Ent: Blätter ?
1917.92 921% | triguttatus Reitter, 1. c. (1916) | Germ. med. ed occ.
triguttatus Solari, h. op. Austria inf., Boemia, Baviera, Prus- | sia mer., Svizzera, Piemonte var. obsoletus Reitter, 1. c. (1894) Francia (Morlaix, 1. cl.); Renania obsoletus Solari, h. op. Francia orient., sett., Catalogna uniformis Hustache, 1. c. Seine-et-Marne (Lagny)
trinotatus Marsham, Brit. Ent. Inghilterra IV, p. 100, 3 (sec. Boh, in Schh. VI, p. 208)
SUL ‘GENERE ALOPHUS _ en 39
triguttatus Bedel, Faune Bass.
Seine, p. 63:e 249 triguttatus Reitter, 1. c. (1901) triguttatus Fiori, l. c. triguttatus Xambeu,
21,9 2455 DO DI triguttatus Jennings, Ent. Mon-
“to Mag. 1015, De 407, biol. (*) sa . triguttatus Hustache, I. c. var. carpathicus Reitter, l. c. (1901) carpathicus Solari, h. op. ? vau Apfelbeck, 1. c. Weberi Reitter, 1. c. (1901)
Echange
| Weberi Penecke, 1. c. . pseudelegans Reitter, 1. c. (1901) pseudelegans Solari, h. op.
elegans Reitter, 1. c. (1894) haliciensis Reitter, Wien. Ztg. XX (1902) p. 196 haliciensis Penecke, Wien. ent. Zig. 1022; p. 180 et Bul, (1928), p. 359, biol. | 2. subcarindius. 2-. Reitier I 8 (1894) _? subcarinatus Reitter, 1. c. (1901) ? uniformis 2 Reitter, 1. c. (1894) ? uniformis Reitter, 1. c. (1901) ? var. haliciensis Reitter, Wiener ent. Ztg. XX (1902) p. 196 haliciensis Solari, h. op. elegans Reitter, 1. c. (1894)
ent.
vau Schrank, Enum. Ins, p 120 (1781) (*) | vau Reitter, |. c. (1901) vau Penecke, Wien. ent. Ztg. 1922, p. 186, biol. (*) vau Soları, h. op. balcanicus Apfelbeck, 1. c. triguttatus Redtenbacher, Fau- nf austr:, vol. H-(1874) D. 249 . triguttatus Reitter, 1. c. (1894) var. italicus Fiori, I, c. :
italicus Solari, h. op. nigrans Fiori, 1. c.
Francia sett.
Francia, Inghilterra, Germ. occ.
_ Pirenei, valle del Rodano.
Pirenei or.
?
Francia
Carpazii centr. ed or.
Carpazii or., pianura romena
Eur. med. or.
Carpazii centr., Alpi Transilv.,? Mo- ravia | |
Bucovina :
Carpazii or. (Marmarosch, 1. cl.) .
Ungheria, Slovacchia, Austria inf., Beschidi, Transilvania, Bucovina
Ungheria
Austria inf. (dint. Vienna)
Bucovina ,
Carpazii moravi
-Carpazii or. (Marmarosch, 1. cl.)
Beschidi | Beschidi (presso Althammer, 1. cl.) Galizia (Tarnopol, 1. cl., Cracovia)
Galizia Galizia È.
Eur. or: e media
Austria inf., Slesia, Carpazii, Roma- nia, Bosnia, Alpi Dinar., Croazia, Carniolia
Bosnia (Bjelasnica-pl., 1. cl.)
Austria
Moravia, Austria, Ungheria sett. Abruzzo (Gran Sasso, I. cl.) Abruzzo
Abruzzo (Gran Sasso, 1. cl.)
40 | F, SOLARI.
ssp. albanicus Solari, h, op. balcanicus Apfelbeck, 1. c.
rhodopensis Reitter, Wiener ent. Ztg.
XXXI (1912)
rhodopensis Solari, h. op.
& Giorgievicu Apfelbeck, 1. e. elegans Stierlin, 1. c. |
elegans Solari, h. op.
9 Giorggevici Apfelbeck, Lc Csikii Apfelbeck, 1. c. | Csiku Solari, h. op. austriacus Otto, Wiener. ent.
XIII (1894) p. 3 austriacus Reitter, I. c. (1894)
austriacus Reitter, 1. c. (1894 e
IQOT) austriacus ALDI ba austriacus Solari, h. op. styriacus Apfelbeck, LE styriacus Solari, Boll. Soc. Ent. Ital. LXV (1933) p.. 161 shardaghensis Apfelbeck, I. c. shardaghensis Solari, h. op. Hilfi Reitter, 1. c. (1901) Halfi Apfelbeck, 1. c. Hilfi Solari, h. op. Matzenhaueri Lokay, Cas. Ceske Spol. E. 1908, p. 60 (*) macedonicus Solari, n. sp., h. op. malissorum Apfelbeck,: 1. c. malissorum Solari, h. op. Apielbecki Reitter, 1. c. (1901) Apfelbecki Apfelbeck, 1. c.
Ztg.
Alpi sett. albanesi (Prokletja-Geb.)
‘Albania sett.,? Bulgaria, ? Serbia . Monti Rhodope (1. cl.), Rilo
Monti Rhodope, Rilo Stara-pl. (1. cl.) Rilo-pl.
Turchia Balcani Stara-pl., Rilo-pl. - Transilvania = Carpazii or., Transilvania Austria inf. (Wechsel, 1. cl.), Carin- zia
Austria, Carinzia, Stiria
Austria occ.
Carniolia, Stiria Wechsel, Carniola, Stiria Stirta (Stubleck, 1. cl.)
Sar-planina (m. Koritnik, 1. cl.) Macedonia (Koritnik) |
‚Erzegovina (Cvrstnica, 1. cl.)
Erzegovina, Montenegro Montenegro un Bosnia Montenegro |
Macedonia (Shar-Dagh)
Albania sett. (Mali Kolats, 1. cl.) Albania sett. (Prokletija)
Bosnia (Volujak, 1. cl.)
Bosnia
Bosnia, Montenegro en
. Apfelbecki Solari, h. op.
APPENDICE
Questo lavoro era già stampato, quando venni a conoscenza della descrizione originale dell’ A. triguttatus, grazie all’ incomparabile diligenza del Dr. F. Capra; da essa risulta che il tipo della specie di Fabricius è stato catturato il 6-'V, nelle sabbie, a Richmond nell’ Inghilterra orien- tale; è quindi da escludersi, che la forma dell'Austria sia la tipica, mentre è pressoché certo, che lo sia invece quella, battezzata obsoletus da Reitter. Chiamo pertanto var. inversus m. la forma austriaca del triguttatus, ca- ratterizzata in questo lavoro, ‘avente per olotipo il 4 di Windiseh-Garsten, che è nella mia collezione, e rettifico il DER nel modo seguente :
triguttatus F. obsoletus Reitter obsoletus Solari, h. op.
var. inversus Solari, nova, h. op. triguttatus Solari, h. op.
SUL GENERE ALOPHUS | 41
Edeagi, visti di fronte, degli Alophus: fig. 1 nictitans (Beyruth); fig 2 nictitans ssp. singularis (Roma); fig. 18 pindicus ıM. Kataphidi); fig. 3 agrestis (Caucaso, monti armeni); fig. 4 squamiventris (Parnaso); fig. 6 Kaufmanni f. typ. (Budapest); fig. 5 Kaufmanni ssp. integer (Mostar); fig 7 triguttatus var. inversus {Windisch-Garsten ; fig. 8 vau (Vienna); fig. 9 pseudelegans f. typ. (Szokolya); figg. 10, 11, 12,13 pseudele- gans varietates; fig. 14 pseudelegans ? var. haliciensis (Jaroslau); fig. 15 ibrido KaufmanniXcarpathicus | (Comana Vlasea); fig. 16 triguttatus var. carpathicus f. typ. (Comana Vlasca); fig. 17 triguttatus var.
carpathicus ab. (Bukarest); fig. 19 epiroticus (M. Kataphidi); fig. 20 macedonicus (Shar-Dagh).
42
L. Ması
NOTE E DESCRIZIONI PER LO STUDIO DELLE PHANEROTOMA AFRICANE (Hymen. Bracon.)
Questa pubblicazione fa seguito alle due precedenti nelle quali ho fatto conoscere tre Phanerotoma nuove, provenienti dalla Somalia (1): di una di
esse ho dato la descrizione insieme con un gruppo di figure, delle altre due,
per impegni presi col Prof. E. Zavattari che le raccolse, ho potuto pub- blicare soltanto una diagnosi preventiva, sebbene ne avessi già preparate le descrizioni e i relativi disegni. Non potendo condurre a termine uno studio complessivo delle Phane- rotoma africane, che avevo già intrapreso da molto tempo, credo di far cosa utile col mandare adesso alle stampe alcune note che riguardano quelle specie, insieme con altre due descrizioni, una della Phanerotoma leucobasis _ di Kriechbaumer, che potrà servire per confronto con forme affini, l’altra di una nuova specie, che il Prof. Giuseppe Russo raccolse nella Somalia. Riguardo a questa specie del Prof. Russo ho dovuto rinunziare a farne disegni, non potendo più disporre dei due esemplari avuti in esame; darò qui invece alcune figure della Ph. leucobasis, che forse è una delle più dif- fuse nella regione etiopica e di cui ho potuto studiare una buona serie di esemplari. Tale specie fu brevemente e non bene descritta dall'autore; la determinazione di essa mi è stata confermata dal ben noto specialista Dott. Joseph Fahringer, il quale, sempre con la sua abituale cortesia, si è com- piaciuto più volte di aiutarmi nello studio di Braconidi; di che lo ringra- zio, anche qui, pubblicamente.
Phanerotoma leucobasis Kriechb. Berl. entom. Zeitschr., 39, 1894, p. 62.— 2.
15 esemplari: 39 30-VIII, 1 4 4- VI, 1 4 30- VIII, di Gondaraba; — 7 © ori VIII, 34 7-8- VIII, di Elolo — legit E. Zavattari, 1939. 1
Femmina — Capo e torace di un giallo ocraceo più o meno intenso, tendente un po’ al rossiccio, talora quasi giallo ferrugineo; protorace più o meno chiaro; primo e secondo segmento dell'addome, compresa la se- conda sutura, biancastri, o bianchi appena giallognoli; terzo segmento bruno scuro rossastro; ultimi sterniti più o meno scuri; zampe, comprese le anche, di colore pallido grigio-giallastro, però con i femori posteriori interamente o solo verso l’apice tendenti un po’ al giallo, le tibie posteriori con un anello scuro all’apice, lungo circa quanto è larga la tibia all’estre- mità, talora anche leggermente oscurate poco distante dall’articolazione femorale; pretarso in tutte le zampe bruno; occhi e stemmatico neri; dorso del torace senza parti nere, al più con una lineetta trasversale dopo lo scu- tello; articoli antennali gradatamente imbruniti dopo l’r11° o 12°; ali ante-
(1) Descrizione di una nuova Phanerotoma etiopica (Boll. Soc. Entom, Ital., LXXV, 1943, p. 58-61, fig. a-e); — Nuove specie d’ Imenotteri Bracoridi. Diagnosi preventive. (Annali Mus. Civ. Genova, LXII, 1944, p. 211-215).
PHANEROTOMA AFRICANE i 43
>
riori con lo stigma giallo ocraceo chiaro per poco più della metà prossi- male, con la costa, gran parte del nervo postmarginale ed il nervo me- diano pure gialli; membrana alare grigiastra, eccetto le seguenti parti,
che sono scolorite: le cellule costale, basale e prima discoidale, la metà prossimale della prima cubitale, della radiale e della terza discoidale: tutta la cellula brachiale grigiastra.
Phanerotoma leucobasis Kriechb. | @ — a capo di fronte — b id. dal disopra- — c id. di profilo — d addome (esemplare essic- cato, la prima sutura contratta) — f antenna: 1, primi cinque articoli; 2, articoli dal 13° al 160; 3, ultimi cinque articoli (1, 2, 3 ad uguale ingrand.); 4, ultimi quattro articoli, più ingranditi — g ala anteriore — 4: e organo copulatore — h due porzioni dell'antenna : 1, articoli dal 130 al 160; 2, ultimi sei articoli (stesso ingrand. che a lettera f no 2 e 3) — i gli ultimi tre articoli, più ingranditi — 7 secondo e terzo articolo, ingrand. come a lettera 7.
Capo, visto dal disopra, con le tempie notevolmente convergenti e lun- ghe circa quanto la distanza fra gli. ocelli posteriori ed il margine del- l’occipite, che si presenta uniformemente arcuato. Capo di profilo un poco meno largo che alto (5:6), con l’occhio grande, la tempia larga circa la metà del diametro trasversale dell’orbita, l’altezza del vertice sopra que- sta quasi uguale alla tempia e quasi a tre volte la distanza apparente fra l'occhio e l’angolo basale anteriore della mandibola: questa distanza cir- ca 1/3 della lunghezza del clipeo. Capo, di fronte, col vertice notevolmente convesso e regolarmente ‘arcuato, con gli occhi molto sporgenti, lo spa- zio fra le orbite poco più del doppio della sporgenza di un occhio; la di- stanza fra le due fossette clipeali circa due volte la distanza di esse da cia- scun’orbita, la quale distanza è appena minore (5:6) della parte media del margine clipeale esterno; tale margine è diviso in tre sezioni da due pic- cole sporgenze ottuse submediane.
44 L. MASI
Terzo articolo delle antenne 3 volte e 1/2 più lungo che largo; il quarto e il quinto tre volte la loro larghezza; articoli 12°-15° una volta e 1/3 più larghi del 4° e quasi 1 volta e 1/2 più lunghi che larghi; gli ultimi cinque articoli minuti, quasi tanto larghi quanto lunghi, eccetto l’apicale, che è fusiforme, 1 volta e 1/2 più lungo che largo, munito, all’ estremità, di un bastoncino sensoriale. |
Mesonoto circa tanto lungo quanto ie (misurato senza le tegule). Scutello triangolare, col lato base appena maggiore dei lati esterni. Pro- podeo lungo tre volte il postscutello, però la sua parte dorsale non più del. doppio: talora, nel mezzo, con una traccia di spigolo trasversale. Meso- pleura c metapleura opache, prostito e mesostito un po’ lucidi.
Ali anteriori con la cellula radiale circa tre volte più lunga che larga (14:5), la prima ascissa radiale minore della metà della seconda (poco più di 1/3), la terza ascissa leggermente sinuosa; primo nervo trasverso-cu- bitale piegato ad arco, nella seconda metà quasi parallelo al margine in- terno dello stigma; seconda cellula cubitale approssimativamente 1 volta e 1/5 più lunga che larga; secondo nervo trasverso-cubitale ad angolo retto con la seconda e terza ascissa del cubitale, poco più lungo della prima a- scissa del radio ed uguale alla porzione perpendicolare del primo nervo trasverso; nervulus a 2/5, e talora quasi ad 1/3, della prima cellula discoi- dale; cellula brachiale (discoidale posteriore) chiusa distalmente, aperta. oppure chiusa all’angolo prossimale, essendovi talora un sottile istmo che unisce il nervulus col nervo anale. Il nervo ascellare che deriva da quest’ul- timo al primo 1/3 della cellula mediana occupa 2/3 della larghezza della cel- lula anale.
Addome con la maggiore larghezza dal primo u del secondo segmento fino alla base del 3°; col margine distale stretto, note convesso; il secondo segmento di lunghezza poco minore di quella del primo, il terzo. uguale ad una volta e 1/2 il secondo. Primo tergite con due carene subme- diane ottuse, ma quasi sempre ben distinte, convergenti all’ indietro e li- mitanti uno spazio, che è poco. più nee che largo alla base, concavo nella parte anteriore.
Lungh. mm. 3;5-4.
Maschio — Antenne con gli ultimi articoli circa due volte più lunghi che larghi, l’ultimo di essi fusiforme, gli articoli 9°-13° quasi tre volte piu lunghi che larghi. Maggiore larghezza dell’addome un poco oltre la metà, a livello della seconda sutura. Primo tergite di lunghezza uguale a quella del secondo o poco maggiore; tergite apicale 1 volta e 1/3, talora anche 1 volta e 1/2 il secondo. Lungh. mm. 3,5. |
Trascrivo qui appresso la descrizione originale di Kriechbaumer. « 2. Rufo-testacea, oculis, ocellis, antennarum apice, puncto in alarum squa- mulis foveolisque suturalibus juxta scutellum nigris, abdominis segmentis duobus primis exceptis lateribus secundi tibiisque posticis albis, his apice late et annulo infra basin nigris aut fuscis; alis hyalinis, nervis et stigmate fuscis, hoc intus ferrugineo, basi pallida. Long. 3 1/2 mm. Phanerot. den- tatae nostrae valde similis sed paulo minor et abdominis basi alba praeser- tim distincta. Totum corpus subtiliter alutaceum, abdomine subtilissime aci-
PHANEROTOMA AFRICANE RA
culato- ruguloso, segmento primo canalicula media lata sed parum profun- “da. Terebra vix exserta. Lagos [?] Africae occidentalis 3. 92 ».
I tipi di questa specie, secondo quanto mi ha comunicato il Dott. Fah- ringer, si trovano al Museo di Monaco di Baviera.
Phanerotoma pallidula s Sp.
Esemplari (1,91, Eos as Somalia dla vio Duca degli Abruzzi) 1930, legit Prof. G. Russo. |
Diagnosis — Species parva, colore pallido, stemmatico et parascutellis tantum obscure fuscis, in maribus articulo antennali ultimo leniter fuscato; capite crasso; temporibus a latere inspectis 2/5 diametri ocularis aequan- tibus, superne inspectis longitudine duplice quam ocellorum distantia a mar- gine occipitali; vertice, antice viso, fere plano, lateribus curvato; oculis valde prominulis; spatio interorbitali 21/2 quam oculorum prominentia et dimi- diam capitis longitudinem paullo superante; spatio inter singulas foveolas clypeales et orbitas 3/4 distantiae foveolas separante; antennis in femina crassiusculis, articulis ultimis abrupte minoribus, brevibus, excepto apicali conspicue latitudine sua longiore; in maribus artieulis ultimis angustis, elongatis, apicali pallide avellaneo; proalarum ascissa radiali prima dimidio quam secunda breviore et nervum secundum cubitalem transversum circiter — aequante, nervo transverso cubitali primo lenissime et regulariter curvato; cellula cubitali secunda 2 1/2 longiore quam latiore; mesonoto conspicue latiore quam longiore; propodeo carina tenui transversa diviso; abdomine thoraci aequilongo, elliptico, carinis tenuibus usque ad mediam tergiti ba- salis longitudinem convergentibus, deinde parallelis minusque conspicuis. Long. 3-3,4 mm. Ex Platyedra gossypiella.
Femmina — Colorito generale (probabilmente nei due esemplari, qui descritti, sbiadito per il lungo soggiorno in alcool, o perché precocemente schiusi) giallo ocraceo grigiastro assai pallido; vertice del capo e mesonoto di colore meno chiaro, quasi grigio bruno; occhi grigi cenerini; soltanto lo stemmatico e 1 parascutelli bruni scuri; primo e secondo tergite dell’ad- dome, antenne e zampe del 1° e 2° paio, di un bianco giallognolo, zampe posteriori nel 1/3 medio bianche; ali limpide con nervature quasi tutte bian- che giallastre, solo il prestigma, e lo stigma eccetto la base, gialli scuri.
Capo grande, visto dal disopra col diametro antero-posteriore uguale alla lunghezza del mesonoto più lo scutello, le tempie convergenti, lunghe circa 4/5 dell'occhio e circa il doppio della distanza degli ocelli posteriori. dal margine occipitale; questo margine leggermente concavo. Capo di pro- filo quasi tanto largo quanto lungo: (15:17); l'occhio non molto grande, col diametro orizzontale 6/7 del verticale e quasi una volta e mezza mag- giore della larghezza della tempia (15:11); altezza del vertice sopra Por bita 2/3 della larghezza della tempia e circa il doppio della distanza appa- rente fra l’occhio e l’angolo basale anteriore della mandibola: questa di- stanza circa 2/3 della lunghezza del clipeo. Capo, di fronte, col vertice poco rilevato e in gran parte quasi pianeggiante, gli occhi molto sporgenti, lo spazio fra le orbite 2 volte e 1/2 la sporgenza di ciascuno di essi e poco: maggiore della metà della larghezza totale (nella proporzione di 100 :55);
46 = oh MASI
distanza delle fossette clipeali da ciascun occhio 3/4 della distanza fra loro; margine esterno del clipeo uniformemente arcuato, integro.
Antenne piuttosto grosse fino al 18° articolo, solo gli articoli. 15° -18° un poco più stretti dei precedenti e distintamente, sebbene. di poco, più lun- ghi che larghi; gli ultimi sei bruscamente assottigliati, di larghezza quasi uguale alla lunghezza, fortemente ristretti alla base, eccetto quello apicale che è regolarmente fusiforme e lungo il doppio della sua lar ghezza.
Mesonoto notevolmente più largo che lungo, nella proporzione di 5:3. Zona crenulata prescutellare a margini quasi dritti e paralleli, con le coste longitudinali poco distinte; scutello lungo 3/4 della sua larghezza base e poco più del postscutello. Propodeo con la parte dorsale lunga nel mezzo poco meno dello scutello e 1 volta e 1/2 il postscutello, limitata posterior- mente da una sottile carena trasversale arcuato-convessa in avanti, che for- ma sui lati due piccole sporgenze, dentiformi, ottuse.
Ali anteriori con la cellula radiale larga circa 1/3 della sua lunghezza, la prima ascissa radiale lunga la metà della seconda e circa uguale al se- condo nervo trasverso cubitale, che è disposto quasi perpendicolarmente; terza ascissa del radio quasi dritta; primo nervo trasverso cubitale assai leggermente e regolarmente arcuato; seconda cellula cubitale 1 volta e 1/2 più lunga che larga; nervulus a poco più di 1 [3 della cellula brachiale.
Addome ovale, lungo quanto il torace e più lungo che largo nella pro- porzione di 17:10, con la maggiore larghezza alla metà, col 1° e 2° seg- mento subeguali, il terzo poco più lungo del secondo. Primo tergite con due sottili carene rettilinee che convergono fino alla metà del tergite stesso limitando un’area mediana a forma di trapezio e un poco più larga che lunga, col lato posteriore circa la metà dell’anteriore e con la superficie appena leggermente concava; quindi le due carene continuano, meno distin- te, con decorso parallelo. Superficie dei tergiti reticolata, a maglie non o poco più lunghe che larghe, con le linee rilevate longitudinali, viste a pic- colo ingrandimento, un poco più evidenti delle HI:
Lungh, 3: mm,
Maschio — Molto simile alla ann. Ultimi 7-8 articoli delle antenne poco più sottili dei precedenti, lunghi circa 2/3 di questi e circa 2 volte e 1/2 la propria larghezza, l’articolo apicale di colore avellaneo chiaro, fusiforme, due volte più lungo che largo e alquanto più breve del penultimo. Addome . più lungo che largo nella proporzione di 13,5:10. Lungh. 3,4 mm.
Questa specie è stata ottenuta come parassita di Platyedra gossypiella.
Nella mia pubblicazione su gli « Imenotteri terebranti di Gialo e di Cufra » (Annali Mus. Civ. Genova, LV, 1932) sono rimasti alcuni errori della composizione tipografica, non essendo state rivedute le ultime bozze di stampa: così, a pag. 435, si legge che il corpo della Phanerotoma parva misura 8 mm., mentre è di 3 mm.; e nella descrizione della Ph. cyrenaica, a pag. 436, al principio del secondo paragrafo si deve leggere: .... « sono spezzate ambedue le antenne, una dopo'il 5° articolo ed una dopo il 4° ». La descrizione della specie cyrenaica è riportata pure con diversi errori di stampa negli Opuscula del Dott. Fahringer (III, Bd. 11, 1934, pag. 561, n° 3) e senza indicazione del periodico nella quale fu pubblicata, nè delle
PHANEROTOMA AFRICANE EAT
figure nelle quali ho rappresentato il capo visto di profilo e visto di sopra, e la parte più caratteristica dell’ala anteriore. Ma lo stesso Fahringer non ebbe evidentemente a disposizione il mio lavoro mentre egli compilava la tavola analitica delle Phanerotoma paleartiche (I. c., pag. 556-560); forse anche a lui non fu possibile rivedere le ultime bozze di stampa; ed infatti, nella detta tavola analitica, il paragrafo 23 a dovrebbe essere così modi- ficato : | |
23 a — 2. Abschnitt des Radius 3 mal so lang wie die 2. Rcu-querader - und mehr als 3 mal so lang wie der 1.... ti. Ph. media Shest.... — 2. Abschnitt des Radius so lang wie die 2. Reu- querader und ungefähr 1/2 so lang wie der 1... Ph. cyrenaica Ms. ». I caratteri risultano evidenti dalla -figura, che ho eseguita servendomi, come sempre, della camera lucida.
Avendo ripreso in esame il tipo, unico, della specie cyrenaica, posso fare adesso alcune aggiunte alla descrizione pubblicata. Lo scudo del me- _sonoto è appena più largo che lungo, il lato basale dello _scutello è arcuato, il postscutello lungo la metà, del propodeo. L’addome presenta una stria- tura longitudinale finissima e fitta, che si oblitera nella seconda metà del- l’ultimo tergite. Nell’ala anteriore il nervulus si trova ad 1/4 della cellula brachiale. Il colorito generale è ocraceo scuro; lo stemmatico bruno; sul mesonoto si osservano due fasce longitudinali di colore più chiaro e al- l'esterno di esse due ombre nerastre, poco distinte; i parascutelli e il r° e 2° tergite sono gialli ocracei scuri, il primo con tre strisce longitudinali . nerastre, delle quali le due esterne poco distinte. Le tibie posteriori sono ocracee tendenti al grigio, appena un pò’ più scure all’apice e poco lon- tano dalla base. Lo stigma alare, giallo ocraceo rossiccio, tende al bruno lungo il lato esterno; la 2* ascissa cubitale è pallida nel 1/3 prossimale, il 1° nervo trasverso-cubitale pallido nei 2/5 posteriori, il 2° per un breve tratto vicino al nervo cubitale. Questa specie si può distinguere facilmente dalla Phanerotoma Somaliae per diversi caratteri, fra i quali l'addome stria- to, non punteggiato, le tibie posteriori senza anello: chiaro distinto, i tarsi posteriori non dilatati, la 2* cellula cubitale poco più lunga che larga.
Sulla variabilità di certi caratteri considerati come specifici è necessa- rio che si facciano osservazioni studiando delle serie abbastanza numerose di esemplari. Dall’esame di 8 esemplari 4 2 di Phan. flavifrons dell’ Italia settentrionale e 2 4 della Germania, mi risulta che: un solo esemplare 9 di Susa (Piemonte) presenta sulla faccia, ai lati della carena, una traccia di strie disposte obliquamente; la carena trasversale del re è talora _ ridotta alla parte centrale e può anche mancare interamente (1 4); la prima ascissa radiale è lunga 2/3 della seconda, talora soltanto 1/2; varia il rap- - porto fra, lunghezza dello stigma alare e lunghezza del metacarpo (nervo postmarginale) essendo quest’ultimo i volta e 1/2 oppure 1 volta e 1/3 mag- giore dello stigma; il nervulus è situato generalmente al primo 1/3 della cel- lula brachiale, talora (forse più spesso nelle 9 ?) un poco prima di 1/3, e in un esemplare 9 ad 1/4 della cellula. Fahringer pone come semplice varietà della Phanerotoma dentata Panz. la sua var. rendilea, nella quale la 1° ascissa radiale è più lunga della 2%, nonostante che nella forma tipica sia un poco più corta (2). Un’altra varietà da lui istituita si distingue pel co-
(2) A questa varietà mi sembra che si debba riferire un esemplare che ebbi dal Prof. G. Russo con le indicazioni: « Avellino, 20-VII-139, castagne ».
48, = | L. MASI |
&
lorito uniformemente giallo rossiccio, senza parti scure. Riguardo agli
esemplari di Gialo (Libia) da me attribuiti con dubbio alla specie parva di
Kokujew, la quale fu descritta della Transcaspia, il Dott. Fahringer, ri- tenendo che appartengano ad una varietà, scriveva quanto segue: « Me- diansegment ohne Querleiste, nicht gefeldert. Hinterschienen an der Basis weisslich und in der Mitte mit weissem Ring.... Ich glaube mit Masi, dass diese Unterschiede zur Aufstellung einer neuer Art nicht ausreichen, wohl aber muss man sie als südliche Rasse auffassen ».
Dalle ricerche bibliografiche fatte con la guida del Zoological Record, fino al volume del 1938, risulta la seguente lista di 21 specie etiopiche € nord-africane, comprendendovi anche quelle di Somalia da me pubblicate:
Phanerotoma | | , bannensis Masi — Ann. Mus. Civ. Genova, LXII LOd4;D 214: Diagnosis — Banno (Somalia) — 2. | curvicarinata Cameron — Annals Transv. Mus:, ln? 4, 1911; p; 204 — Sud Africa — 9. |
curvimaculata Cam. — id. id. , pag... 203.
cyrenatca Ms. — Ann. Mus. Civ. Genova, LV 1932, D. 435, fig. 2 ac — aile (Cirenaica) 0.
decorata Szépligeti — Mitt. Mus. di Vil 1913218, D. 209. — Somalia mer. — 9. |
dentata Panzer — Fauna Insectorum Germaniae, VIII 1805, 88. T. 14 — et auctores; Szepligeti, in: Voyage Rothschild, II, 1922, p. 906. — Specie diffusa nella een paleartica, nel-
l’Africa sett. e media,
dubia Bingham — Trans. Entom. Soc. London, XVIII 1902, p. 546, fig. 69 — Mashonaland (Sud Africa).
Ebneri Fahringer — Denksehr. Akad. Wiss. Wien, Mat. Nat. Kl.,
XCIX. 1924, p. 95 — ®; Opuscula Braconologica, LEI 24034, Bd. IL D 266, 2.0. . vedi anche, Brüe,. in Proc. Amer Acad. Arts Sciences, LXI 1926, p. 334 — Sudan anglo-egi- ziano. leucobasis breil — Berl. entom. Zeitschr., XXXIX 1804, p. 62 — 2; — Szépligeti, in: « Sıöstedt, Zoolog. Kiliman-
djaro * Meru Expedition 1905-1906, II, part. 8. modesta Ms. — Ann. Mus. Civ. Genova, LXII 1944, p. 215.
Diagnosis — - Gondaraba (Eritrea) — 2. Ä mgriceps Szépl. — Mitt. Mus. Berlin, VII 1913-’15, p. 204 — Togo (Guinea Superiore) werd: | -ocularis Kohl — Denkschr. Akad. Wiss. Wien, vol. LXXI 1907, p. 292; — Fahringer, in: Opuscula Braconologica, III 1924, Ba. IT, p. 57: = Socotra Abies. Eee, Arabia — 6 pallidipes Cam. — Ann. Transvaal Mus., II n° 4, ıgıı, p. 203 — Transvaal — 9 6. | |
pallidula n. sp. Somalia — 9 &. parva Kokujew — Revue Russe d’Entomologie, III 1903, p. 286 — Transcaspia — ® 6; parva Kok.? Masi, in: Ann. Mus. Civ.
PHANEROTOMA AFRICANE 49
‘Genova, LV, 1932, p. 434, he. ı ac, 9, Gialo (Cirenaica) = parva var. masiana Fahringer, in: Opuscula Braconologica, IM 4024) Bd. Il > p. 572. planifrons Nees — Magaz. Ges. Naturf. Freunde Berlin, VII va. pe 289, 1. 7 -f. 3: Hyimen, afin. Monogr,, Ichneum. I 1834, p. 281 — et auctores — Europa, Asia paleartica, Algeria — 2 &. pygmaea Szépl. — Annales Musei Hungarici, XI 1913, p. 602; Mitt. Mus. Berlin, VII 1913-13, p. 209 — Paesi dei Galla. > sareptana Kohl — Denkschr. Akad. Wiss. Wien, LXXI 1907, p. 293; Brues, in: Proe; Amer. Acad, Arts. Sc., LA 1926, ip. 1995; Fahringer, in: Opuscula Braconologica, III, Bd. II 1934, p. 5eB-— Sarepta (Russia, mer), Africa sett. (2) — 2. Saussurei Kohl — Denkschr. Akad. Wiss. Wien, LXXI 1907, D.-125, , Tav. X, fig. 17, 26, go — Madagascar — 8. Somatiae Ms. — Boll. Soc. Entom. Italiana, LXXV 1943, DL 58-61, fig. a-f. — Somalia — 9, variegata Szepl. — Voyage Alluaud et Jeannel en Afrique Orien- la 1913. 3
- Darò qui appresso un tentativo di tavola analitica, compilata sulle de- scrizioni degli autori; essa lascia certamente molto a desiderare per l’esat- tezza e chiarezza, tuttavia potrà’ servire per orientamento nella determina- zione di par ecchie specie, tantopiu che ancora non dev’essere stata pubblicata la tavola analitica delle specie etiopiche, che il Dott. Fahringer mi scrisse che aveva ‘pronta, circa due anni fa, per la stampa nei suoi « Opuscula ». Ho dovuto escludere la Phanerotoma dubia Bingham e la variegata Szépl. non avendo potuto consultarne in tempo le descrizioni.
Tavola analitica per le Phanerotoma africane.
A. Specie grandi, di 5-6,5 mm. (3) * Terzo segmento addominale semiellittico. x Ali anteriori più o meno colorate nella meta apicale, seconda en dello stigma_nera; 1* ascissa radiale lunga la meta della o CORO, visto di sopra, con le tempie quasi dritte e parallele. Ph. planifrons Nees
x Ali anteriori ee con lo stigma chiaro soltanto alla base, il resto, e le nervature, bruni scuri; corpo bruno ferrugineo, con una larga macchia gialla sul primo segmento. Capo, visto di sopra, con le tempie brevi e arcuate.
Ph. Somaliae Ms.
‘x Ali anteriori con tutto lo stigma giallo. Corpo quasi intera-
| mente giallo ocraceo o giallastro. |
— Primo nervo trasverso-cubitale dritto, 2* cellula cubitale due volte più lunga che larga. Flagello antennale nero
eccetto il primo articolo — ¢. Ph. dei Kohl
lA
(3) Cfr. anche, nel gruppo B la Ph. ocularis Kohl.
50: | 1. MASI
%
— Primo nervo trasverso- cubitale curvato a arco. Anten- ne giallastre. Ph. curvimaculata Cam.
k Addo so terzo segmento a lati quasi dritti, convergenti -— 9, ? Ph. sareptana Kohl
B. Specie di grandezza media, 2,5-4,5 mm. * Corpo, in alcune parti, più o meno diffusamente nero.
x Specie nera, variata di giallo. Prima ascissa radiale a 2% ascissa uguale al 2° nervo trasverso-cubitale, la 3° incurvata ad arco. Secondo segmento dell’addome più lungo del primo -9,
: - Ph. decorata Szépl. x Capo nero con alcune parti gialle, terzo segmento dell’addome, flagello antennale, tibia e tarso posteriori neri; 1* ascissa ra- diale la metà più corta della 2*; secondo segmento dell'addome — due volte più largo che lungo — 4. Ph. nigriceps Soa
* Corpo giallo ocraceo o giallognolo, solo in alcuni punti macchiato
i nero o bruno.
«x Stigma e tutte le nervature delle ali pallidi, solo stemmatico ei parascutelli, nel 4 anche l’ultimo articolo antennale, brunastri. Capo: grosso, visto di fronte col vertice quasi piano. Prima ascissa del radio la metà della 2? e circa uguale al secondo nervo trasverso-cubitale; 1° trasverso-cubitale leggermente incurvato.
SAAS Ph. pallidula n. sp.
x Corpo giallo ocraceo, ali in alcune parti più o meno scure — Primo nervo trasverso-cubitale dritto.” i — Specie paleartiche. Terza ascissa radiale quasi dritta.
. Seconda cellula cubitale circa 1 volta e % più lunga che larga. Seconda ascissa radiale quasi uguale alla prima. |
Ph. dentata Panz. Seconda cellula cubitale due volte più lunga che larga. Seconda ascissa radiale ?/, della prima.
Ph. parva Kok. var.
— Specie sud-africane.
Terza ascissa radiale quasi dritta. Propodeo senza carena trasversale; addome con punteggiatura sparsa, col primo tergite privo delle due carene. 3
Ph. curvicarinata Cam.
Terza ascissa radiale arcuata. Propodeo munito di carena trasversale. Primo segmento dell’addome con ‘due carene. | A Ph. pallidipes Cam. — Primo nervo trasverso-cubitale arcuato. Prima ascissa ra- diale corta.
= PHANEROTOMA AFRICANE © | 51
— Stigma alare -giallo nella parte prossimale. . Secondo nervo trasverso-cubitale non minore della 2% ascissa del radio, 3* ascissa dritta. | Ph. cyrenaica Ms. Secondo nervo trasverso-cubitale minore della 2* ascissa del radio, 3* ascissa non rettilinea.
// Capo, visto di sopra, con le tempie circa la metà delle orbite. Cellula radiale due volte più lunga che ‘larga. Terza ascissa del radio leggermente
ondulata. Ph. leuco basis Kriechb.
// Capo, visto di sopra, con le tempie un poco più. lunghe delle orbite. Cellula radiale lunga più del doppio della sua larghezza. Terza ascissa del ra- dio arcuata.
ae Ph. bannensis Ms. _ Soma alare giallo o giallo bruno. Prima ascissa del radio minore della larghezza dello stigma. Tempia, di profilo, larga poco meno della metà del- l’occhio; capo, di fronte, col vertice notevolmente arcuato, la parte al di sotto della linea oculare infe- riore cori Lungh. 3,2 mm.
Ph. modesta Ms.
Tempia, di profilo, larga la metà dell’occhio; capo, di fronte, con la parte al di sotto della linea oculare
inferiore più lunga. Statura grande, 4-6 mm. ~ Ph. ‘ocularis Kohl (4)
— Stigma eee ciglia bruno nel mezzo. Capo, visto di sopra, quasi due volte più largo che lungo. Secondo: nervo trasverso-cubitale lungo tre volte più della 2* ascissa; 3* ascissa tre volte 1’ insieme della 1* e 2°.
| Ph. Ebneri Fahr.
C. Specie piccola, di 1,5-2 mm. Prima ascissa del radio minore della lar- ghezza dello stigma, lunga come la 2° e come il 2° nervo trasverso-cu- bitale; 3* ascissa quasi dritta. -Estremita delle antenne bruna; ali scure, con fascia pallida avanti allo stigma, il quale è bruno, più scuro verso il margine anteriore.
| Ph. pygmaea Szépl..
\
\4) L'esame dell'esemplare per il quale ho istituito la specie modesta, le figure della. specie ocularis fatte da Kohl e le notizie sui caratteri dei cotipi di tale specie, che sono 10 2 , riesaminati dal Fahringer (vedi « Opuscula », l. c., pag. 371), non mi mettono in grado di stabilire le differenze di queste due Phanerotoma, che al confronto potrebbero risultare anche specificamente identiche. La nervatura delle ali anteriori quale si vede nella fig. 22 della X tav. di Kohl, non differisce sensibilmente dalla nervatura di Ph, modesta, però l'una. e l’altra non corrispondono a quanto ne scrive il Fahringer. Nella descrizione pubblicata. ~ da questo autore vi sono degli errori di stampa.
De
G. BINAGHI
LE AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA (Col: Pselaphidae) | | =
Gli A.A. che si SI allo. studio delle Ahiseren; si erano esclusi- vamente preoccupati di descrivere specie nuove e di redigere tabelle ricer- cando nei soli caratteri esterni elementi più o meno pratici utili alla deter- minazione istituendo pertanto dei raggruppamenti irrazionali, che, riportati nei Cataloghi, non danno una esatta visione della naturale costituzione del genere. Ne torna a riprova che p. e. nel Catalogo Winkler l’Am. Pinker Ganglb. e Pirazzoli Saul., specie tra di loro molto affini, vengono collocate Puna in posizione assai lontana dall’altra.
L’attuale studio delle Amaurops alpine, € stato invece condotto» coll’ in- tento di appurare e discriminare le naturali affinità intercorrenti tra le sin-
gole specie, rivolgendo l’esame tanto agli organi esterni, quanto agli or- —
gani interni, in una minuziosa ricerca di caratteri anatomici nettamente de- finiti. Tale indagine, per quanto riguarda le specie alpine, rivela in primo luogo la loro origine polifiletica poichè esse non si presentano come un gruppo omogeneo ma risultano costituite da quattro differenti tipi evolutivi, tre di forme anoftalme di probabile origine tirrenica, ed uno, a forme con occhi rudimentali, ricollegabile ad un filum balcanico-orientale.
Inoltre le eccezionali modificazioni che intercorrono tra gli edeagi dei quattro gruppi, di gran lunga superiori a quelle intercorrenti nei caratteri esterni, lasciano supporre che ogni singolo gruppo rappresenti la soprav- vivenza ultraevoluta di un tipo primitivo in via di estinzione. Tale concetto verrebbe avvalorato da due dati di fatto, uno morfologico, l’altro di natura geografica. Col primo militerebbero i seguenti requisiti: assenza o ridu- zione di organi visivi, parti ventrali del torace ad epimeri ed episterni non differenziati; col secondo la localizzazione delle varie specie peo con- finate ai distretti boschivi delle Prealpi.
Come ‘acquisizioni di carattere generico. premetto che lo studio della morfologia addominale delle specie oculate, a segmenti estroflessibili meglio differenziati e più profondamente sclerificati di quanto abbia sino ad ora riscontrato nelle specie anoftalme prese in considerazione nei miei precedenti studi, consente di modificare |’ interpretazione. dei vari pezza: costituenti Pedeago e di chiarire la morfologia degli ultimi uriti.
Le peculiarità addominali risaltano con maggiore evidenza presso l’Am. Pirazzolu Saul., specie ad organi visivi ridotti, di relative notevoli dimen- sioni, ad addome meglio differenziato negli uriti estroflessibili e di cui ho potuto disporre di sufficiente materiale da utilizzare per le dissezioni. Gli ultimi uriti e ]’ edeago presentano pertanto i seguenti rapporti e disposizione (fig. 1):
a seguito del quinto uroster nite visibile (VII morfologico) giace, più o meno proteso, assai ridotto e di forma generale semicircolare, un piccolo sesto sternite (VIII). Detto pezzo presenta alla superficie e nella Pirazzolii, setole distribuite ed egualmente conformate a quelle presenti sulla superficie
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA 53:
degli sterniti normali che lo precedono (II - V). Isolato risulta costituito da due pezzi saldati; Il’ inferiore può essere interpretato e riferito ad un set- timo sternite assai ridotto e maggiormente modificato, corrispondente al IX morfologico. Procedendo all’estrazione dell’edeago, contrariamente alla norma, i predetti minuti sterniti, anzichè restare collegati all'addome, si ac- compagnano all'organo copulatore, a causa di una membrana che i colle- ga ad una lamina tenuemente sclerificata che si inserisce distalmente al bulbo: basale dell’edeago. A tale lamina spetta con tutta probabilità il compito di consentire la meccanica dell’estrofiessione dell’organo per descrivere, senza rotazione assiale, il movimento che lo conduce in posizione fisiologica.
La costante presenza nei preparati di edeagi del pezzo costituito dagli ‘ sterniti saldati, tenacemente collegati al bulbo basale, mi aveva erronea- mente indotto ad interpretare il pezzo come parameri, in considerazione
4 = = = — <— vg — — — dei x = L
Fio. 1 Edeago visto per trasparenza, ultimi urcsterniti rormali ed estroflessibili di Am. Pirazzolii, — Fig. 2 idem di Am. evarata visti ad un minore ingrandimento, — Fig. à idem di Am. gallica mostranti |’ inversione dell’eccago.
anche del fatto che nelle specie anoftalme più specializzate essi presentano una chetotassi assai ridotta, ma in base ai nuovi accertamenti modifico tale ‘primitiva interpretazione e riferisco rispettivamente all'VIII ed al IX sternite i pezzi in parola, illustrandone nella fig. 1 forma e posizione. Merita inol- tre osservare che non mi è stato possibile scorgere nell’addome i tergiti corrispondenti ai due ultimi sterniti estroflessibili.
Intendo pertanto ora i parameri come concresciuti col pene e denomino edeago il complesso copulatorio.
In considerazione del fatto che gli sterniti estroflessibili non erano stati sino ad ora presi in considerazione.nè rilevati dagli A.A. che si dedicarono allo studio degli Pselafidi, ho passato in rassegna, da questo punto di vista, alcune specie di generi vicini alle Amaurops, constatando la loro presenza in Trichonia sulcicollis Reichen., Amauronix Maerkeli Aubé, Trogaster
Mr 2 : G. BINAGHI
Doriae Dodero e l’assenza in Batrisus formicarius Aubé e Batrisodes venu- stus Reichen. — Ho constatato inoltre che varia pure il numero degli uro- sterniti normali visibili: nei Trichonix e Amauronix sono 6, 5 nei Trogaster, Amaurops, Batrisus e Batrisodes. — / |
Nei Bythinus sino ad ora esaminati (una decina di speck): mancano gli sterniti estroflessibili mentre nettamente individuo 6 sterniti normali enume- . Tab. | Premesse queste. nozioni generali, ritorno all'argomento della nota e nelle seguenti righe fisso in tabella i principali caratteri atti a distinguere i quattro gruppi morfologici in cui divido le Amaurops alpine:
1. Specie oculate. Organi visivi ridotti a 2-3 ommatidi isolati, figg. 4, 6, 7. IMetasterno, tra le cavità coxali, con una o due fossette pubescenti, figg. 11, 12. Tibie delle zampe posteriori con una frangia di setole di- sposta al lato interno e distale oltrepassante all’apice il primo articolo
dei tarsi, fig. 9. Edeago a porzione distale straordinariamente complessa, con lamine e fiagelli figg. 25, 26. ; << 2EUPB0 toa Pirazzolü
— Specie anoftalme, fig. 5, 8. Metasterno senza fossette medina ta ler cavità coxali, figg. #3, 14. Tibie delle zampe posteriori con frangia di ridotte proporzioni, ae ro. Edeago nel complesso più semplice, hee (pica ss IA Elitre senza carena ai margini laterali: femori intermedii nel 4 inermi 3 — Elitre a margini laterali carenati. Femori intermedii del & a metà lun- ghezza con un dente mutico inciso al lato interno. Edeago di forma pecora, ‘assai allungato con bulbo basale ridotto, he, am, II. gruppo = i carinata
se
3. Pronoto circa > lungo che largo, a lati sopraelevati in carena, fig. 21. Sutüra delimitante gli episterni meso- -metatoracici poco obliquata, he. $4.5 Edeago di semplice costruzione e senza ligula, figg. 28, 29.
III. gruppo alpina
— Pronoto notevolmente più lungo che largo, per lo più senza carene la- _ terali, figg. 18, 19, 20. Sutura delimitante gli episterni meso-metatora- cici molto obliquata, fig. 14. Edeago con ligula, figg. 30 - 36.
IV. gruppo | gallica I. GRUPPO DELLA PIRAZZOLU
Le Amaurops Piragzolu e Pinkeri si distaccano nettamente dalle specie anoftalme, di probabile origine tirrenica, distribuite tanto nelle Alpi occi- dentali quanto nella penisola e nelle maggiori isole italiane, per la presenza di organi visivi rudimentali costituiti da ommatidi isolati. Tale peculiarità trova riscontro nelle Amaurops caucasiche iscritte al sottogenere Bergrothia Reitt., nelle Am. balcaniche del sottogenere Zoufalia Reitt. ed. infine con 1?’ Am. (s. str.) Breiti Ganglb. dell’Erzegovina. Questa corrispondenza mor- fologica mi induce a riallacciare le due’ entità alpine, qui prese in istudio, ad un gruppo orientale, seguendo pertanto il concetto già enunciato dal Winkler in Col. Rund. 1911, p. 6 ma poi abbandonato nella stesura del suo Catalogo. Allo scopo di appurare le predette relazioni ho passato in rasse-
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA | 55
gna le specie caucasiche e balcaniche conservate nella Collezione Dodero. . L’esame rivela per le specie balcaniche la loro complessità filetica, frappo- nendosi al tipo più frequente oculato orientale, elementi tirrenici come nel caso della Am. Kaufmanni Ganglb. della Dalmazia, in cui i caratteri in tutto corrispondono al tipo anoftalmo diffuso nell’ Italia peninsulare.
Le Am. Pirazzolii e Pinkeri sono inoltre riconoscibili dalle specie con- generi alpine ed italiane per l’opacità del capo dovuta alla fine granulosità della superficie e per la presenza sulla porzione distale ed interna delle tibie posteriori di una frangia di setole, oltrepassanti distalmente il primo arti- colo dei tarsi, carattere quest’ ultimo che trova solo riscontro nelle specie siciliane anoftalme del gruppo della Aubei, fig. 9.
Amaurops Pirazzolii
SaUuley,:Spec- TI, 1874 He KE, Tipo: Domodossola. Lunghezza: mm. 2,42 - 2,68, Edeago: fig. 25.
Dodero in Ann. Mus. Civ. St. Nat., Genova, Ser. 3, vol. VIII (XLVIII), 1919, p. 188, così caratterizza la specie: « ‘Torace e capo rugosamente gra- nulosi, poco lucidi. Torace finamente solcato longitudinalmente nel mezzo, solco spesso abbreviato, più o meno confuso nella scoltura granulosa, ca- rene longitudinali nulle o poco visibili. Elitre a punteggiatura finissima e sparsa, lucide, queste e l’addome, quasi liscio, coperte di pubescenza fina, breve e poco densa; carenule basali del primo tergite distanti tra di loro tutt'al più il quarto della larghezza del segmento, antenne più sottili (della _ Pinkeri), gambe molto meno robuste, tibie intermedie quasi rette ».
L’ indagine microscopica rivela ancora i seguenti caratteri; elitre con tre fossette basali, metasterno con una fossetta pubescente mediana, primo. urosternite visibile con una larga impressione mediana e basale cosparsa di setole allineate su due serie una con andamento antero-posteriore, l’altra postero-anteriore; ultimo sternite nel & al lato distale nè incavato nè smar- ginato medialmente, solo dotato di una fossetta rotonda nettamente deli- mitata, fig. 11. bis +
Edeago di foggia caratteristica: porzione distale munita di un flagello diviso all'apice in 6 lobi, porzione terminale assottigliata in lamina torta ventralmente, numerose setole disposte come in fig. 25.
Corologia: molti esemplari tanto di Alagna e Varallo Sesia,. VIII.IX.1916, quanto di Oropa Santuario, 1924-1929, tutti raccolti da Dodero; Piedicavallo (Valle del Cervo) vi. 1931, 1 4, leg. Alzona. Sebbene non abbia ‘controllato la specie in base ad esemplari topotipici di Domodossola, ri- ‘tengo che le popolazioni della Valsesia e del Biellese possano senz’altro es- sere riferite al tipo come è stato sino ad ora ammesso dagli A.A. Luigioni, nel suo Catalogo, la cita anche del M.te Mottarone.
: Aniaurops Pinkeri Ganglbauer, Münch, Kol. Zeitschr., 1904, p, 106. Tipo: Trentino. | SE Lunghezza: mm. 2,77 - 2,81. Edeago: figg. 26a, 26b,
Anche per questa specie riporto i caratteri antitetici dati da Dodero nei confronti colla Pirazzolüi, 1. c.: « Torace finemente e densamente punteg-
56 Gs | G. BINAGHI
giato, ornato al di sopra di tre solchi longitudinali fini, ma ben distinti, uno nel mezzo, ed uno da ogni lato in prossimità del margine laterale, senza visibili carene longitudinali sul disco. Capo più o meno finamente, ma sempre nettamente punteggiato, poco lucido. Elitre a punteggiatura uguale a quella del torace, queste e l’addome coperte di pubescenza densa, breve e molto depressa; it alla base, del primo tergite addominale incl udenti tra loro un poco più del terzo della larghezza totale del segmento. Antenne robuste, gambe brevi e molto robuste, tibie, nen le intermedie, distintamente incurvate ».
Ventralmente differisce dalla Pirazzolü per la presenza di due fossette pubescenti metasternali, primo urosternite visibile senza larga impressione basale mediana rivestita di setole, ma regolarmente sopraelevata a foggia di larga chiglia, ultimo sterüite visibile nel 4 inciso medialmente e con una leggera e larga impressione malamente delimitata, fig. 12.
Edeago stranamente conformato, la porzione distale, contrariamente a quanto si osserva nella Pirazzolit, si origina sulla destra del bulbo basale, detta porzione è provvista di 3 vistose prominenze e di un ciuffo di setale impiantato subapicalmente lungo il lato sinistro mentre nella Pirazzolii, os- servando sempre l’edeago dal lato ventrale, le setole sono distribuite lungo il lato destro, figg. 26 a, 26 b. | | Corologia: ho esaminato due soli esemplari: una 2 etichettata « Campolaro, Adamello, legit Breit »; è da notare che l’osteria di Campo- laro nulla ha a che vedere con l’Adamello, la località è posta molto più a meridione, nelle Alpi Camoniche, in terreno prevalentemente calcareo (cal- cari triassici e paleozoici) più adatto pertanto. all’ insediamento di forme ipogee di quanto non risultino i terreni tonalitici dell'Adamello. Il secondo esemplare 4 proviene dal M.te Guglielmo (Bresciano), legit Breit. La specie, a detta degli A.A., si spinge più ad oriente ove Tagaınnge il Trentino meri- dionale nelle Giudicarie occidentali.
Le GRUPPO DELLA CARINATA
Le profonde modificazioni, evidenti tanto nei caratteri esterni quanto nell’edeago, che non trovano ‘riscontro in nessuna’ delle specie congeneri, mi inducono a separare questa entità in un gruppo a sé stante ricollegabile però alle forme diffuse nelle Alpi occidentali, per l’assenza di ommatidi alla base delle spinule oculari, per il metasterno e l’addome privi di particolari fossette pubescenti ed infine per le tibie posteriori dotate di una normale © frangia di setole al lato interno e distale.
Amaurops carinata
Baudi, AcR, Soc. Se, Torino 1375, D: 245. Tipo: Valli di Ceres e di Locana (Alpi Graie). Lunghezzé : mm; 2,20 -- 2,37. Edeago: figg. 27 a, 27 b.
Le elitre delimitate da una lieve carena decorrente lungo 1’ intero tratto laterale e quì ripiegate quasi ad angolo retto, i femori intermedii del & incisi alla metà ed al margine interno in dente mutico ed infine la partico- lare forma dell’edeago a bulbo basale ridotto ed a tratto distale lungamente assottigliato, figg: 27 a, 27 b, sono caratteri sufficienti a definire e ricono- scere la specie.
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA 57
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Mt 17 Wy j il] vi Nu Capo di: fig. 4 Am. Pirazzolii, fig. 5 Am, Aubei (Sicilia, Ficuzza). — Spinule oculari di: fig. 6 Am. Pirazzolii, fig. 7 Am. Pinkeri, fig. 8 Am. Aubei (senza ommatidi). Estremità delle tibie e tarsi di: fig. 9 Am. Pirazzoli, fig. 10 Am. gallica. — Meso-metatorace ed ad-
dome di: fig. 11 Am. Pirazzolii, fig. 12 Am. Pinkeri, fig. 13 Am, alpina, fig. 14 Am. gallica. — Antenne di: fig. 15 Am. Simoni, fig. 16 Am. varensis n. sp. Nizza, fig. 17 Am. alpina. — Pronoti, egualmente ingranditi, di: fig. 18 Am. Simoni, fig. 19 Am. gallica, fig. 20 Am. Abeillei (Forét du Dom), fig. 21 Am. alpina. — Elitre, egualmente ingrandite, di: fig, 22 Am. Simoni, fig 23 Am. gallica, fig. 24 Am. alpina.
58 G. BINAGHI
Anoftalma, spinule oculari brevi, antenne regolari non molto lunghe, pronoto un poco più lungo che largo con due carene longitudinali distan- ziate tra di loro un poco più di un terzo della sua maggiore larghezza, mar- gini laterali lievemente sopraelevati in carena, metasterno privo di fossette pubescenti, sutura delimitante gli episterni meso-metatoracei non molto obli- quata, carenule del primo urotergite addominale visibile lunghe, oltrepas- santi il terzo basale, primo urosternite come in gallica ed alpina cioè senza ciuffi di setole alla base dell’apofisi mediana che si inserisce tra le coxe delle. zampe. posteriori. Ultimo urosternite visibile e normale nel 4 senza im- ‘pressioni o fossette a margine distale integro.
AM OTre ro eta: la specie è elcome nelle il dell’ Orco e a. Stura di Lanzo. Locana Canavese vm. 1899 e Procaria di Ceres 30.V. 1916 leg. Dodero; in tutto una trentina di esemplari.
III. GRUPPO DELLA ALPINA
Le de entità riferite a questo gruppo sono proprie alle Alpi Cozie ove compaiono, secondo 1 dati sino ad ora noti, in due sole località e precisa- mente a Coazze in Val Sangone ed a Crissolo nell’Alta Valle del Po, in ter- ritorii pertanto intermedi tra l’area di diffusione della carinata e della gal- lica s. 1. Gli elementi differenziali sono ben caratterizzati e risiedono, come nei gruppi precedenti, prevalentemente nell’edeago, organo che qui assume modificazioni che non trovano somiglianza in nessuna delle specie conge- neri. Le due entità sono pure nettamente differenziate per la particolare forma breve e subrotonda del pronoto medialmente carenato e solcato,. a lati delimitati da un risalto ispessito careniforme.
a
Amaurops alpina
Dodero, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova 1900, p. 406, Tipo: Coazze (Alpi Cozie). Lunghezza : mm. I oi 02. ao fig. 28.
Rientra nel tipo anoftalmo diffuso nelle Alpi. ‘occidentali per l’assenza di ommatidi alla base delle spinule oculari. Capo largo circa quanto il pro- . noto con spinule oculari assai brevi, carene longitudinali debolmente mar- cate anche nel tratto anteriore decorrente dal rilievo sopra-antennale alla metà del capo, carena mediana assente; pronoto molto breve, così largo che lungo, subrotondeggiante, circoscritto ai lati da una debole carena a decorso completo, solco mediano poco profondo, carente longitudinali ben marcate, distanziate tra di loro circa un terzo della larghezza totale del noto; elitre brevi, più larghe all'apice, considerate insieme, che la loro lun- ghezza misurata lungo la sutura (24:20) fig. 24; primo urotergite a lati debolmente arcuati con carenule mediane distanziate tra di loro circa un terzo della larghezza del segmento. Apofisi mediana del primo urosternite visibile glabra e careniforme. Ultimo sternite normale nel & senza inci- sioni al margine distale, nè impressioni mediane, fig. 13. Antenne brevi, fig. 17, zampe brevi a femori inermi. / :
Edeago, comparativamente ‘a quanto si osserva nelle rimanenti specie alpine, di costruzione molto semplice, porzione distale ridotta a lunga e
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA — 59:
sottile prominenza dotata nel tratto subapicale di setole allineate ai lati, fig. |
Corologia: ho esaminato una numerosa serie di individui & ¢ e 9 9 provenienti dalla località classica: Coazze fine vii. 1898 e 1899 leg. Dodero. i
ssp. vesulana n.
Tipo: Crissolo (Alta Valle del Po). à Lunghezza : mm. 2,28 - 2,50. Edeago : fig. 29.
Statura maggiore, capo più largo del pronoto con 3 distinte carene longitudinali, una pari completa che origina dal rilievo sopra-antennale e termina alla base del capo, la terza, mediana, si origina alla metà del capo e svanisce alla base; pronoto più allargato ai lati che nel tipo, subcordi- forme, pure percorso ai lati da un risalto careniforme; elitre più lunghe, larghe all’apice, considerate insieme, quanto la loro lunghezza misurata lungo la sutura (24: 24); primo tergite più ampio a lati più arcuati con ca- renule mediane più distanti; zampe ed antenne nel complesso più gracili e piu lunghe. =
La somma dei caratteri esterni definiscono una forma sensibilmente lon- tana dalla tipica alpina tanto che, qualora i caratteri dell’edeago non di- ‘ mostrassero indiscutibilmente la pertinenza di essa alla specie in discussio- ne, si sarebbe indotti a considerarla come specie distinta. \
L’edeago presenta però, come appare con tutta evidenza dal confronto delle figg. 28, 29, la medesima forma generale della alpina, differendone solo: per una notevole maggiore larghezza e robustezza della porzione distale, specialmente all’attacco del bulbo basale.
Corologıa: 2 individui 4 e 2 provenienti da Crissolo vu. 1936, leg. Alzona, raccolti in faggeta sotto pietre profondamente interrate. i
IV. GRUPPO DELLA GALLICA
Le specie del gruppo della gallica ricordano, come aspetto generale, l’exarata s. 1. e in modo particolare la ssp. tiberina, dalle carene discali del pronoto poco elevate; le peculiarità dell’edeago permettono per contro di separarle nettamente e raggrupparle in una sezione a sè stante estrema- mente omogenea.
Confrontando gli edeagi delle varie entità costituenti questo gruppo con gli edeagi della erarata s. ]., si rimane sorpresi nell’osservare come essi appaiano stranamente simili nella loro forma generale ma, approfondendo TY indagine subito risaltano i caratteri che profondamente e sostanzialmente differiscono 1 due tipi.. |
Il primo. carattere, che per la sua eccezionale natura merita di essere rilevato, appare nella inversione dell’edeago rispetto al suo piano di sim- metria frontale, cioè a dire nella trasposizione da destra a sinistra della porzione distale dell’edeago e degli sterniti estroflessibili; tale inversione, comparativamente a quanto si osserva nell’erarata, è ben visibile esami- nando |’ organo in posizione di riposo che giace rispettivamente nelle forme dei due gruppi così come è rappresentato nelle figg. 2 e 3 (fig: 2 exarata, fig-3 gallica).
| L? inversione in parola, interessando solo il piano di TOA frontale,
60 / G. BINAGHI
non comporta modificazioni nella meccanica e modalità dell’estroflessione, come per contro si riscontra nei Carabidi presso i Caelostomini (vedi S. L. Straneo, Mem. Soc. Ent. It., vol. XXI, 1942, p. 40) ed 1l genere Laemo- stenopsis (R. Jeannel, Rev. Fr. Ent., vol. IV, 1937, p. 74) ove l’ inversione dell’edeago è totale e determina di conseguenza movimenti invertiti con origini filetiche di ben più profondo significato.
Il secondo carattere che convenientemente caratterizza le di del gruppo è dato dalla presenza di una lunga e sottile lamina, che denomino ligula, assente nelle varie forme di erarata, che si trova inserita nel bulbo e decorre e si incastra sul lato sinistro dell’ edeago.
L’omogeneitä del gruppo è inoltre avvalorata da fattori geografici, es- sendo i vari elementi che lo costituiscono circoscritti al versante francese _ delle Alpi, ove risultano distribuiti prevalentemente in Provenza da Marsi-
glia a Nizza con una infiltrazione nel Delfinato (Dröme); in Provenza si rin- vengono tanto nella regione litorale che nei distretti montani. dell’entro- terra. Dal punto di vista sistematico ero stato in un primo tempo propenso a smembrare la gallica s. 1. in due specie e precisamente in gallica e Abeillei, riallacciando ad ognuna di esse alcune razze, ma ho dovuto abbandonare «questo concetto constatando che in alcune località avrebbero dovuto con- vivere due distinte entità appartenenti ‘alla stessa specie: ritengo pertanto più naturale considerare il gruppo come costituito da numerose specie, tutte tra di loro molto affini, rappresentanti vari gradi di evoluzione di un unico tipo primitivo. Propongo pertanto la seguente nuova interpretazione delle varie entità riconosciute :
:. Forma generale del corpo molto allungata. Zampe ed antenne gracili, molto lunghe, tutti gli articoli delle antenne, compresi quelli della clava, più o meno oblunghi, accentuatamente il V ed il VII che sono circa tre volte più iunghi che larghi, fig. 15. Pronoto una volta ed. un quarto più lungo che largo, fig. 18. Elitre fortemente attenuate alla base, considerate insieme presentano ad un dipresso la forma di un cuore rovesciato, fig. 22. Porzione distale dell’edeago a lati subpa- ralleli, apice smussato, subquadrangolare, setole subapicali distribuite in due gruppi posti sul medesimo piano orizzontale, fig. 36.
| (Varo: for. du Dom) Simoni SC Deville
'— Forma generale del corpo assai meno allungata. Zampe ed antenne più brevi, queste ultime costituite da articoli più corti, specialmente il V ed il VII, fig. 16. Pronoto da una volta e un sesto a una volta ed un settimo più lungo che largo, figg. 19, 20. Elitre assai meno atte- nuate alla base, il margine laterale descrive una curva più ampia, fig. 23. Edeago più breve, attenuato all’apice con setole subapicali di- stribuite in due gruppi ; prossimale il laterale, distale il dti
‘Agg: 30°35 . 2
2. Margini laterali del pr onoto tenhemente son aclevati in carena. fide. | go più allungato a porzione distale lunga circa 4 volte la sua mag- giore larghezza, con numerose setole allineate longitudinalmente su due distinte serie, bulbo basale con orificio largo e subovale, ligula libera nella porzione basale decorrente nel bulbo, figg. 35 a, 35 b.
(Esterel: Frejus e St. Raphael) gallica Delarouz.
AMAUROPS. DELLA CATENA ALPINA _ i
fig. 31 idem Forêt du Dom, fig. 32 Am. varensis n. sp. Nizza, fig. 33 Am. dubia n, sp Frejus (Varo), fig. 34 Am, Fagniezi Omblèze (Drôme), fig. 35a Am. gallica Frejus e fig. 5b idem: S. Raphael, fig. 36 Am. Simoni Forét du Dom (Bormes).
62 = G. BINAGHI
— Margini laterali del pronoto normali e lisci - Edeago nel complesso più tozzo, porzione distale lunga da 2 volte ed % a 2 volte e % la sua maggiore larghezza, porzione prossimale dela en interamente in-
elobata nel bulbo, five. 40-347. .. = na: 3. Spinula oculare relativamente pronunciata, reacts. piu allungato | a lati meno arcuati. Statura maggiore (mm. 2 ‚242, ann 4 ae
— Spinula oculare molto breve, pronoto piu breve a lati rotondegg cianti. Porzione apicale dell’edeago a chetotassi ridotta, fig. 34. Statura mi- nore (mm. 2,15-2,30). | eo. Ei
5 | | (Drôme) Faigniezi S. C. Dev.
4. Edeago, visto di fronte e dal ventre, alla porzione distale con setole laterali e subapicali disposte a ciuffo, porzione apicale piu larga e più robusta, Age. 30-31.
(Provenza: da Marsiglia a Mass as) dba Saulcy
— Setole della porzione distale dell’edeago allineate su due distinte serie,
una laterale e l’altra submediana, porzione apicale più. stretta e più assottigliata, regolarmente attenuata | sino all spice in dolce curva,
BES 32.98 0, ESA RI 5. Porzione apicale “dell? edeago ripiegata a nia + subapicale. costituita da setole più numerose, fig. 33. | DE (Esterel: Frejus) dubia n. sp.
-— Porzione apicale dell’edeago regolarmente attenuata all’apice, regione subapicale con un minor numero di setole, fig. 32. (Nizza: Magagnosc) varensis n. sp.
Amaurops Abeillei -Sauley, Pet. Nowy. ene 975 DI 340.
Tipo: Marsiglia. i Lunghezza: mm. 2,24 - 2,59, Edeago: figg. 30a, 30 b.
Considerata nei recenti cataloghi, Winkler (1925) e S. C. Deville (1935) come sinonimo della gallica Saulcy. Le particolari e costanti modificazioni dell’edeago permettono per contro di riconoscerla come specie distinta. Dal materiale elaborato sono in grado di supporre che la specie sia suscettibile di ulteriori smembramenti razziali, ai quali in questa sede non mi è stato possibile addivenire per difetto di ‘materiale. Tale supposizione è sorta per aver constatato in base ad una numerosa serie di individui provenienti dalla Forét du Dom, un costante tipo di variazione apprezzabile tanto nei ca- ratteri esterni quanto nell’edeago, differenti da quelli propri dell’ individuo topotipico delle Bocche del Rodano, variazioni che appaiono anche nel- l’edeago confrontando la fig. 30 (tipo) con da He, 3%,
L’ Am. Abeillei veniva comunque già riconosciuta come specie distinta dal S. C. Deville in Bull. Soc. Ent. Fr. 1927, p. 286, ove in fine alla de- scrizione della sua Fagniezi dice testualmente: « LA. Abeillei Saulcy, de Marseille et de la Sainte-Baume, se distingue immediatement du gallicus et du Fagniezi par le premier tergite a cötes curvilignes, fortement étranglé à la base», L'esame. del materiale radunato proveniente da varie località provenzali dimostra però che l’unico carattere veramente solido per distin- guere le specie, risiede nell’edeago che nella Abeillei, visto di fronte e dal
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA i 63
ventre, presenta nella porzione distale setole non allineate ma costantemente radunate in ciuffo, figg. 30, 31. | Corologia: a questa specie riferisco esemplari delle seguenti provenienze: 1 & , Bocche del Rodano, leg. Ch, Fagniez; 50 esemp. tra 4 4 e 2 2, Forêt du Dom presso Bormes (Varo), 31.x11. 1912, leg. Dodero. La popolazione di questo territorio differisce, come detto, dal tipo, per la statura un poco minore, per la forma generale del corpo più robusta, per le antenne un poco più corte ad articoli più ispessiti, per il pronoto un poco meno allungato ed in proporzione più largo, zampe pure più brevi e più robuste. Conosco inoltre un & proveniente da Magagnosc (Alpi Ma- rittime), 4.1.1913, leg. Dodero frammisto in collezione Dodero in una spil- lata di Am. varensis. L’edeago è identico a quello degli esemplari della For. du Dom. La sua diffusione è pertanto molto vasta, relativamente a quanto si riscontra presso le altre’ forme del gruppo, ed in alcune località l’Abeillei si trova frammista ad altre specie: nella For. du Dom con la Simoni, a Magagnosc con la varensis (vedi cartina di diffusione delle specie).
Amaurops varensis n. sp. (= Am, gallica Auct. pro parte),
Tipo: Nizza. Lunghezza : mm. 2,24 - 2,42. Edeago: fig. 32.
Ponendo a confronto l’Abeillei con l’attuale nuova entità è possibile notare anche nei caratteri esterni qualche lieve differenza principalmente sul primo tergite visibile, che si presenta a lati un poco meno ristretti alla base con carenule un poco più corte. Il carattere per contro sicuro atto a di- stinguere le due specie risiede nell’edeago, che nella varensis presenta nel tratto distale una forma nettamente più sottile e slanciata con setole sub- apicali e laterali non raccolte in gruppo, ma regolarmente allineate longi- tudinalmente. Dalla gallica Delarou. differisce oltre che per la forma dell’edea- go, nettamente apprezzabile dal confronto delle figure, per la forma meno allungata del pronoto, senza carene laterali e per la minore lunghezza delle maggiori setole che risaltano tra la pubescenza normale della superficie. Con la dubia dell’Esterelle l’affinità è certamente maggiore, ma pure in questo. caso le peculiarità dell’edeago dirimono ogni dubbio. san
Corologia: una ventina di esempl. dei dintorni di Nizza, 17.11. 1901, Vallon des fleurs e 11.1905, Mt. Boron, leg. Dodero, altri leg. Grou- velle; Magagnosc, 9 es., 4.1.1913, leg. Dodero, località che segnano il li- mite più orientale dell’area di diffusione delle specie del gruppo (vedi car- tina).
Amaurops dubia n. sp. (= Am. gallica Auct. pro parte),
Tipo: Frejus (Esterel), | Lunghezza: mm, 2,37. Edeago: fig. 33.
Vive nell’Esterelle frammista alla gallica; se ne distingue per la man- canza di carene ai lati del pronoto, per la riduzione in lunghezza delle mag- giori setole che risaltano tra la pubescenza del noto, per le antenne e le zampe più corte ed infine per i caratteri dell’edeago, particolarmente ap-
64 | | G. BINAGHI
prezzabili nella porzione distale e all’orificio basale, fig. 33. Esternamente. ‘presenta caratteri intermedi tra la Abeillei e la varensis; l’edeago per con- tro rivela una maggiore affinità con da varensis per una simile disposizione delle setole subapicali.
Corologia: ho esaminato 2 soli 4 4 provenienti da Frejus (Esterel), 27.xu1.1912, leg. Dodero. : |
Amaurops Fagniezi
S. €. Deville, Bull, Soc. Ent. Fr., 1927, p. 286. Tipo: Col de la Croix- Haute (Drôme). Lunghezza : mm. 2,15 - 2,30. Edeago: fig. 34.
La struttura della porzione apicale dell’edeago, rivela una stretta a nità con la varensis, ’organo nel suo complesso presenta una forma gene- rale più tozza e più breve con apice un poco più ingrossato, fig. 34. 1 ca- ratteri esterni consentono pure di separarla facilmente dalle specie del grup- po per la statura un poco minore, per le spinule oculari molto più corte e | più tenui, pronoto più largo ed in proporzione più breve, fossetta basale
esterna delle elitre solo accennata.
Corologia: un unico esemplare & etichettato: Omblèze (Drö- me), 15.VI.1891, leg. A. Argod. La specie risulta confinata nel Drôme e rap- presenta pertanto il limite più settentrionale dell’area di diffusione delle — seco del E DURDA:
Amaurops gallica.
Delarouzée, Ann. Soc: Ent. Fr, 1859; pe 68, pl; L fis. 2. Tipo: Frejus (Esterel). Lunghezza : mm, 2,15 - 2,33. Edeago: figg. 35 4, 35 0.
Rappresenta uno degli elementi piu evoluti della serie delle modifica- zioni delle specie del gruppo ed un tipo intermedio tra I’ Am. varensis e la Simoni per la forma del pronoto relativamente allungata con 6 setole assai più lunghe e robuste di quelle costituenti la normale pubescenza del noto, fig. 19, analogamente a quanto si riscontra nella Simoni, fig. 18. Carat- teri peculiari sono la presenza di carene ai lati del pronoto e le caratteri- stiche dell’edeago che si possono così riassumere: dimensioni maggiori, forma assai allungata della porzione distale provvista subapicalmente di un maggior numero di setole, ligula libera nel tratto basale decorrente nel bulbo, questo ad orificio ampio e subovale. Tali caratteri che nettamente distaccano questa forma dalle affini mi hanno indotto a restringerne il si- gnificato riportandolo ai limiti assegnategli dal Delarouzée nella descri- : zione originale, che fu ampliato dai successivi A.A. sino a reriderlo com- prensivo per tutte le Amaurops della Provenza ad eccezione della Simoni.
Cordio gia: esemplari topotipici: (3-33 «© 2: 9 9) etichettati « Frejus (Varo), 27.x11.1912, leg. Dodero » ed un 4 di S. Raphael.
Amaurops Simoni S.-C. Deville, Bull, Soc. Ent Tr, 1012, p. 222,
Tipo: forét du Dom (Bormes), Lunghezza : mm. 2,55 - 2,86. Edeago: fig. 36.
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA ii à 0
L’attribuzione ad un tipo ultraevoluto della serie di variazioni proprie al gruppo della gallica è avvalorato, oltre che da evidenti modificazioni morfologiche, Pen dai dati ecologici resi noti dal S. C. Deville nella de- scrizione originale. La specie venne raccolta nelle fessure di sfaldatura dei ° micaschisti compenetrate dalle radicelle degli alberi e dove si sviluppa un | po’ di micelio, in ambiente quindi differente da quello prediletto dalle Amaurops, le quali sono per lo più ipogee e terricole, esclusa l Am. (Tro- glamaurops) leptoderina Reitt., rinvenuta in una grotta della penisola di Sabbioncello (Dalmazia). Nonostante le notevoli modificazioni dell’esosche- |
pe
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F Te RTE P) Jaqniext Dev.
a Praga E Mrazzoli Saul. |
pm BO m : D gallica Delar. è Sinkeri Gangtb. tn e =) Simoni Ge n 4 @,
letro la specie è indiscutibilmente pertinente al gruppo della gallica per la forma dell’edeago egualmente invertito, provvisto di ligula.ed apicalmente dotato di setole distribuite su di un piano simile a quello riscontrato nelle specie del gruppo.
I caratteri di somiglianza con la issiadario wc dal S. C. De- ville in 1. c., sono certamente caratteri di convergenza, di natura probabil- mente ambientale, ma non certamente di natura filetica, appartenendo la specie dalmata ad un gruppo assai lontano che con tutta probabilità dovrà essere genericamente distaccato dalle Amaurops per una serie di importanti caratteri morfologici quali: assenza di spinule oculari e di organi visivi, assenza di carenule mediane al primo urotergite visibile, pubescenza del _ capo, del torace e delle elitre costituita da setole molto lunghe e sottili, antenne e zampe molto lunghe e gracili, mandibole molto più sviluppate, labbro superiore ridotto, ecc., caratteri tutti che conferiscono all’ insetto . una facies eminentemente troglobia e profondamente modificata.
66 | = G. BINAGHI
Sta di fatto che la Simoni, comparativamente alle restanti specie del gruppo, presenta una forma molto più allungata e dei capo e del pronoto, con elitre più strette prive di fossette basali, fig. 22, zampe ed antenne pure più lunghe e più gracili. 11 pronoto presenta inoltre 6 setole lunghe e ro- buste che risaltano nettamente tra la pubescenza normale che riveste la su- perficie, fig. 18. La somma di questi caratteri denotano un adattamento a differenti condizioni ambientali. Inoltre l’edeago ha forma del tutto parti- colare che appare nella fig. 3
Corologia : la specie è strettamente localizzata alla Forêt du Dom e ne ho esaminato una bellissima serie raccolta il 31.x11.1912 da Dodero. Nell’areale della Simon: si rinviene pure |’ Am. Abeillei.
APPENDICE.
Amaurops n. sp. — Nella collezione Dodero trovo conservato in un unico esemplare 2 una Amaurops raccolta dal Sig. Milo Burlini al Mon- tello. Considerando che una delle caratteristiche delle Am. è la localizza- zione delle varie specie ritengo con quasi assoluta certezza che l’esemplare in questione, data la sua provenienza, debba riferirsi ad una nuova specie ricollegabile al gruppo delle specie anoftalme che si estendono, come è noto, artiche in zone molto più orientali invadendo l’area di diffusione delle specie. oculate. In mancanza del 4 non ritengo opportuno denominarla non essen- do possibile in base alla sola 2 stabilire posizione ed affinità di questo nuovo elemento.
Genova — Osservatorio per le malattie delle Piante.
G. BINAGHI
~
LE AMAUROPS SARDO-CORSE CON CATALOGO DELLE SPECIE ITALIANE ED ALPINE
(Col. Pselaphidae)
Nell’accingermi a redigere la revisione delle Amaurops Sardo-corse, mi è innanzi tutto doveroso rendere omaggio alla memoria dei Sig. Agostino Dodero, alla cui opera di abile raccoglitore e di studioso si debbono. par- ticolarmente nel campo della fauna coleotterologica ipogea sarda, una serie di reperti di notevole interesse tassonomico e zoogeografico, tanto che nel limitato campo delle Amaurops ben 3 specie, sulle 5 complessivamente rap- presentate nell’isola, vennero raccolte e descritte dall’entomologo genovese
Rielaborando il materiale, in gran parte conservato nella sua en constato. che analogamente a quanto venne riscontrato per le specie con- tinentali, già oggetto di studio in miei precedenti lavori, anche nei con- fronti delle specie Sardo-corse, nonostante la ristrettezza del territorio con- siderato, non si assiste alla frammentazione di un unico tipo ma bensì alla sopravvivenza di vari tipi filetici, aventi però in comune, ad eccezione della Am. aculeata Dod. (fig. 1), le carene frontali variamente denticolate, pecu- liarità che può essere elevata a carattere delle ge appartenenti alla fauna della Corsica e della Sardegna.
Nel porre a confronto 1 vari tipi di denticolazione delle carene frontali che si riscontrano nelle specie in oggetto, appare con evidenza come esse passino per una sucessione regressiva di forme da un tipo costituito da denticolazioni laminari ad apice troncato (Am. sardoa Saul., fig. 2, specie vastamente diffusa nell’ isola) e che interpreto come primitivo, meno adatto cioè al mezzo ipogeo proprio a questi Pselafidi, ad una denticolazione co- stituita, nelle specie localizzate, o da spinule lunghe, fine ed erette (Am. denticulata Dod., fig. 3) o brevi e triangolari (Am. longipes Dod., fig. 4). Le denticolazioni raggiungono infine gli estremi della regressione nelle specie corse (Am. corsica Saul. e Kozigrowicsi Saul.) modificandosi e ri- ducendosi di numero e di lunghezza, figg. 5 e 6. Allontanandoci dai ter- reni insulari, supposto centro di dispersione delle specie anoftalme di tipo tirrenico, le carenule frontali nelle specie delle regioni continentali italiane e provenzali risultano integre ad eccezione di alcune forme di Am. exarata (exarata s. str., ssp. intermedia Binaghi e ssp. picena Binaghi) ove perman- gono, nel tratto centrale della carena, vestigia del carattere paleogenico.
Considerando la configurazione oroidrografica della Sardegna, costi- tuita come da un mosaico di piccoli massicci più o meno isolati tettonica- mente da depressioni o solchi alluvionali, la varia natura delle rocce costi- tuenti e la ben nota antichità geologica dell’ isola, relitto, come la Corsica, di più vasta terra emersa, viene dato di attribuire a tali cause la ricca rap- presentanza e la stretta localizzazione di. una numerosa serie di elementi
68 | | G. BINAGHI
ipogei a caratteri paleogenici ben definiti, come nel caso, che qui assurge a tipico esempio, delle Amaurops, relitti di una fauna a tipo tirrenico ad- densatasi nell’ isola come in una zona di rifugio. |
Il concetto che la Sardegna rappresenti in un primo tempo l’area di rifugio delle specie di tipo tirrenico anoftalmo, ed in un secondo tempo il centro di dispersione del gruppo, viene anche avvalorato da elementi geo- grafici, considerando che 1’ isola ospita, comparativamente a quanto si os- serva in altre regioni, il maggior numero di specie (5 specie molto ben dif- ferenziate e 2 varietà) distribuite in un’area relativamente ristretta limitata ad una fascia trasversale decorrente rispettivamente a Nord e a Sud del 40° parallelo, estesa grosso modo da Banari a Mogoro, fatto questo non isolato ma che trova riscontro nelle Reicheia, Carabidi tipicamente ipogei, rappresentati in Sardegna da ben 12 specie a contrapposto delle 4 note per la penisola italiana e che già venne invocato dall’Holdhaus per avvalorare la supposizione che la Sardegna rappresenti il centro di dispersione delle Reicheia di tipo anoftalmo (Typhloreicheia). |
Fatta astrazione dei caratteri delle carene frontali, pure le peculiarità degli edeagi rafforzano la supposizione che la Sardegna rappresenti il cen- tro di dispersione delle specie, considerando che in essa si trovano rappre- sentati tanto 1 tipi arcaici privi di ligula (sardoa, corsica, Koziorowiczi, figg. 36, 39, 41), quanto quelli che ne sono provvisti (aculeata, fig. 35) oltre ancora ad un tipo più complesso dotato di un sacco interno con evidenti produzioni sclerificate (denticulata, fig. 37) per raggiungere infine l’ecce- zionale struttura che presenta l’edeago della longipes, fig. 38, ove il sacco interno è libero permanentemente estroflesso e rigido e costituisce una pro- ‘pagine a sè solo inserita dorsalmente al bulbo dell’edeago, similmente a quanto si riscontra, per un carattere di convergenza, nelle Zoufalia della penisola balcanica, fig. 43, sottogenere che comprende specie rudimental- mente oculate, riferite ad un gruppo. orientale ed altrimenti differenziate.
Dal punto di vista della natura dei terreni su cui sono distribuite le Amaurops sardo-corse constato che in Corsica prevalgono sui terreni gra- nitici costituenti l’ impalcatura erciniana dell’ isola; in Sardegna le specie vivono sui basalti a Macomer (M.te S. Antonio e M.te Ferru) e a Dorgali, sui sedimenti eocenici a Mogoro e Isili e sugli schisti cristallini ad Aritzo, senza denotare quindi una predilezione o particolari vincoli alla natura del terreno.
Agli effetti tassonomici la presente revisione oltre al riconoscere affinità e divergenze delle specie sarde, distingue nettamente due specie di Amaurops per la Corsica e precisamente la corsica Saul. e la Koziorowiczi Saul., con- trariamente all’opinione di S. C. Deville e del Dodero.
Come risulta dalla seguente. tabella, le 6 specie Sardo-corse sino ad ora note, sono nettamente distinte e facilmente riconoscibili anche al solo esame dei loro caratteri esterni. Le differenziazioni interspecifiche vengono inoltre rafforzate dalle peculiarità degli edeagi, tanto che la determinazione delle specie può essere resa di gran lunga più agevole al semplice confronto delle figure che rappresento nel testo. Contrariamente a quanto rilevai per le Amaurops della catena alpina, il torace e l'addome, nelle specie sardo- corse, non presentano, tra specie e specie, particolari caratteri diagnostici.
AMAUROPS SARDO - CORSE 69
TABELLA DI DETERMINAZIONE DELLE AMAUROPS SARDO-CORSE
à Lati dei capo con due evidenti carenule laminari non denticolate, una sopra-antennale, l’altra più interna, frontale, fig. 1. Spinule oculari insolitamente grandi ed aguzze, nettamente dirette obliquamente in avanti, fig. 9. Antenne lunghe, fig. 30, zampe gracili, fig. 26. Carenule mediane del primo urotergite visibile distanziate di 14 della larghezza dell’urite, fig. 16. Edeago voluminoso con ligula di forma lungamente
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Carenule frontali di: fig. 1 Am. aculeata Dod., fig. 2 sardoa Saul., fig. 3 denticulata Dod., fig. 4 longipes Dod., fig. 5 corsica Saul., fig. 6 Koziorowiczi ssp. Revelierei, fig, 7 exarata Bdi, fig. 8 Diecki Saul. — Spinule oculari e guance di: fig. 9 Am. aculeata, fig. 10 sardoa (M.te S. Antonio), fig. 11 denticulata, fig. 12 longipes, fig. 13 corsica (Oletta), fig. 14 Kozio- rowiczi ssp. Revelierei (Core. Vizzavona). — Primo urotergite visibile di: fig. 15 Am. longıpes, fig. 16 aculeata, fig. 17 sardoa (M.te S. Antonio), fig. 18 denticulata, fig. 19 corsica (Oletta), fig. 20 Koziorowiczi ssp. Revelierei (Vizzavona), fig. 21 Am. (Zoufalia) corcyrea (Corfù). — Pronoto di: fig. 22 corsica, fig. 23 Koziorowiczi, fig. 24 ssp. Revelierei (Vizzavona). — Ultimo urosternite visibile di: fig. 25 Am. denticulata a. — Zampe intermedie dei da di: fig. 26 aculeata, fig. 27 longipes, fig. 28 sardoa, ©
subtriangolare, inserita sul lato sinistro dell’organo, porzione distale lungamente subogivale con una serie di minute setole impiantate la- teralmente nel tratto mediano destro, come da fig. 35 x | Sardegna: Dorgali aculeata Dodero — Carenule sopra-antennali e frontali contigue, la carenula laterale della fronte denticolatà: 0 verenglate Tee, mac er eo a wk a ee
10 G. BINAGHI
2. Antenne lunghe con articoli intermedii, specialmente il 5° ed il 7°, più lunghi ed in proporzione più stretti, figg. DO, 34, ae ees oculari robuste ed dppuntite, Age. rote . ~~. 233
— Antenne relativamente brevi con articoli edi specialmente 11 57 ed il 7°, più certi ed in proporzione più larghi, figg. 43, 34° Spinple- ur piccole ed ottuse a base in proporzione più larga, figg. 13, 14. 6
3. Carenule mediane del primo urotergite visibile distanziate tra loro al . massimo di 1/3 della larghezza del segmento, figg. 17-20. Anche delle. zampe mediante del 3 inermi, fig. 26: >. 4 — Carenule mediane del primo urotergite visibile dite + id di un poco meno della metà della larghezza del segmento, fig. 15. Anche delle zampe mediane del 4 dotate al lato interno di un breve ed acuto dle a... ie nenn
4. Carenule laterali delta fronte formate da una serie di 8-9 denticolazioni ordinariamente dilatate all’apice e subito troncate, fig. 2. Antenne, fig. 32. Femori intermedii del 4 con un breve dente ottuso situato alla metà del margine posteriore, fig. 28. Spinule oculari, fig. 10. Ca- renule mediane del primo urotergite distanziate di un poco meno di 14 della larghezza del. segmento, fossette intermedie confluenti con brevi setole disposte a raggiera, fig. 17. Edeago relativamente piccolo, senza ligula, porzione distale subogivale, con una serie di brevi se- tole allineate subapicalmente al margine destro, altre 3-4 setole im- piantate pure subapicalmente in prossimità del margine sinistro, fig.
39. Sardegna : Macomer; M.te Ferru, Isili. sardoa Saulcy | Capo più Stretto, guance più fortemente arrotondate, spinule oculari più piccole. — Banari. — var. microcephala Dodero
Capo come nel tipo, carenule mediane del primo urotergite visi- —
bile un poco più distanziate, cioè a dire di un poco più di 1/3 della maggiore larghezza del tergite. — Aritzo.
var. aritzensis Dodero — Carenule laterali della fronte costituite da una serie di lunghe, sottili ed acute denticolazioni, inclinate all’ indietro, fig. 3. Femori inermi nei due sessi. Spinule oculari robuste ad apice leggermente rivolto al- l’ indietro, guance fortemente arrotondate, fig. 11. Antenne relativa- mente lunghe ad articoli intermedii ispessiti, fig. 31. Primo urotergite
fortemente trasversale, subtrapezoidale, con carenule mediane distan- — ziate di 1/3 della maggiore larghezza dell’urite, fossette basali me- diane, incluse tra le carenule, ben circoscritte e separate, fig. 18. Ul- timo urosternite visibile nel 4 dotato medialmente di una lunga im- pressione delimitata ai lati da una serie di setole, margine distale con una profonda incisione mediana, fig. 25. Edeago voluminoso, tozzo, con due ciuffi di setole impiantati ventralmente sulla porzione distale,
>
Antenne di: fig. 29 Am. longipes (Macomer), fig. 30 aculeata (Dorgali), fig. 31 denti- culata (Macomer, M.te S. Antonio), fig. 32 sardoa (Macomer, M.te S. Antonio), fig. 33 corsica (Porto Vecchio), fig. 34 Koziorowiczi ssp. Revelierei (Core. Vizzavona). — Edeagi di: fig. 35 aculeata, fig. 36 sardoa (Macomer, M.te S. Antonio), fig. 37 denticulata, fig. 38 longipes, fieg. 39a, 39b corsica (Oletta), fig. 39c corsica (Porto. Vecchio), figg. 40a, Mb corsica ssp. ancestralis (Sardegna), fig. 41 Koziorowiczi (Corsica, ex Sauley), figg. 42a, 42b Koziorow. ssp. Revelierei (Cors. Vizzavona) — G. Binaghi del. '
AMAUROPS SARDO - CORSE
71
G. BINAGHI
sacco interno provvisto di 2 produzioni falciformi sovrapposte al- Papice e fortemente sclerificate, fig. 37. — Sardegna: M.te S. Antonio presso Macomer. _ | denticulata Dodero
Insetto slanciato. Antenne e zampe gracili e molto lunghe, fieg. 29 € 27. Carenule laterali della fronte costituite da una serie di 8-9 denti- colazioni a forma di triangolo equilatero, fig. 4. Spinule oculari me- diocri, prominenti, piuttosto sottili, guance allungate e poco arcuate, fig. 12. Ultimo urosternite visibile nel 4 con una larga e profonda smarginatura mediana. Edeago di eccezionale costruzione con sacco interno permanentemente estroflesso, libero e rigido, lesiniforme, al- tre parti foggiate come da fig. 38. oo Sardegna : Macomer. longipes Dodero
. Antenne un poco più lunghe con articoli intermedii più stretti, il 5° ed il 7° lunghi esattamente il doppio della loro maggiore larghezza, fig. 33. Pronoto più largo a lati più rotondeggianti, medialmente per- corso da un solco profondo. carene laterali al solco assai prominenti, fig. 22. Carenule mediane del primo urotergite visibile più ravvicina- te, distanziate tra loro di un poco meno di % la larghezza totale del- l’urite, fossette mediane confluenti, fig. 19. Porzione distale del- l’edeago costituita da due lamine, la sinistra ad apice integro; la destra porta alla base setole variamente disposte, figg. 39 a, 39 0, 39 ¢. — Corsica: Oletta, Omessa, Porto Vecchio, Foresta dell’Ospedale. corsica Saulcy
Lamina apicale sinistra dell’edeago assai più lunga che nel tipo ad apice profondamente inciso, lamina apicale destra assai più allungata e più esile ad apice ripiegato all’ indietro; chetotassi della porzione distale dell’edeago come da figg. 40 a, 40 b. — Sar- degna: Mogoro. ssp. ancestralis n.
Antenne più brevi con articoli nennedii più piccoli e più ispessiti, il 5° ed il 7° lunghi solo una volta ed un terzo la loro maggiore lar- ghezza, fig. 34. Pronoto più allungato, di forma generale meno ro- tondeggiante, percorso medialmente da un solco assai meno profon- do, fig. 23. Carenule mediane del primo urotergite visibile assai più lontane, distanziate di un poco più di 1/3 la maggiore larghezza del segmento, fossette mediane nettamente separate, fig. 20. Edeago di forma ben caratteristica, porzione distale uniforme, apicalmente do- tata di una piccola lamina membranosa a forma di becco, lati prov- visti medialmente di due setole pari, fig. 41. — Corsica: Calvi. . Koziorowiczi Saulcy
Pronoto ancora più allungato che nel tipo con solco media- no e carenule laterali meno evidenti, fig. 24. Edeago con lamina membranosa apicale più sviluppata, setole mediane impiantate più ‘ prossimalmente, forma generale della porzione distale, più snella. e più sottile, figg. 42 a, 42 b. — Corsica: Quenza. Foce di Vizza- vona, foresta dell'Ospedale. ssp. Revelierei Saulcy
Le
AMAUROPS SARDO - CORSE. © - 73
Amaurops aculeata
Dedero, Ann, Mis Civ. St. Nat. Genova, Ser. 3, vol; VIII (XLVII), toto, p, 185. Tipo: Dorgali (Sardegna). — DE | Lunghezza: mm. 2,42 - 2,68. Edeago: fig. 35. 4
La serie tipica, conservata nella collezione Dodero, è costituita da 4 es. etichettati: Dorgali, v.ıgıo. Specie rara e strettamente localizzata.
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Diffusrone delle Hmaurops Sardo-Corse Ww sardoa Saul F aculeata Doe.
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D mecrocephala Dod. die Sip. ancestrali Mn | odentculala Ded. W Kozıovewicrı Saul. æ longpes Dod. M sop Rewe lietet Saul
Amaurops longipes
Dodero a aa IE Tipo: Macomer (Sardegna). Lunghezza: mm, 2,42- 2,59. Edeago: fig. 38.
Dodero segnala come eccezionale carattere della specie la presenza di 4 fossette alla base del primo urotergite visibile, 2 fossette situate tra le ca- renule mediane ed altre 2, disposte una per lato, all’esterno di queste, a contrapposto di quanto si osserva presso' le altre specie di Amaurops s. str. ove, a detta del predetto Autore; le fossette sono ridotte a 3. L’esame mi- croscopico delle numerose specie italiane rivela invece che il carattere non è affatto peculiare alla longipes, ma comune a molte altre specie, come, limitando l’enumerazione alle forme sardo-corse, alla denticulata ed alla
74 : | G. BINAGHI
Koziorowiczi (figg. 18 e 20), nelle quali esso appare con maggiore evidenza di quanto non risulti-nella longipes. Ho potuto inoltre constatare che anche - quando la fossetta mediana, compresa tra le carenule del tergite, appare unica, essa, all'esame microscopico, rivela indiscutibilmente la sua genesi, risultando costituita dalla confluenza di due fossette nettamente individua- bili tra la pubescenza che riveste il lato interno delle carenule, come appare nella sardoa e nella corsica (figg. 17 © 19), carattere questo che si riscontra. anche nelle specie continentali come p. e. nella Pirazzolit. Nelle Zoufalia e nelle Bergrothia per contro tale porzione del tergite è nettamente modifi- cata mancando tanto le carenule mediane quanto le fossette, come appare nella fig, 21 | |
- La serie tipica e costitiita da ıres..di Macomer 19. IV. 1909 è 12.XI.1909. e da 3 es. del M.te.S. Antonio presso Macomer 9.x1.1909 legit Dodero.
: | Amaurops denticulata
Doe 105. foc}, 183. Tipo: Sardegna, luna (M.te S. Antonio), «, Lunghezza : mm, 2,28- 2,50. Edeago: fig. 37.
Distinta dalle congeneri specie sardo-corse oltre che per i caratteri esposti in tabella, per la forma generale del corpo assai più robusto e pa- rallelo con zampe brevi e relativamente tozze. La serie tipica, conservata nella collezione Dodero, è costituita da 5 es. etichettati: Macomer, M.te S. Antonio 9.X1.1909 e 19.1v.1909 leg. Dodero, ove: vive frammista alle Am. sardoa e longipes. Dodero la segnala ancora per Bortigali, località sita un poco più ad oriente di Macomer.
| | Amaurops sardoa Sauley,. Spec. B2 Di;
Tipo: Sardegna.
Lunghezza : mm. 2,28 -2,50. Edeago: hg. 36,
E’ la specie più vastamente diffusa nelle regioni montane della Sarde- gna centrale. Nella collezione Dodero essa è rappresentata nelle seguenti località :. Macomer, . M.te S. Antonio 30.1v.1908 leg. Dodero, Campeda- 24.1X.1903 leg. Dodero, M.te Ferru 2.v.1891 leg. Dodero‘e 1x leg. U: Lostia, Isili x1.1892.
var. microcephala Dodéeto,- Lit, puts
Tipo: Sardegna, Banari.
x
Forma locale, la serie tipica è etichettata: Banari 10.v.1908 leg. I. De- rosas e 16.x1.1909 leg. A. Dodero. L’edeago, eccettuata qualche lieve mo- dificazione di poce conto, è in tutto simile a quello del tipo della specie.
var. aritzensis
Dodero,” Le, D. 184. a Tipo: Sardegna, Aritzo. i
Forma locale di poco conto: la serie tipica è etichettata: Aritzo 1/10.v1.1910 leg. A. Dodero.
AMAUROPS SARDO - CORSE | a
Amaurops corsica
Saule vy, Spec, 1 1874, Di 114, Tipo: Corsica. Lunghezza: mm, 2,20 - 2, 28. Edeago : figs 304, 390, 39€,
Saulcy non dà per la specie una indicazione di località più precisa e ri- stretta ma dice testualmente: « Habite la Corse, où il a été découvert par Raymond et M. E. Revelitre a © Deville nel suo « Catalogue critique des Coléoptères de la Corse », Rev. Ent. Caen, 1906-1914, a p. 141 la se- gnala per Cheralba nella foresta dell’ Ospedale (Dieck) e Omessa.: Nella col- lezione Dodero trovo la specie rappresentata ancora di Oletta (1 ¢) e di Porto Vecchio (1 4); in quest’ultimo esemplare l’edeago presenta una forma di passaggio alla ssp. ancestralis della Sardegna, fig. 39 c. S. C. Deville, oltre all’abituale biotopo lapidicolo della specie, dice che si rinviene pure a volte tra 1 muschi..
ssp. ancestralis n.
Tipo: Sardegna (località non precisata). Lunghezza : mm. 2,02 - 2,06. Edeago : figg. 40.4; 40 D.
I caratteri dell’edeago, già segnalati in tabella, e la statura. minore, inducono ad istituire per la popolazione sarda una razza distinta dalla forma tipica della Corsica. Il 4 porta nel cartellino |’ indicazione non meglio pre- cisata « Sardegna, R. Schaufuss » la 9 è etichettata Sard. Mogoro xn.1889 leg. U. Lostia, località situata nella zona centro meridionale dell’ isola.
Amaurops Koziorowiczi
Saulcy, Pet. nouv. entomol. 1875, p. 539. Tipo: Corsica (Calvi). Lunghezza : mm. 1,98. Edeago : Be OAT,
Saulcy, nelle brevissime descrizioni originali della Koziorowiczi e della Revelierei, considera queste due forme come specie distinte dalla sua corsica; esse vennero successivamente da alcuni autori declassate al rango di sem- plici varietà della corsica. Le notevoli profonde modificazioni, apprezzabi ili tanto nei caratteri esterni quanto negli edeagi, mi inducono ora a separare specificamente la Koziorowiczi dalla corsica e di riallacciare alla prima, come razza distinta la Revelierei, razza che sostituisce la forma tipica, propria ai territori settentrionali dell’ isola, nelle regioni montuose del centro e del meridione. I caratteri che inducono a tale nuova interpretazione si riscon- trano con tutta evidenza specialmente negli edeagi, rappresentati nelle figg. 41, 420, 42 b. Riferisco alla forma tipica 2 4 4 della collezione Dodero portanti l’uno la dicitura « Amaurops Koziorowiczi ex Saulcy, Corse » e l’altro, in tutto identico al primo, « Corse - Koziorowiczi ». Saylcy nella descrizione originale, istituisce la specie in base ad esemplari provenienti . da Calvi.
ssp. Revelierei
Saulcy, k€ DO 40: | Tipo: Corsica (Quenza e foresta dell’Uspedale secondo S. C. Deville). Edeago : figg. 42 a, 42 b.
76 | | x G. BINAGHI
an diffusa nelle regioni montuose. centrali e meridionali dell’ isola, nota della Foce di Vizzavona, ove deve essere comune. S. C. Deville in « Cat. crit. d. Coléop. d. Corse », P. 522, precisa che la specie venne de- | scritta in base ad esemplari provenienti da ‚Quenza e dalla foresta an dale.
L’attuale studio conclude la revisione delle specie appartenenti alla fau- na italiana ed alpina, in maggior parte compiuta col diretto esame dei tipi o dei topotipi delle specie conosciute. Per esaurire la revisione del genere restano ora da analizzare le specie diffuse nella penisola balcanica e nel _ Caucaso, ma il poco materiale che ho a disposizione non mi permette di intrapprenderne uno studio che possa approdare a proficui risultati.
Nella considerazione che uno degli scopi prefissi era lo stabilire le affi- nità filetiche delle specie di questo genere così ricco di forme, e così vasta- mente distribuito, ritengo utile a guisa di conclusione ricapitolarne in ca- talogo i risultati conseguiti, radunando in gruppi le specie affini. A ter- mine dei dati geonemici segno per ogni specie, tra parentisi quadrate, il riferimento delle figure degli edeagi illustrati in questo volume o in prece- denti pubblicazioni della Società, indicando l’anno di pubblicazione e la pagina della descrizione della specie.
| CATALOGO DELLE AMAUROPS ITALIANE ED ALPINE
Pinkeri Ganglb. — Bresciano (M. Guglielmo, Campolaro) Alp. trid. (Giud.: V. Sorino) # [Mem. 1945, p. 55, figg. 26a, 26b]. |
Pirazzolii Saulcy — Alp. Penn. (Oropa, V. Sesia, V. d’ Ossola, M. Mottarone) [Mem. 1945, p. 55, figg. 25].
B + *
aculeata Dodero + Sard. (Dorgali) [h. o. p. 73, fig. 35].
sardoa Saulcy — Sard. (Macomer, M.te Ferru, Isili) [h. o. p. 74, fig. 36]. var. microcephala Dodero — Sard. sett. (Banari) [h. o. .p. 70]. var. aritzensis Dodero — Sard. (Aritzo) [h. o. p. 70}.
denticulata Dodero — Sard. (Macomer, Bortigali) [h. o. p. 74, fig. 37].
longipes Dodero — Sard. (Macomer) [h. o. p. 79, fig. 38].
corsica Saulcy — Cors. (Oleita, Omessa, Porto Vecchio, foresta Ospedale) [h. o. p. 75, fig. 39a-c]. ssp. ancestralis Binaghi — Sard. (Mogoro) [h. o. p. 75, figg. 40 a e Db].
Kozicrowiczi Saulcy — Cors. (Calvi) [h.o. p. 75, fig. 41]. ssp. Revelierei Saulcy — Cors. (Quenza, Foresta Ospedale, Foce di Vizzavona) [h. o. p. 75, figg. 42a e bj. DE) Aubei Fairm. — Sic. (Messina? Ficuzza) [Mem. 1944, p. 50, figg. 12a e bl. var. monstruosipes Dodero — Sic. (Ficuzza) [l.c. p. 52, figg. 13a e bj. ssp. Agostini Binaghi — Sic. (Castelbuono) [l. c. p. 52, figg. 14].
AMAUROPS SARDO - CORSE #35 77
sulcatula Dodero — Sic. (Trapani M.te S. Giuliano) [I. c. p. 53, fig. 15]. ssp. confusa Binaghi — Sic. (Ficuzza) [I. c. p. 54, figg. 16a e bj. ab. pseudosulcatula Binaghi — Sic. (Ficuzza) [l. c. p. 54]. . . | ; Luigionii Raffray — Laz. (Filettino) [Boll. 1943, p. 123, figg. 1, 2]. ' exarata Baudi — Abr. (Gran Sasso, Terminillo) [l. c. p. 124, figg. 5, 6]. ssp. intermedia Binaghi — Mar. (M.te dei Fiori) [I. c. p. 124, figg. 7, 8]. ssp. picena Binaghi — (M.ti Sibillini, M. Cucco) [!. c. p. 125, figg. 9, 10]. ssp. tiberina Binaghi — App. Tosco-Umb.-March. (Alpe della Luna, P. S. Stefano, M.te Nerone) [l. c. p. 126, figg. 11, 12]. | ssp. Doderoi Binaghi — Tosc. (Arcidosso) [l. c. p. 127, figg. 13, 14].
ssp. romana Raîfray — Laz. (M.ti Albani, M.te Cimino) [l. c. p. 127, figg. 15, 16]. -
ssp. brevicarinata Raffray -— Laz. (Filettino) [I. c. p. 128, figg. 17, 18]. ab. atropidera Raffray — Laz. (Filettino) [l. c. p. 128]. ssp. Solarii Binaghi — CARD (M.te Sacro) Il. c. p. 129) fige. 19, ae
* Fiori Holdh — - App. Tosco-Em. (dal M.te Cimone al Porrettano) Ten 1944, p. 39 _figg. la e bf. i dentibasis Dodero — Alp. Ap. (Camajore, Forno Volasco, Stazzema, Pietrosciana,
Lucchese) [I. c. p. 40, figg. 2a e bj. ssp. troglodytes Binaghi — Alp. Ap. (Foce di Mosceta) [I. c. p. 40, figg. 3a e b]. Diecki Saulcy — Tosc. (Vallombrosa, Camaldoli, Badia a Prataglia, M.te Verna). [l. c. p. 42, figg. 4a e bj]. ssp. Andreinii Binaghi — App. Tosco-Umb. (Sorg.ti Tevere, Alpe della Luna, S. Veriano) [l. c. p. 43, figg. 5a e bj. RS ssp. Trossarellii Binaghi — App. Tosco-Umb. (Bocca Trabaria, Lippiano) [l. c. p. 43, figo. Ta e bj. ssp. florentina Dodero — Tosc. (Firenze. Pratolino, M.te Calvana, M.te signo: ‘ Ronta) [l. c. p. 44, figg. 8a e bj. ssp. senensis Baudi — Tosc. (Montagnola Senese) [l. c. p. 44]. ssp. Moczarskii Holdh. — Is. d’ Elba [l. c. p. 45, figg. 9a e bj. Abeillei Saulcy — Provenza (Bocche del Rodano, Marsiglia) [Mem. 1945, p. 62, figg. 30a e Dj. i Fagniezi S. C. Deville — Drôme (Lus-La-Croix-Haute, Ombléze) [I. c. p. 64, fig. 34]. varensis Binaghi — Provenza (Nizza, Magagnosc) [l. c. p. 63, fig. 32]. dubia Binaghi — Provenza, Esterel. (Frejus) [I. c. p. 63, fig. 33]. gallica Delarouz. — Provenza, Esterel. (Frejus, S. Raphael) [l.c. p. 64, fig. 35a e bl. Simoni S.-C. Deville — Provenza (Forêt du Dom presso Bormes) fl. c. p. 64, fig. 36]. * alpina Dodero — Alp. Coz. (Alta valle del Sangone, Coazze) [l. c. p. 58, fig. 28]. ssp. vesulana Binaghi — M. Viso (Crissolo) [l. c. p. 59, fig. 29]. * carinata Baudi — Alpi Graie (Valli dell’ Orco e. della Stura di Lanzo) [l. c. p. 56, figg. 27a e bj.
Genova - Osservatorio per le malattie delle Piante, 20-3-1945.
78 FERDINANDO SOLARI.
CURCULIONIDI NUOVI O POCO CONOSCIUTI DELLA FAUNA PALEARTICA XI
Philopedon sericans n. sp.
Fra le numerose descrizioni di forme di Philopedon Steph. non ne ho trovato alcuna. che caratterizzi. una specie, ch’ io eee nuova e che de- . nomino sericans.
Il Ph. plag giatus si annovera fra le specie di Curculionidi che onto un buon numero di sinonimi; la sua variabilità invero è quasi senza limiti ed investe pressochè tutti i caratteri che, di solito, hanno valore per la di- stinzione delle specie, e forse a questa estrema variabilità del plagiatus è dovuto il fatto che è passata inosservata finora la forma, che ora descrivo come nuova. Fra i principali caratteri, ai quali gli Autori hanno attribuito un valore, si annoverano quello della striatura degli elitri, l’altro della lun- ghezza o meno del 2° articolo del funicolo ed infine quello riflettente lo svi- luppo e la forma del lobo esterno delle tibie anteriori (i). La variabilità della lunghezza del 2° articolo del funicolo non ha limiti-e salta sübito al- l’occhio, quando si ha a disposizione un materiale sufficiente, invece lascia a tutta’ prima incerti il carattere tratto dal decorso delle strie elitrali, le quali sono geminate nella forma tipica, mentre sono equidistanti nel vicinus Desbr., nel quale ultimo |’ interstria suturale è larga alla base quanto sul disco degli elitri, mentre nel plagiatus essa è visibilmente più stretta alla base che sul disco. Ma ho un esemplare, da Santander, che non può essere ascritto se non al plagiatus di forma tipica, nel quale 1’ interstria suturale ha la stessa struttura di quella del vicinus.
Le setole delle interstrie sono notevolmente diverse nelle varie forme, ima esistono tutti i passaggi, che rendono nullo il valore delle differenze che esistono fra quelle estreme; nel plagiatus tipico, cosi pure nel parapleurus Marsh., le setole sono bianco- sericee, relativamente lunghe, numerose, di- sordinate, ispide sulla declività posteriore degli elitri; nel vicinus sono bru- ne, fortemente abbattute dappertutto, corte, relativamente scarse; nel se- ricans sono bianche, come nel plagiatus, un pochino più corte, sottilissime, meno abbondanti, fortemente abbattute, quasi quanto quelle del vicinus.
La forma della clava varia assai; nel plagiatus tipico e nel parapleurus è brevemente ovale e quasi arrotondata all’estremità, nel vicinus è alquanto. più lunga, più stretta e visibilmente appuntita; nel sericans è larga quanto nel plagiatus, ma di solito notevolmente appuntita. La larghezza e la con- tormazione del pronoto varia nell’ambito di ogni singola forma.
— ———_—_—_
(1) Desbrochers (Frelon XVI - 1908, p. 91) sostiene che vicinus è una specie buona « la forme n’étant pas globuleuse et celle dee tibias antérieure sans prolongement externe ». Dei sei esemplari della mia collezione due % 4 e due 9 9 hanno il normale lobo esterno, soltanto due 9 2 hanno le tibie conformate nel modo descritto dal prefato Autore, Ho un & del parapleurus nel quale la tibia sinistra ha una spina al lato esterno anzichè un lobo; ho una © nella quale le tibie sono arrotondate all'apice come nel tipico vicinus; ne deduco che caratteri tratti dalla conformazione delle tibie, nella parte distale, non hanno valore specifico.
PHILOPEDON — 79
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La colorazione delle squamule è pure variabile; nel plagiatus fe interstrie strette hanno quasi sempre una squamulazione pitt scura delle altre; nel parapleurus gli elitri sono coperti di squamule grigio-argentee pressochè unicolori; nel sericans le squamule in complesso sono chiare ed hanno spes- so dei riflessi iridescenti-sericei molto pronunziati; invece nel vicinus esse sono tutte di colore grigio-bruno. |
Nel vicinus gli elitri sono più stretti che nel plagiatus e nel parapleurus di uguale statura; nel sericans essi sono costantemente meno convessi che nelle forme nominate e più larghi che nel plagiatus.
Nel sericans lo scapo è quasi sempre molto infuscato nella parte clavata, mentre nelle altre forme in oggetto è di colore rossiccio, ma non devo ta- cere che ho un esemplare del plagiatus tipico, che ha lo stesso colorito.
Nel sericans gli occhi sono fortemente sporgenti, subconici, negli altri . éssi sono più o meno convessi, ma giammai subconici; nella nuova specie inoltre il rostro è più lungo che largo alla base ed ha lati subparalleli, negli altri invece il rostro é visibilmente conico ed al massimo lungo quanto largo.
Il tubo dell’edeago negli esemplari grandi del plagiatus si allarga leg- germente dalla base fin verso l’estremità della cavità ejaculatoria, poi si restringe conicamente fino all’apice, indi finisce in punta arrotondata; negli esemplari piccoli del plagiatus, del parapleurus e nel vicinus il tubo non presenta l’allargamento sopra descritto; nel sericans i lati del tubo sono as- solutamente paralleli, la parte laminare è un pochino più corta e finisce in punta subtroncato-arrotondata. |
La struttura degli edeagi sopra descritta mi porta a concludere che le forme finora considerate costituiscono- soltanto due entità specifiche, sepa- rabili anche per la diversa struttura del rostro e degli occhi e per la dif- ferente convessità degli stessi, una largamente” diffusa in Europa, l’altra cir- coscritta al Marocco, la prima variabilissima, la nuova invece abbastanza costante nei suoi caratteri, a giudicarne dai sei esemplari che ne possiedo, 5 8% ed ı 2, tutti catturati a Tangeri flieg. Vaca). |
Ritengo che Ph. andalusicus Tourn. (1876) sia sinonimo di Ph. vicinus (1875), che sono della stessa provenienza (2): nella breve descrizione del primo, data dall’Autore, nulla contrasta il mio convincimento; non credo possibile che sericans possa essere sinonimo di maroccanus Tourn, (3) e di setarius Fairm. (4), ambedue provenienti dal Marocco, nè del tristis Stierl., della Spagna; secondo le descrizioni maroccanus deve avere gli articoli
3°-7° del funicolo non trasversi, obconici; setarius deve avere setole uni- fe sulle interstrie, pronoto con punteggiatura molto forte, elitri pro- fondamente punteggiato- -striati ecc.; fristis deve avere